L’EVIDENTE AZIONE GOLPISTA DEL PD

DI FRANCESCO ERSPAMER

La vocazione golpista del Pd è evidente. Nato nel 2007 in seguito all’unione dell’ala liberista dell’ex PCI (Veltroni) e dell’ala liberista dell’eterna DC (la Margherita), l’anno seguente perse clamorosamente le elezioni. Ma non si arrese: nel 2012 fece cadere Berlusconi, anche allora grazie al ricatto dello spread e dei mercati, e lo sostituì con Monti, che non era stato eletto dal popolo italiano e che si preoccupò solo di soddisfare le richieste di austerity e privatizzazioni della Germania, inclusa la riforma Fornero delle pensioni. A causa dell’appoggio a Monti il successo di Bersani nelle elezioni del 2013 fu di misura e insidiato dall’ascesa del M5S; ma ugualmente ottenne una maggioranza parlamentare grazie al premio pervisto dalla legge Calderoli, nota come Porcellum. Bersani era però troppo poco liberista: fu dunque silurato dalla cospirazione di 101 parlamentari piddini che impedirono la nomina di Prodi a presidente della repubblica e trovarono poi il modo di far restare Napolitano, cosa senza precedenti e probabilmente incostituzionale. Nelle successive primarie del Pd fu deciso di far partecipare anche i non iscritti: con i voti di legioni di berlusconiani si impose Renzi, già iscritto al Partito Popolare e poi alla Margherita (insomma, democristiano DOC). Neanche due mesi dopo silurò il suo compagno di partito Letta (dopo avergli garantito ogni appoggio: “Enrico stai sereno”), troppo poco liberista anche lui. e si fece nominare primo ministro da Napolitano. Da allora è una sequenza di colpi di mano e abusi, sempre grazie a una maggioranza parlamentare non ottenuta da lui bensì da Bersani e che comunque era stata creata artificialmente da una legge che nel frattempo la Corte Costituzionale aveva giudicato incostituzionale. Ciò non gli impedì di architettare addirittura lo stravolgimento della Costituzione, realizzato con voti di fiducia e abrogato solo per via del clamoroso risultato di un referendum popolare. Ma le sconfitte elettorali nel Pd non contano: ha l’appoggio incondizionato dei poteri forti della finanza globalista ed europea; malgrado la batosta del 4 dicembre 2016 un governo piddino ha continuato a operare sotto l’attenta vigilanza di Renzi. E malgrado la batosta del 4 marzo hanno anche oggi, come abbiamo visto, potere di veto sui governi e sui ministri. Comandano loro e le regole le interpretano sempre come vogliono: è la bellezza della deregulation liberista, baby.