SARA’ DAVVERO IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO?

DI ANTONIO INGROIA

Un giornale che si occupa di Giustizia non può non essere ben disposto verso un Governo che vuole definirsi “Governo del cambiamento”. Perché “cambiamento” è spesso sinonimo di Giustizia in tutti i sensi, non solo vera Giustizia nelle aule giudiziarie, ma anche giustizia sociale, giustizia tributaria, giustizia ambientale, e così via: E questo sarà davvero il Governo del cambiamento? Da cittadini non possiamo che augurarcelo, e non possiamo non dare un certo credito d’avvio al nuovo Governo. Per la verità, di fronte al rischio che nascesse l’ennesimo “governo tecnico” del Presidente, presieduto da Carlo Cottarelli, chiamato “Mr. Scissors”, “Signor Forbici”, per la sua predilezione per i tagli alla spesa sociale, il Governo Conte è manna dal cielo. Va considerato migliore di qualsiasi “governo tecnico” e di qualsiasi “governo del Presidente”, che sarebbero stati all’insegna del commissariamento italiano da parte delle Istituzioni Europee, sul modello del tremendo Governo Monti. Ed è stata infine la scelta migliore, anche perché l’alternativa ormai era andare a votare nel mese di luglio, ipotesi che avrebbe favorito una vittoria della coalizione del Centrodestra, e ci saremmo ritrovati Berlusconi non solo al Parlamento, per via della sua recente riabilitazione penale, ma perfino al Governo.

Quindi, bene così. E bene anche i Ministri, complessivamente abbastanza nuovi, tranne qualcuno, e tutti abbastanza fuori dal coro. D’altra parte, qualche Ministro desta più d’una preoccupazione, sia per quel che qualcuno di loro ha dichiarato in tempi anche recenti, sia per la storia alle spalle di qualche altro. Ma sarebbe comunque sbagliato liquidare il tutto con pregiudizi da tifosi. Il Governo non può essere promosso o bocciato prima ancora di essere esaminato. Va quindi messo alla prova e verificato nei singoli passi che farà. Se saranno passi avanti, il nuovo Governo andrà sostenuto ed incoraggiato nella sua politica di rinnovamento; se saranno passi indietro rispetto alle promesse ed agli impegni, bisognerà essere intransigenti e criticare aspramente e senza indulgenze ciò che va criticato. Vedremo.

Noi, da parte nostra, possiamo dare qualche suggerimento in materia di Giustizia. Le cose che andrebbero fatte con urgenza sono soprattutto due: in primo luogo, intervenire contro mafia e corruzione; e la seconda cosa da fare subito è una complessiva riforma della giustizia che accorci i tempi ancora oggi insostenibili dei processi, penali e civili. E intervenire contro la mafia significa, innanzitutto, restituire efficacia al regime carcerario differenziato, il cosiddetto 41 bis, da applicare però solo ai pochi che davvero lo meritano; ma significa anche intervenire ancora sul 416 ter del codice penale, che punisce lo scambio elettorale politico-mafioso, per renderlo finalmente efficiente e non di residuale applicazione. Intervenire efficacemente contro la corruzione significa non solo mantenere la promessa di introdurre il nuovo strumento dell’agente provocatore, ma anche e soprattutto la completa equiparazione dei politici corrotti ai mafiosi, estendendo ai corrotti la misura di prevenzione del sequestro e confisca dei patrimoni di provenienza illecita. Si tratta di trasformare in legge dello Stato la proposta di legge La Torre bis, che applica ai politici corrotti il medesimo trattamento riservato ai mafiosi: se si prova la sproporzione fra reddito dichiarato e patrimonio posseduto, anche attraverso prestanomi, si procede al sequestro e sarà l’indagato che dovrà dimostrare la provenienza lecita di quel patrimonio, che altrimenti verrà confiscato. E siccome questo è solo il primo dei banchi di prova cui sarà sottoposto il nuovo Governo, sospendiamo ogni giudizio sul Governo augurandogli buon lavoro.

Sul piano politico, invece, il dato più importante è che il M5S per la prima volta va a governare e per farlo è stato costretto ad infrangere il tabù “alleanze mai con nessuno”, accordandosi con un partito, la Lega, con il quale spesso si era scontrato in questi anni, non solo in campagna elettorale. Vedremo cosa ne verrà fuori. L’augurio è che, infranto il tabù, i leader e la base del Movimento capiscano che per governare processi di cambiamento occorrono alleanze, e soprattutto alleanze strategiche con movimenti politici e mondi “affini”. Quando il M5S capirà che per “cambiare l’Italia” occorre fare alleanze strategiche “pre” e non “post” elettorali, così creando le premesse per costruire un vero Polo del Cambiamento, ci avvieremo davvero verso una rivoluzione copernicana del sistema politico italiano.