DA MINISTRO AD ATTRICE IL PASSO E’ BREVE

DI RENATA BUONAIUTO

Kashetu Kiengue , da tutti conosciuta come Cecilie, girerà un film. La 54enne, di origine congolese dal 1983 vive in Italia, in questi anni di strada ne ha fatta tanta su terreni differenti e tutti non facili ma certamente di grande interesse.
Nasce a Kambove, suo padre capo villaggio del luogo, oltre che funzionario statale ha 4 mogli, Cecilie, dimostra subito un carattere intraprendente e vista l’impossibilità di poter seguire gli studi in medicina, attraverso l’aiuto di un vescovo, ottiene tre borse di studi, per trasferirsi in Italia e precisamente a Roma.
Gli aiuti economici, non arriveranno mai ma grazie all’ospitalità di un collegio di missionarie ed un precario lavoro da badante, Cecilie raggiunge l’agognato traguardo e si specializza in oculistica. Non trascura l’amore e nel 1994, sposa un ingegnere modenese ottenendo così la cittadinanza italiana.
Forse proprio in quegli anni inizia il suo impegno per l’integrazione e la cooperazione fra Italia ed Africa, fonda l’associazione DAWA e nel 2010 diventa portavoce nazionale di “Primo Marzo”, per i diritti dei migranti.
Il suo impegno è anche rivolto alla formazione di medici specialisti in Congo, ma non disdegna la politica fino a divenire deputato nel 2013 per il PD e poi Ministro dell’Immigrazione. Molte le battaglie e le provocazioni sopportate, La Lega arriva nella persona di Roberto Calderoli a soprannominarla “Orango”, si ipotizzano le dimissioni di quest’ultimo ma, tutto poi si risolve in una “legittima”, libertà d’espressione.
Le umiliazioni e le difficoltà proseguono ma Cecilie non è fragile ed indifesa. Si candida alle elezioni Europee con il PD ed ottenuto largo consenso, s’interessa della valutazione fenomeno migratorio, lavorando alla loro più corretta e proficua integrazione.
Ma a Kiengue, rimane ancora tanto tempo, perché quando il regista Amin Nour, le chiede di prender parte al corto “Indovina chi ti porto a cena”, una storia imperniata proprio sulla sua vita, non ha dubbi ed accetta di buon grado. Con lei Jonis Bascir (interprete di “Un medico in famiglia”), Alla Krasovitzkaya e Yoon C. Joyce. La sceneggiatura è curata da Pierpaolo Picciarelli. Siamo a Roma, un giovane di origini somale deve incontrare i genitori della sua ragazza russa di origini, ma italiana da sempre. Un copione già visto ma che non per questo ci priva di sorprese, spunti di riflessione e tanti momenti di ilarità. Perché in fondo la Kambove è anche questo, una donna capace di sorridere nelle difficoltà e di cogliere anche nei momenti più faticosi opportunità per tirar fuori insegnamenti importanti.
Speriamo solo che fra le tante “lezioni di vita”, offerteci ricordi anche alla sua “dolce metà”, l’importanza di rispettare le regole di civiltà, raccogliendo gli escrementi dei loro cani, vista la spiacevole diatriba che ultimamente l’ha vista coinvolta, inizialmente interpretata come una provocazione razzista, da parte del suo vicino che ha impiastricciato il suo cancello di “cacca” e che poi il reo confesso ha giustificato come una“discutibile” ma “umana” reazione, dovuta al perdurare dell’inadempienza.
Insomma una vita ricca e piena di esperienze cui mancava solo il grande schermo, non osiamo ipotizzare i commenti del ministro Calderoli, anche perché questa volta la sua “libertà d’espressione”, sarà legittima ed assolutamente libera.