PERICOLO PER DEMOCRAZIA? E’ L’AGNELLO DELLA SINISTRA CHE SI FA AGNELLO

DI CARLO PATRIGNANI

Il pericolo per la democrazia non è il lupo della destra dietro la porta, è l’agnello della sinistra che si fa agnello perchè non sa misurare le sue forze, perché non le sa unire, perchè non sa proporre un suo progetto, in una società che ha bisogno di proposte credibili, suscettibili di sollecitare il consenso delle masse.

Il pericolo per la democrazia sta nelle manifestazioni di sfiducia delle classi e dei ceti che la sinistra dovrebbe rappresentare per crisi di incertezze di strategia, di sintesi, di proposte sintetiche, che indichino la possibile via d’uscita.

Il pericolo per la democrazia arriva quando la sinistra smette di fare la sinistra e abbandona la sua originaria ragion d’essere: l’analisi e la critica del capitalismo, che da prassi rivoluzionaria di cambiamento delle condizioni di vita della gente, è ridotta a puro canone di interpretazione della Storia.

Il pericolo per la democrazia spunta quando la sinistra non ha più al centro del suo pensiero la collettività, la società, l’insieme di uomini e donne che vi vivono, e quando depone i suoi valori fondanti di uguaglianza, libertà, giustizia politica e sociale, emancipazione e di laicità, per sposare il dogma del libero mercato imposto dal neoliberismo: individualismo, consumismo, guadagno immediato, modernità, innovazione fuori controllo.

Il pericolo per la democrazia si lega a questa deriva culturale e politica neoliberista: quando si sopprime la giusta causa per licenziare e si rende strutturale il lavoro precario, quando ci sono ministri del lavoro che accusano i giovani di esser troppo esigenti nel trovare un lavoro oppure  suggeriscono che possono anche andarsene altrove e lasciare l’Italia.

E’ in questo vuoto ideale e progettuale che crescono, si radicano e si diffondono le spinte populiste di sinistra e, minacciosamente, di destra: la Lega  aveva il 4,9% dei voti nel 2000, oggi è al 17,37% e, con il vento in poppa nei sondaggi, sarebbe al 25%, non è più il partito regionalista del Nord che urlava Roma ladrona, ma il partito nazionalista, securitario, xenofobo e razzista che vuole tutelare la razza bianca e cacciare 600mila emigrati.

Il pericolo per la democrazia si può scongiurare se la sinistra torna a fare la sinistra, se si riappropria della sua ragione d’essere e dei suoi valori fondanti alcuni dei quali – reddito di cittadinanza, riduzione dell’orario di lavoro, lotta alla corruzione, allargamento della partecipazione – sono finiti nel M5S, un movimento che ha poco da spartire con la Lega.

Già un madornale errore è stato fatto, a sinistra, dal Pd con il rifiuto del confronto – un valore che sta nel Dna della sinistra – con il M5S per un possibile governo che avrebbe evitato il Salvimaio, l’abbraccio M5S-Lega.

La flebile speranza è che non se ne faccia – a sinistra – un altro: invece di cercare di recuperare quei milioni di elettori sfiduciati e delusi di sinistra che hanno scelto il M5S, si taglino definitivamente i ponti di un dialogo – che è una prassi di sinistra, come l’ascolto – perchè il rischio incombente ancora più devastante è che da smantellare in cinque minuti  la Lega si passi a un M5S fagocitato in tutto o in parte dalla Lega.

La speranza più solida è che a sinistra ci sia un sussulto forte e chiaro di tornare a fare la sinistra fuori dagli schemi tradizionali, quelli conosciuti nel ‘900, per cui più delle idee, dei progetti, delle capacità intellettuali, alla fine al posto delle reali identità umane, professionali, sociali, prevalgono le irreali, inconsistenti, fredde identità d’appartenenza.