L’AUTISTA DELLA GENTILEZZA NELLA CAOTICA MILANO

DI ANNA LISA MINUTILLO

Milano è una città movimentata, caotica, piena di stimoli, una città multietnica, a volte diventa anche distratta. Tutti con l’orologio sempre sott’occhio, un crocevia di silenziose esistenze che troppe volte si sfiorano senza guardarsi. Per molte persone è così ma fortunatamente non è solo e sempre così. Sono le ore 11.20, la fermata è quella di via Washington/Costanza. Arriva una signora anziana con bastone e carrello della spesa che segnala al bus in partenza il suo arrivo. Il conducente attende con pazienza che la signora salga, al suo ringraziamento risponde con gentilezza: «Guardi che è mio dovere assistere i passeggeri, soprattutto quelli in difficoltà. Poco dopo la stessa segnala che dovrebbe scendere e chiede la cortesia di accostare al massimo il bus al marciapiede per facilitare questa operazione. Con la stessa gentilezza di prima il conducente ribadisce che non c’è problema, raccomandando alla signora di prendersi il tempo che le occorre. Ai ringraziamenti risponde: «Mio dovere». Quando il bus giunge a Cadorna, i passeggeri scendono quasi tutti. Solo un gruppo di persone con trolley non esce tramite le porte più vicine (di fondo e centrale) percorrono tutto il bus per andare a ringraziare l’autista per la premura dimostrata nei loro confronti. Infatti l’autista ha facilitato la loro salita sul mezzo ed ha fornito loro le indicazioni per la fermata in modo più che garbato. Un’altra passeggera prosegue la corsa, restando da sola sul bus prima di scendere al capolinea di lato a Cadorna. Si rivolge all’autista riferendo quanto fosse rimasta piacevolmente colpita dall’accaduto. In quell’istante sale una donna con una grave disabilità, che assistendo a questo dialogo dice: «Signora, possiamo dire di essere fortunate, io prendo con frequenza questa linea e qui c’è l’autista più gentile che ho incontrato». L’autista, di nome Francesco, svolge il suo lavoro come andrebbe svolto, prendendosi cura, in particolare degli anziani dei disabili e dei turisti che carichi di bagagli, si spostano usando il “suo” bus. Il bus della gentilezza, quella che silenziosamente appartiene anche ad altri autisti di mezzi pubblici che si muovono lungo l’Italia. Il bus in cui non manca la solerzia nel mettere a disposizione lo scivolo che serve quando a dover salire sul mezzo è un disabile, e dove non manca la prontezza nel dare indicazioni. A Trieste ad esempio il gruppo Facebook Te son de Trieste se segnala un autobus frequentato da lavoratori pendolari e da studenti, dove alle 7 del mattino, puntuale come un orologio, l’autista saluta i passeggeri con un caloroso «Buongiorno». E tutti sono contenti di iniziare la giornata con questo semplice scambio di una parola, con un saluto, che riesce in questa semplicità a mettere tutti di buonumore. La gentilezza possiede un potere straordinario e dimostra attraverso gesti a volte dati per scontati, quanto poco sia sufficiente per cambiare il colore delle giornate. Attraverso gesti che non si usano più il nostro modo di percepire il mondo cambia completamente. E’ vero che siamo abituati ad ascoltare lamentele poiché spesso proprio gli autisti di autobus vengono ricordati per modi discutibili, per i loro ritardi, le loro brusche frenate, oppure alla guida intanto che parlano al cellulare. Autobus troppo spesso obsoleti che vanno in fiamme con la stessa facilità con cui prenderebbe fuoco un fiammifero. Autobus di cui spesso anche i passeggeri hanno poca cura e deturpano senza pensare a quanto diventano preziosi quando ci consentono di raggiungere luoghi non serviti da altri mezzi. Si diventa parte di un caos organizzato intanto che la guida rocambolesca ci dà la possibilità di attraversare le città, ci si sente considerati in quanto persone che “stanno pagando un biglietto”, ma non come persone. Si vedono gli anziani in difficoltà ma non si fa ciò che dovrebbe avvenire in modo spontaneo E’ così che gesti “normali” finiscono con il diventare” speciali”, è così che l’autobus 58 finisce sul Corriere delle Sera e che i passeggeri si sentano più persone e meno passeggeri. E’ così che si sta cercando di far ricevere un encomio a questo autista ATM che oltre a svolgere il suo lavoro, trova il modo di farlo al meglio, non tralasciando quanto essere gentili, anche se poco di moda, faccia invece bene. La gentilezza la ricordiamo anche dopo lungo tempo, ricordiamo l’attenzione ricevuta, anche se non ricordiamo bene il volto o il nome di chi è stato gentile con noi. Così, forse a causa del brutto momento che stiamo attraversando, forse perché abbiamo bisogno di qualcosa di positivo o solo perché non ci stiamo più a dare di questa città l’immagine di qualcosa di meravigliosamente bello ma a volte di troppo freddo, a questa notizia- non notizia ci teniamo perché regala la speranza che si viene ricordati anche per cose “piccole” come questa e non solo per “grandi” malefatte.