DISASTRO SALVINI. PERDE L’INTERA POSTA: PER LUI ORA E’ FINITA

DI LUCIO GIORDANO

Capita a tutti i giocatori di poker di rilanciare con una coppia di donne. Di giocarsi la luna, convinti  che al tavolo nessuno sia disposto ad accettare il rischio di perdere anche la casa di proprietà. Si chiama bluff. Ed è quello che ha tentato Matteo Salvini giorni fa, sul nome di Paolo Savona. Peccato che abbia trovato un giocatore abile come Sergio Mattarella che, senza cedimenti, gli ha detto : ‘Vedo’. E il segretario della lega Nord, dopo aver vinto piatti su piatti nell’ultimo anno, si è giocato tutto. Cosi’, metaforicamente parlando,  ha perso anche la villa  in Costa Smeralda, quella in Brianza e lo yacht attraccato a Portofino. In pratica si è rovinato. Si, politicamente si è rovinato.

Adesso che la sabbia si è sedimentata sul fondo del mare,  dopo le reazioni emotive delle prime ore, in controluce si vede tutto chiaro. Nitido. Se ne sono accorti finanche i 5 stelle, del bluff portato avanti dal capo del carroccio. Alleluja. Del resto era evidente che il nome di Paolo Savona fosse il semplice totem del maldestro rilancio di Salvini. La scusa per far saltare il banco ed andare a nuove elezioni dopo aver distrutto la compattezza del partito di Di Maio e ritornare alle urne con un rivale azzoppato. Tattica furba. Ma di solito il diavolo fa le pentole e non i coperchi.  Obiettivamente a Salvini  è andata male, malissimo. Con arroganza, il segretario della Lega nord voleva dettare legge da socio di minoranza, imporre il proprio gioco sapendo di avere le spalle coperte e tra poco capiremo anche  chi lo ha supportato in questo anno di tumultuosa ascesa politica.

Gridare allo scandalo per le decisioni perentorie prese da  Mattarella era dunque  la sorpresa prima dell’inizio  della festa leghista.  Un piano ben congegnato, non c’è che dire. Attenzione, non si sta dicendo che la condotta del capo dello Stato sia stata irreprensibile, anche se il Colle ha agito nell’ambito dei propri poteri costituzionali, rifiutandosi di fare da passacarte. C’era una maggioranza scelta dagli elettori e Mattarella, se non fosse stato per la stravagante impuntatura su Savona, avrebbe dovuto dare il via libera all’esecutivo gialloverde, anche se fino all’incidente dipolomatico sul futuro ministro dell’economia,  in effetti aveva assecondato con santa pazienza  le due forze politiche. C’erano poi indubbiamente le fastidiose  pressioni di Berlino, Parigi, Bruxelles, volte a  stoppare un governo populista ed inviso alla Bce, al Fmi e all’Unione Europea, che consigliavano senza esitazioni  di andare avanti senza farsi ricattare dalle capitali che contano.

Però, per dirla con la grillina Laura Castelli, bastava che Savona facesse un passo di lato per partire. E questo passo di lato, l’economista sardo non l’ha fatto. Il perchè è facile da indovinare.  Salvini non aveva nessuna intenzione di farlo partire, questo governo. I 5 stelle sono caduti nel tranello con tutte le scarpe. Adesso resta da chiedersi chi ci sia alle spalle del segretario della Lega nord, per avergli dato tanta e tale sicumera.In effetti, destava sospetti vedere, in questo anno, Salvini dappertutto in tv. Col senno di poi: si stava costruendo un prodotto mediatico capace di bucare lo schermo con slogan semplici semplici da finire diretti dentro la pancia del Paese, quella a digiuno di strategie politiche. Prima gli italiani ( ma vah!), via gli immigrati che ci rubano lavoro( oh!!!),  dimenticando che gli imprenditori leghisti quelle braccia da schiavi in anni passati le avevano utilizzate, eccome, per abbassare i salari degli italiani stessi . E poi legge sulla legittima difesa ( far west Italia), flat tax per favorire i ricchi (Toh!), annichilendo i servizi sociali della povera gente e, rullo di tamburi,  abolizione della Legge Fornero, scordandosi che fu proprio un ministro della destra radicale a varare la nuova normativa sulle pensioni. Legge Sacconi, of course. Insomma, un libro dei sogni talmente scontato che se gli italiani non fossero alla canna del gas, proprio grazie ai conti in disordine lasciati dai  vari governi Berlusconi, gli italiani stessi avrebbero risposto  con una risata.

E allora vediamo  chi c’è alle spalle di Salvini. Indubbiamente, Berlusconi. Va da sè, obtorto collo. I due non si amano affatto ma sono obbligati a convivere, puntando ad andare presto ad elezioni e  governare, secondo la loro visione,  dopo aver disintegrato i cinquestelle. Ma è davvero così? I sondaggi , per quanto valgano, al momento danno ragione a Salvini. Ma fino a quando? E poi, a parte il due o tre per cento di elettori 5 stelle convinto ad andare finalmente  con l’estrema destra della Lega, il resto dei voti , Salvini li sta prendendo  da Forza Italia ( meno di quel che si pensi) e  a piene mani da Fratelli d’italia, cioè dalle sue parti. E si spiega così il nervosismo di lady 4 per cento, arrivata a raccogliere firme per mettere sotto stato d’accusa Mattarella pur di  avere la visibilità negata.

Ma in realtà la partita si sta giocando molto più in alto. Segnatevi questi nomi: Steve Bannon, coordinatore della campagna  elettorale di Donald Trump. E poi Putin.  Le posizioni antieuropeiste del segretario della Lega nord si spiegano così. Ma anche qui, cosa dice a Salvini che gli italiani già non sapessero? Sì,  perchè ormai  lo sanno anche i sassi che questa Europa franco-germano centrica, cosi come è concepita non funziona. Lo sappiamo tutti che la Troika influenza pesantemente il destino dei popoli europei. E allora? Chi scrive lo dice da sei anni almeno che il sogno di un Europa dei popoli si è trasformato nell’incubo degli squali della finanza. Ed è chiaro che bisogna cambiarlo da cima a fondo, il vecchio continente. Ma non così, non allarmando i già allarmati mercati .

Le capacità mediatiche, fino a ieri, del segretario della Lega nord si spiegano insomma con questo appoggio da parte di strateghi importanti, antiUe, in una guerra  senza quartiere tra poteri. Chi lo ha intervistato qualche anno fa,  ricorda Matteo come un bravo ragazzo di provincia, certo meno appesantito di oggi,  ma di sicuro non lo immagina come una volpe della politica. La trasformazione è stata troppo repentina per essere vera, sincera. E soprattutto, comunque vada nelle prossime ore, governo Cottarelli o Conte, la realtà è che il bluff di qualche giorno fa ha messo in mutande Salvini, che già in passato posò nudo con la cravatta indosso per un settimanale popolare. Ora, visto che un esecutivo tecnico a nessun servizio non serve a niente,  al segretario del carroccio non resta che andare al voto il 29 luglio o accordarsi con i cinque stelle. Tertium non datur. Se n’è accorta anche la base leghista che, per la prima volta, ha iniziato a criticare pesantemente Salvini  per le sue scelte. Per lui ormai il pranzo è servito. Ed è un pranzo al sacco. Al massimo un cestino da viaggio.