PAOLO SAVONA: LE COSE DI CUI PARLANO TUTTI E QUELLE DI CUI POCHI PARLANO

DI ALBERTO TAROZZI

 

In questi giorni, in cui si fa un gran parlare dell’intervento di Mattarella che ha bloccato la nomina a ministro dell’economia di Paolo Savona, stupisce che nessuno, tranne Marco Lillo, inascoltato, sul Fatto quotidiano del 22 maggio, abbia fatto riferimento a una vicenda in cui fu coinvolto Paolo Savona oltre dieci anni fa, relativa agli appalti relativi ai lavori del ponte sullo stretto e che fece un notevole scalpore.

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/il-ponte-e-le-chiamate-…/

Tanto per chiarire subito le cose, la magistratura stabilì che nulla di penalmente rilevante fosse riscontrabile nei confronti del professore di economia. Visto però che in tutti gli ultimi mesi non si è fatto altro che parlare di poteri forti e di caste come qualcosa da mantenere lontani dalla terza repubblica, fa specie che, di quanto avvenuto negli anni passati, tranne Marco Lillo, nessuno se ne ricordi. E ancora di più fa specie che, nel frattempo, il nome di Savona venga, almeno pubblicamente, messo in discussione esclusivamente per la sua riflessione scientifica sull’euro e sul fatto che si sia limitato a preparare un piano di emergenza assimilabile a poco più di un paracadute, per uscire dall’euro in caso di catastrofe.

Certo i contenuti dei colloqui tra la maggioranza e il Quirinale è top secret e ha buon gioco Salvini a veicolare quello che gli fa più comodo. Inoltre le ultime ore danno la sensazione di un possibile compromesso 5s che potrebbe essere accolto sia da Mattarella che, forse, da Salvini (Savona al governo ma in dicastero diverso da economia). Ma resta il fatto che, comunque vadano a finire le cose, la discussione potrebbe non aver riguardato esclusivamente l’euro.

Stando ai comunicati, laddove si parla della opportunità delle nomine, l’opinione delle eurotecnocrazie finanziarie rischia effettivamente di apparire determinante, mentre una possibile polemica tutta politica sugli appalti del ponte sullo stretto non viene alla luce. Possibile che la riservatezza dei colloqui dovesse produrre tale situazione, ma è anche certo che in tal modo Salvini ha avuto buon gioco a menare il can per l’aia, a giustificare il gran rifiuto che lo porterebbe a vantaggiose elezioni anticipate.

Dimenticavamo che l’appalto riguardava un pomo della discordia in cui ci stava dentro di tutto: dal ruolo di Berlusconi alla questione ecologica e chi più ne ha più ne metta, come risultò dal documentatissimo articolo di Antonio Mazzeo su Micromega, uscito nel 2009.

http://temi.repubblica.it/micromega-o…/i-signori-del-ponte/…

E’ possibile dunque che nei colloqui si sia parlato anche d’altro? E’ una domanda cui mai avremo risposta e che coinvolge molti dei partecipanti, dagli anti-casta della Lega, che si sono eretti a paladini di persona che non pare proprio l’espressione di poteri deboli, a quelli di 5s che fin dall’inizio nulla hanno obiettato di fronte a un nome che poteva richiamare loro il demonio (dal ponte sullo stretto, oggetto dell’appalto in questione, al giro dei suoi sostenitori berlusconiani). Viene da pensare che il presidente della repubblica, giurista colto e raffinato, abbia tra i suoi pregi anche il dono della dovuta riservatezza.