ATTACCO SENZA PRECEDENTI ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

DI LUCA SOLDI

Strano e pericoloso mestiere quello di Salvini, strano davvero, agita il popolo, minaccia barricate e spettri di poteri oscuri. Dopo aver tentato di indossare indossare per quasi tre mesi gli abiti rassicuranti del negoziatore è tornato a rimettersi addosso lo stile barricadiero. Lo fa convinto e per questo incute più paura. Il suo nemico è il presidente della Repubblica che accusa, nel suo ruolo di garante, di aver rovesciato un governo prima del tempo. Degli stessi toni le urla di rabbia dei grillini che pure temono di essere caduti in una trappola dei leghisti ben più avvezzi a manovre e giochini.
Sta di fatto che entrambi accusano Mattarella di aver commesso un aborto a favore di poteri oscuri. Gli imputano di aver leso il diritto di voto. E di fronte a tutto ciò cosa non aspettarsi dal loro popolo, come meravigliarsi delle offese e delle minacce profuse su tutti i media contro il presidente della Repubblica o meglio contro la Carta Costituzionale che gli impone di custodire i valori democratici.
Dalla scorsa sera, in pieno stile leghista ( e grillino) è tutto un susseguirsi di male parole dettate dalla rabbia, sapientemente montate, tutte indirizzate verso Mattarella reo di aver impedito la presa del potere a chi, per davvero, vorrebbe regolare la vita del Paese a proprio piacimento, caso per caso a seconda del bisogno.
Attacchi che arrivano da Lega e M5s e annunciano manifestazioni in tutta Italia e quella la principale a Roma. È proprio per il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica. Agitano il popolo. Ordinano di piazzare le bandiere tricolori ai balconi. Promettono di richiedere la procedura di destituzione di Mattarella, almeno lo fanno i cinquestelle.
Mostrano il loro vero volto violento dopo che avevano edulcorato il vero animo reazionario ed estremistico.
Leghisti e grillini si scatenano sui social e postano insulti e addirittura minacce di morte.
In tutta Italia si moltiplicano manifestazioni antipresidente. Si va da veri sequenze di minacce e turpiloqui fino ad azioni più strutturate che vengono compiute sui territori certi di una diffusa impunità.
Alcuni politici leghisti in degli enti locali, ben felici di copiare consigliere comunale di Ostia di CasaPound, Luca Marsella, hanno rimosso la fotografia del capo dello Stato dal consiglio comunale.
Significativamente preoccupante appare la protesta di di sei sindaci che hanno aderito con entusiasmo alla proposta dei vertici leghisti. Il sindaco di Varedo, Filippo Vergani, ha sostituito il tradizionale quadro con la foto del presidente della Repubblica con una statua di bronzo di Alberto da Giussano: «Non ho mai riconosciuto in Mattarella un personaggio autorevole – ha detto Vergani -. La nostra sola autorità sono i cittadini». Ha aderito all’iniziativa anche Andrea Monti, assessore di Lazzate e figlio del sindaco leghista di Lazzate Cesarino Monti: «La Brianza ha profonde radici leghiste e non è un caso che questo gesto sia nato qui. Ci auguriamo che tutti i comuni d’Italia ci imitino». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Dante Cattaneo, il sindaco brianzolo che era salito alla cronaca per le sue posizioni filosovietiche ed antiucraine : «Scegliamo Alberto da Giussano perché è un simbolo di indomita resistenza a un’autorità che non ci rappresenta». Tutte operazioni che hanno imposto al prefetto di Monza, Giovanna Villasi, dopo aver informato la presidenza della Repubblica, di preannunciato una serie di provvedimenti.

Spiccano, poi scendendo giù nello stivale, alcuni cittadini attivisti del M5s di Pomigliano d’Arco, città di Di Maio, c’è rabbia, delusione, senso di impotenza contro “i poteri forti, che non hanno consentito il cambiamento”. Scomparsa l’aria di festa del dopo-voto, l’euforia ha lasciato posto alla delusione ed alla rabbia, e la maggior parte delle persone punta il dito contro il no del capo dello Stato. “Dobbiamo andare a Roma a far sentire la nostra voce”, minacciano. A Torino, in consiglio comunale, vuoti i banchi della maggioranza per la decisione del M5s di disertare l’aula per manifestare il proprio dissenso nei confronti della decisione del presidente della Repubblica”. Un poliziotto siciliano pubblica un video sui social contro Mattarella: “Porto il tricolore sulle spalle con orgoglio – dice – però sto vedendo che chi dovrebbe dare l’esempio di sovranità italiana non lo sta dando. Mentre Facebook superando ogni limite c’è chi gli augura al presidente della Repubblica di ‘fare la stessa fine del fratello’.
Intanto la Polizia postale ha per parte sua avviato un monitoraggio su siti web e social con l’obiettivo di segnalare all’autorità giudiziaria tutti quei comportamenti e dichiarazioni contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in cui si configurino reati perseguibili d’ufficio.
Intanto si organizzano anche i sostenitori dei valori costituzionali rappresentati dalle prerogative presidenziali. Solidarietà da parte di tante persone semplici, di imprenditori grandi e piccoli, di autorevoli costituzionalisti che non ravvisano alcun comportamento che esca dai dettami costituzionali da parte del Capo dello Stato.
Flash mob, presidi, raccolte di firme a favore di Mattarella si registrano in tutto il Paese
Fra gli organi di stampa tutti in stragrande maggioranza decisamente favorevoli al difficile percorso intrapreso da Mattarella vale la pena citare l’autorevole New York Times. Secondo il quotidiano statunitense “la lealtà all’euro di Sergio Mattarella ha portato al collasso del nascente governo populista poche ore prima che prendesse il controllo della quarta economia dell’Unione europea”. Il quotidiano che già aveva scatenato la polemica sul curriculum di Giuseppe Conte ora definisce il nuovo premier incaricato Carlo Cottarelli “un rispettato economista” che potrebbe portare fuori dalla palude un Paese in profonda difficoltà.