SALVINI STA SGRETOLANDO UNA BRUTTA EUROPA. MA ATTENZIONE: E’ L’UNICA CHE ABBIAMO

DI PINO APRILE

Premessa: stimo il professor Paolo Savona; gli siamo debitori di uno studio che prende a schiaffi un lotto di interessate sciocchezze leghiste e non leghiste su dove vanno i soldi degli italiani e chi incassa, quanto; più di tre anni fa scrivemmo delle cose su Il Mattino, la conseguenza fu un nostro incontro. Una conversazione molto interessante.
Non capisco cosa c’entri lui con dei razzisti, e mi sono convinto che la sua presenza nel governo era la ragione di tutto quello che abbiamo visto fare a Salvini e Di Maio. Insomma: Savona era il governo e il fine; loro il contorno e il mezzo.

Ora i due figuranti si atteggeranno a martiri e campioni dell’orgoglio nazionale contro il perfido crucco o la perfida Albione. Ma perché: qualcuno pensa che quello che sta accadendo in Italia possa essere solo fatti nostri? E a Putin non gliene fotte niente? (Nelle trattative per “il contratto” abbiamo avuto la bizzarria, chiamiamola così, di veder citate, insieme alle nostre pensioni, le scuole, i migranti da cacciare e i rom da sgombrare, le sanzioni contro la Russia che infastidiscono il signor Putin, da cui ogni tanto va in pellegrinaggio Salvini). E la Cina non ha interesse a quel che succede in Europa e a giocare le sue carte per aggiustare meglio gli affari suoi? (Non dimentichiamo che qui hanno un po’ di roba i cinesi, incluso una squadra di calcio di cui è sponsor una loro multinazionale, la Pirelli). E gli Stati Uniti, di cui siamo quasi pedina? E non è finita: a scalare, ogni potenza, per la sua parte e le sue capacità, cerca uno spazio nella partita: è bastata la cazzata galattica-storica di un Berlusconi che fa l’accordo con Russia e Libia, per un gasdotto che andava a rompere giochi ben più grandi, per farci fuori dal Nord Africa e vedere Sarkosy precipitarsi in Libia come liberatore, mentre altri si occupavano di togliere di mezzo Gheddafi.

Quindi hanno ragione Salvini e Di Maio a parlare di Germania e Francia? Eeehhh, hai voglia! E chi può dire di no. Ne hanno meno, quando dimenticano il resto. Perché il resto c’è. E loro lo sanno; e quel resto, esattamente come tutto l’altro resto, non è estraneo al gioco. Nessuno si muove da solo; persino se, per assurdo, lo facesse, comunque le sue mosse farebbero parte del gioco più grosso, perché verrebbero usate in un senso o nell’altro.
La fine della guerra fredda e del mondo bipolare ha reso tutti attori in un unico campo (è la globalizzazione, bellezza!). Certo, possiamo e dobbiamo comunque agire, specie a casa nostra, vorrei vedere, ma in un quadro che ci vede con il fucile a fiocchetti fra gente armata di bazooka. Chiedetemi: ti piace quello che sta facendo la Germania? Ti piace questa Europa unita? Ti piace l’uso che si sta facendo dell’euro? Vi risparmio le altre domande, tanto la risposta è sempre no.
E ora chiedetemi: quindi uscire dall’Europa? No. Perché? Perché l’Europa è nel suo momento più debole e della debolezza degli altri approfittano i forti. I forti si chiamano Stati Uniti, Cina e Russia. L’Europa era un baluardo intoccabile sino a quando c’era il rischio della guerra nucleare e il confine fra i due mondi passava per Berlino, sul muro. Oggi l’Europa, le sue spoglie, possono essere il pasto da dividere fra i più forti, per saziarli tutti e non farli sbranare fra di loro.
Cosa ha chiesto la Cina in cambio del processo di unificazione delle due Coree? Mica penserete che i due leader coreani una mattina si sono alzati più buoni e hanno deciso di volersi bene!

L’Europa unita sarebbe un quarto giocatore al tavolo, ma senza la coesione, il potere, le armi degli altri tre: troppi gioielli e poche spade; troppi duchi e nessun vero re; troppi attori, nessun protagonista, nemmeno la Germania, che fa la voce grossa in casa europea, ma appena alza la cresta fuori si ritrova con le sue automobili sputtanate e la sua banca multata dell’equivalente di una nostra finanziaria lacrime e sangue.
La nostra divisione è una occasione troppo ghiotta: non si rischia nessuna guerra, ora, a prendersi un pezzetto del continente che solo un secolo fa aveva la metà di tutta la ricchezza del mondo e l’ha distrutta in due guerre mondiali. Non so niente più di voi: guardo, metto in fila cose. La Brexit, per il regno Unito, è un bagno di sangue: sarebbero così scemi da rimetterci (adesso…) tanti soldi, se non pensassero di acchiapparne di più dopo? E la Gran Bretagna non ha mai fatto giochi europei, intendendo “con l’Europa”, ma “in Europa”, conto proprio e conto terzi. Non sono europei, sono britannici, anglosassoni e hanno un mercato madrelingua oltreoceano, più interessante dei mercatini plurilingue oltre la Manica.

La Brexit puzza troppo di primo passo del disgregamento dell’Unione europea, che è la cosa più brutta che c’è, dopo la non Unione europea. E subito dopo la Brexit è partita la Catalogna. Il Regno Unito era il Paese-guida del gruppo di Stati importanti ma piccoli del Nord (scandinavi, baltici) che ora cercano di ricompattarsi con l’Olanda in una sorta di nuova comunità anseatica, mentre ex Paesi del blocco sovietico si muovono insieme, nell’Unione, come “Gruppo di Visegrad”, dalla cittadina in cui si incontrarono.
Insomma: un’Europa sempre più debole da disgregare e ingoiare a pezzi, un po’ ciascuno, perché tutta insieme sarebbe un boccone troppo grosso per chiunque e gli altri non vogliono restare a digiuno e Putin può finalmente realizzare il sogno plurisecolare della Russia di diventare “Europa”. In questo scenario, il nemico peggiore non è la Germania pigliatutto, che pure rischia di sfasciare l’Unione per la sua avidità e prepotenza: pur di non dargliela vinta, qualcuno si farebbe del male, per la soddisfazione di vederla sprofondare insieme.

L’Europa è la guida del mondo da troppi secoli; forse sta cedendo lo scettro ad altri. Ma la sua storia testimonia di sorprendenti capacità di recupero e invenzione. Non so cosa succederà, anche se qualcuno pensa di saperlo. Il mondo è bello perché è avariato, diceva Ennio Flaiano, con una delle frasi più di successo di sempre. A ognuno tocca far la sua parte o subire quella che altri decideranno per lui.
Forse l’unica cosa chiara è che questo gioco passa per il ritorno dei partiti fascisti al potere, con la legittimazione di gruppi neonazisti, razzisti, comunque di destra estrema. Non ci sono riusciti in Francia, nonostante il 46 per cento dei lepenisti alle regionali scorse; non ci sono riusciti in Germania, dove la Merkel ci ha messo sei mesi, quasi sette, ma alla fine ha fatto il governo con i socialdemocratici; pareva fatta in Italia, dove i razzisti sono già stati al governo per una decina di anni, insieme a B. Il M5S non poteva non sapere di giocarsi il tesoro elettorale miracolosamente raccolto al Sud, portandolo in dote ai peggiori nemici del Sud. Se l’ha fatto, il sospetto è che “doveva farlo”. Abbiamo visto Lega e M5S cedere su tutto o quasi (poco la Lega; sbracando il M5S), mollare la presidenza del Consiglio, sostituire ministri e ministeri (dopo gli otto righi sul Sud aggiunti a furor di popolo, si scopre che c’era pure il ministro, anzi la ministra, al Mezzogiorno: tanto non ci sarà… Cuntent, terroni?), tutto è stato trattabile, se non sempre sul cosa, almeno sul come, sul quanto, sul perché.

Sul nome di Paolo Savona non c’era trattativa. O quello o salta tutto. E tutto è saltato. Il che vuol dire che era la ragione del governo Lega-M5S.
Il fascismo e il nazismo ce la fecero, perché vennero sottovalutati: arrivavano i treni in orario (dove i treni c’erano, si capisce…)! Anzi, le “littorine” che avevano il frontale che ricordava il faccione del Duce. L’arma è la memoria: quando udite Salvini fare la faccetta dell’uomo del popolo e dice “Prima l’olio della Calabria”, ricordate che la Lega fa vendere solo quello del Veneto; quando assicura che “la vostra agricoltura…”, ricordate che dei 13 vini tutelati nel commercio con la Cina, nemmeno uno è del Sud e Zaia, ministro leghista all’agricoltura ci voleva fottere pure le mozzarelle di bufala e spese tutti soldi dell’Agenzia per promuovere solo l’agroalimentare della pianura Padana; se dice: “la scuola”, ricordate quello che hanno fatto ai docenti terroni e che nel “contratto” con il M5S c’era la chiamata regionale, per sbatterli fuori dal Nord; quando dice che lui per il Sud…, ricordate che era il direttore di quella Radio Padania che ci augurava morte 24 ore al giorno e ci ricopriva di insulti.
Io non dimentico. Son contento che Salvini sia fuori; e il M5S ora rifletta: credo che pagherà un prezzo salato al Sud, per l’inciucio con i razzisti. La sua credibilità è crollata.

È in Italia (il più fragile dei grandi Stati europei) che si combatte la battaglia per sgretolare l’unica Europa che abbiamo (brutta, ma dopo averla rotta non ne avremmo una migliore). Il primo round lo hanno perso. Ma è appena cominciata.

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