50 ANNI FA L’ASSASSINIO DI BOB KENNEDY

DI ELISABETTA VILLAGGIO

Moriva 50 anni fa Robert Franicis Kennedy, uno degli uomini politici americani più amati da sempre. Correva per le presidenziali, era il secondo Kennedy ad aspirare a quel ruolo dopo che, poco meno di cinque anni prima, il 23 novembre 1963, suo fratello John veniva ucciso a Dallas. Bobby, come era chiamato nella numerosa famiglia, era stato il General Attorney, il Ministro di giustizia sotto la presidenza del fratello maggiore. Quel 5 giugno del 1968 era a Los Angeles, all’Ambassador hotel dove aveva appena tenuto un discorso che aveva travolto la platea dopo aver vinto le primarie in California. Sua moglie Ethel, incinta, era come quasi sempre accanto a lui. Con il loro ridotto staff stavano attraversando le cucine dell’Ambassador quando un uomo che si era avvicinato troppo sparò un colpo di pistola. Bobby cadde a terra e fu immediatamente trasportato all’ospedale. Morì qualche ora dopo, qualunque tentativo di tenerlo in vita fu inutile.

In realtà, come successe per la morte del fratello John, si parlò di complotto ma non si seppe mai nulla di chiaro. Oltre a sua moglie lasciò dieci figli. L’undicesima nacque qualche mese dopo la sua morte. Bob Kennedy lasciò un vuoto profondo in una nazione che lo vedeva come un salvatore, l’uomo buono che crede nella giustizia. Il ciuffo ribelle, il sorriso da pubblicità con i denti bianchissimi, la carnagione leggermente abbronzata da uno che ama stare all’aria aperta, Bob rappresentava quella voglia di cambiamento e di novità tipici degli anni ’60. Contro la guerra in Vietnam e sostenitore dei diritti civili Bob era un politico che la gente sentiva vicino e non chiuso negli uffici ovattati di Washington o comunque lontano dal popolo. Bob, con la sua numerosa famiglia, rappresentava il popolo che aveva voglia di cambiamenti, di novità, di giovinezza ed energia. La sua morte fu uno shock per l’America e il suo funerale fu qualcosa di unico. Dopo i funerali la salma fu portata in treno da New York a Washington nel cimitero di Arlington. Lungo i binari era talmente pieno di gente che il treno dovette rallentare la corsa e impiegò 8 ore per percorrere il tragitto, il doppio del dovuto. Due milioni di persone si riversarono lungo il percorso. C’era gente che piangeva, che sventolava un fazzoletto, che partecipava con dolore a un lutto che andava oltre il familiare ma diventava nazionale. Ancora oggi è da chiedersi che America sarebbe diventata se Bob Kennedy non fosse stato ucciso.