MATTARELLA CON IL SUO NO HA CONSEGNATO IL PAESE A SALVINI

DI GIORGIO DELL’ARTI

In passato i presidenti della Repubblica inducevano i presidenti del consiglio a rinunciare a certi ministri, restando però nel chiuso della stanza ed esercitando la cosiddetta moral suasion, ovvero «persuasione morale». La persuasione poteva essere solo morale, perché giuridicamente il capo dello stato non è politicamente responsabile delle sue azioni (articolo 92), quindi non può dar giudizi, non può schierarsi, è totalmente neutro per definizione. Cambiare ministri all’epoca era facile: i governi erano composizioni costruite col bilancino e adottando le regole del manuale Cencelli. Se si cassava un andreottiano di qua, si metteva un altro andreottiano di là.
Stavolta è andata diversamente: Mattarella è uscito dalla stanza (evento costituzionalmente non indifferente) e ha detto pubblicamente che un certo ministro non andava bene perché avrebbe depresso i mercati. Mattarella ha giudicato, e giudicando s’è reso politicamente responsabile ed è uscito dalla costituzione. La prossima campagna elettorale avrà come tema un giudizio sulle sue decisioni, l’opposto di quello che si proponevano i padrì costituenti quando hanno scritto l’articolo 92. Mattarella, insomma, è diventato un capopartito.
La mossa dell’altra sera, oltre a essere uno strafalcione costituzionale, è anche uno strafalcione politico. Il presidente della repubblica, con le sue impolitiche rigidità, ha consegnato il paese a Salvini, il quale avrà gioco facile nel chiedere agli italiani se i nostri ministri vanno scelti dai tedeschi o dagli italiani. Siamo debitori e quindi non siamo liberi, ma certe ipocrisie, in politica, sono indispensabili. Errore politico enorme dello Spiegel nell’insultarci, errore politico enorme di Mattarella nel non mettere alla prova Savona e stare a vedere. Salvini vincerà le elezioni alla grande, e a questo punto giustamente.
Che farà Mattarella quando il 10 settembre il capo della Lega, con la giacca da presidente del consiglio incaricato, salirà al Quirinale e comunicherà che il suo ministro dell’Economia si chiama Paola Savona?
Per salvare il principio affermato col discorso di domenica sera – principio introdotto nei nostri regolamenti con una sensazionale forzatura costituzionale – a Mattarella non resterà che dimettersi e chiedere alle forze politiche ormai padrone di camera e senato (M5s e Lega, almeno il 70% dei seggi in due) di scegliersi un presidente disposto a nominare i ministri che vogliono.