SI CHIAMAVA SACKO, COME NICOLA, IL BRACCIANTE AGRICOLO E ATTIVISTA SINDACALE UCCISO DA UN CECCHINO

DI PINO APRILE


Era nero, terrone-terrone, Soumaila Sacko, 29 anni voti al Sud al partito razzista di Matteo Salvini, disgraziatamente attuale ministro degli Interni.
Sacko, come Nicola Sacco. Gli hanno sparato con un fucile di precisione da grande distanza. Roba da professionisti. Conoscete qualcuno con queste competenze da quelle parti? Altro che ladri. Siamo la gente di Nicola Sacco, di Peppino Di Vittorio. Non raccontarci puttanate.

Ecco il comunicato del sindacato braccianti che chiama in causa gli slogan irresponsabili di Salvini:
“Lui è Soumaila Sacko, sempre in prima linea nelle lotte sindacali USB per i diritti e la dignità dei braccianti nella Piana di Gioia Tauro. Soumaila è stato ucciso, non per furto, e rimandiamo le conclusioni infami ai mittenti. Domani 4 giugno sciopero dei braccianti con assemblee.
“Ce ne hanno ammazzato un altro.
Dopo Abdel Salam a Piacenza un altro lavoratore migrante, il ventinovenne maliano Soumaila Sacko, interno al percorso di lotte di USB tra i braccianti della piana di Gioia Tauro, è stato ammazzato ieri sera mentre insieme, attivista sindacale dei braccianti agricoli trattati da schiavi a Rosarno, cittadina calabrese, si trovava nei pressi di una fabbrica dismessa forse per cercare lamiere o cartoni con cui costruire la propria baracca. È stato raggiunto da uno dei colpi di fucile sparati da 150 metri da sconosciuti.
Nessun motivo dietro l’aggressione, nessun rapporto era mai esistito tra i migranti che si spaccano la schiena nella raccolta di agrumi della Piana e l’assassino. Basta la pelle nera, basta sapersi protetto e condiviso dalle dichiarazioni del neoministro degli interni Salvini, di quello prima Minniti e di quello prima ancora Alfano.
Legittima difesa, respingimenti, pugno di ferro, fine della pacchia è sulla scorta di queste indicazioni che l’assassino ha ritenuto un suo diritto aprire il tiro al bersaglio su Soumaila e i suoi fratelli. Non c’è un solo responsabile, non c’è nessuna casualità, c’è un clima di odio costruito ad arte da chi cerca di scaricare sui migranti la rabbia di chi è colpito dalle politiche di attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie richieste dall’Unione Europea e attuate da tutti i governi.
Che i tempi sarebbero stati duri per i migranti e per chi si organizza per ottenere i propri diritti si era capito dal giorno dopo le elezioni del 4 marzo e durante tutta l’ignobile farsa della nascita del nuovo governo. Minacce ad ogni piè sospinto ai migranti, truce e continuo appello a una legalità che non è giustizia sono stati il leit motiv di un clima che ieri, a San Calogero, si è materializzato nell’assassinio di Soumaila e il ferimento di un altro fratello migrante.
Daremo una risposta, la più grande possibile, a questo omicidio, cominciando dallo sciopero generale dei braccianti proclamato dall’USB per lunedì 4 giugno e dalla manifestazione nazionale già convocata a Roma il 16 giugno a Roma.

TOCCA UNO TOCCA TUTTI!”
USB.