AI CONFINI DEL REGNO UNITO, 2019 UGUALE CATASTROFE? MAY SMENTISCE, MA NON CONVINCE TUTTI

DI ALBERTO TAROZZI

E’ bastata la scoperta di un documento segreto sui possibili scenari che potrebbero avverarsi nel momento in cui la Gran Bretagna della Brexit ripristinasse le rigide frontiere del tempo che fu, in assenza di accordi internazionali, il 29 marzo 2019, per scatenare la fantasia catastrofistica dei media inglesi e non solo.

Le preoccupazioni oltrepassano quelle relative ai problemi di ordine finanziario del dopo Brexit, come la perdita di centralità della City londinese oppure a questioni commerciali come l’inflazione nel caso di indebolimento della sterlina oppure alla caduta delle esportazioni, nel caso di un suo rafforzamento.

Il problema maggiore diventerebbe dunque la paralisi che si determinerebbe in sede doganale, laddove le bianche scogliere di Dover accolgono l’arrivo da oltre confine di persone e soprattutto di merci. Infatti, nell’ipotesi peggiore, anche se non scontata, di un mancato accordo con la Ue, si presenterebbero tre scenari, almeno due dei quali da film dell’orrore.

Li cita il Sunday Time, della linea editoriale Murdoch, che a suscitare scalpore non è seconda a nessuno. Il primo scenario, quello “mite” non suscita scalpori particolari, anche perché confrontato ai due successivi non è assolutamente competitivo nel conquistare l’attenzione del lettore medio. Lo scenario numero due, definito come “serio” effettua un salto di qualità. Alla dogana di Dover, collasso in 24 ore coi doganieri presumibilmente impegnati incapaci di affrontare la nuova situazione e orientati all’harakiri collettivo. Blocco delle merci che passerebbero col contagocce e che arriverebbero nelle lontane Scozia e Cornovaglia nel giorno del mai. Dapprima blocco del cibo, poi dei medicinali e per finire del carburante.

Si ipotizza allora che l’aviazione di sua  Maestà, la Royal Air Force salverebbe la patria almeno provvisoriamente, fintanto che, prima di approvvigionare gli altri di cibo e medicine, riuscisse ad approvvigionare se stessa di carburante, altra merce che, in sede di dogana, si impiglierebbe nelle maglie del nuovo regolamento e diventerebbe irreperibile nel giro di poche settimane.

Arriviamo così al terzo e peggiore scenario, affettuosamente soprannominato Armageddon, un nome (fine del mondo) che è  tutto un programma. Di fronte a tanto strazio Theresa May prende la parola e, stando a quando riferito da Rainews, “smentisce”: non tanto gli scenari in quanto tali, ma piuttosto la loro premessa, vale a dire il mancato accordo con la Ue che, giura lei, si farà sicuramente. Ma non è così che pensano e desiderano i sostenitori duri e puri della Brexit che anzi temono un’uscita talmente soft da ritenere comunque preferibile lo scontro frontale.

Per dovere d cronaca e senza assumere responsabilità alcuna, riportiamo il link del sito del Mirror, un tabloid di orientamento laburista, nel quale si sostiene che in realtà sarebbe la stessa May a ritenere la fine del mondo preferibile a confini cattivi e inadeguati

https://www.mirror.co.uk/news/politics/theresa-thinks-mad-max-style-12644704

Il tutto a causa di qualche doganiere a rischio di un probabile stato confusionale. Quando mai le scogliere di Dover,  hanno dovuto assistere a spettacoli del genere? Qualcuno suggerisce che in tutte le cose c’è sempre una prima volta.