CASO SAVONA E GOVERNO M5S-LEGA

DI MICHELE PIZZOLATO

La Costituzione all’art.92 stabilisce che “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Il Presidente in questo suo potere di nomina non ha discrezionalità o arbitrio assoluto perchè non siamo in una monarchia e infatti: il governo sulla base dell’art.94 “deve avere la fiducia delle due camere” e i Ministri devono avere la fiducia del Presidente del Consiglio che deve assicurare “unità di indirizzo politico e amministrativo, promuovendo e coordinando la attività dei ministri”.

La Costituzione delinea quindi alcuni confini chiari: il Presidente ha poteri di nomina, non è notaio, ma deve rispettare l’indirizzo politico che spetta al Parlamento, eletto dal popolo, e al governo fiduciato dal Parlamento, non al Presidente della Repubblica. Il rifiuto della nomina di un Ministro deve quindi costituzionalmente rispondere a questi principi e non può essere atto di scelta politica.

I precedenti di rifiuti riguardavano, coerentemente col quadro costituzionale, due casi di ministri della giustizia proposti che avevano problemi con la giustizia. Il tema non era quindi l’indirizzo politico dei due candidati, ma era l’evidente conflitto di interessi.

In questo caso la scelta – per dichiarazioni dello stesso Presidente – è andata su un piano di valutazione dell’indirizzo politico di Savona dei suoi convincimenti, veri o presunti. Ma questo apre due grandissimi problemi:
– Savona sarebbe stato ministro di un governo che aveva esplicitamente escluso l’uscita dall’Euro. Lo stesso Savona richiesto di chiarire il suo posizionamento aveva esplicitato di volere un’Europa diversa, non di uscire dall’Europa. E’ significativo che la fedeltà europea di Savona sia stata avallata da due autorevoli commentatori Fitoussi e Munchau (Francese e Tedesco). Non si comprende quindi la base del rifiuto di presidenziale che, senza ulteriori spiegazioni che stiamo aspettando, appare una scelta di indirizzo politico.
– il tema è interessante anche sotto un altro profilo costituzionale. Mattarella si è appellato fondamentalmente a due punti: l’appartenenza dell’Italia all’Europa e la tutela del risparmio. Ma la Costituzione non impone un unico modello di tutela del risparmio, né un’unica scelta economica. E più in radice, voler ridiscutere tale modello – anche senza uscita dall’euro – non è affatto in contrasto con la Costituzione… sarebbe eversivo al contrario un limite alla discussione democratica in materia economica o di risparmio.

Per questi motivi, in tutta serietà, e senza venire meno di una virgola nel rispetto, dissento profondamente dall’operato del Presidente Mattarella. Concludo osservando che l’incarico dato a Cottarelli – con la più piena evidenza dell’assenza di una base di fiducia parlamentare – aggiunge al mio dissenso ulteriori punti.