CASO FONTANA. DI CORSA VERSO IL MEDIOEVO

DI LUCIO GIORDANO

Si definisce cattolico, Lorenzo Fontana, ministro leghista per la famiglia. Bene, ne siamo contenti.  E per questo, proprio per questo suo definirsi cattolico, il Fontana in questione dovrebbe sapere che Nostro Signore non fa discriminazioni di nessun genere. Per lui, tutti gli esseri umani sono uguali. Tutti. Bianchi, neri, ricchi, poveri, omosessuali e eterosessuali. E’ stata la società, con le perversioni tipiche di alcune epoche  furbe ed oscurantiste, a creare tra la gente rotture di razza, religione, censo e gusti sessuali. Conveniva per dividere. Perchè un mondo diviso è più facilmente manipolabile e da sempre, la Lega nord, ha diviso in due lo scibile umano: il nord dal sud Italia, i ricchi dai poveri, i madrilli dai culattoni.

No, nostro Signore non ne faceva, di distinzioni. Anzi. Non è il caso di annoiare citando passi della Bibbia o del Vangelo, ma appare evidente che sia così. Che poi alcune storture della Chiesa abbiano fatto passare concetti classisti, che alcuni membri del Vaticano in passato si siano lasciati attrarre dalle mollezze della vita terrena, è un altro discorso. Ma rimane il fatto che chi si difinisce cattolico non può discriminare. E poi ci scusi, signor Fontana, ma i figli di  genitori gay che facciamo, li buttiamo a mare? Ormai la società è questa, che piaccia o meno,  Se ne faccia una ragione. Per carità, dal suo punto di vista , è  anche comprensibile che non possa piacere. Nel rispetto di tutti gli esseri umani, come Nostro Signore insegna, non possiamo  però privare di diritti civili persone che amano come noi e hanno famiglie come le nostre e in alcuni casi migliori delle nostre famiglie etero.

Per questo, Caro Fontana, c’è da esser certi  che il suo sia stato un autogol in piena regola. Oppure una provocazione che ha scatenato dopo nemmeno un giorno, la prima bufera del governo giallo- nero. O, infine, che abbia soltanto  voluto toccare con mano quel quarto d’ora di celebrità che, per dirla con Andy Warhol, si regala a  tutti. Anche a lei. Se  cosi non fosse, visto che pure  il suo capo, ha sostenuto che la riforma delle unioni civili  non è nel programma, vorrebbe  dire che il suo intervento, frainteso o meno, prepara la strada al medioevo. Oggi sono i gay, domani saranno i migranti e poi i rom, i comunisti, i disabili da gettare dalla rupe tarpea.

Insomma, macchine indietro tutta. Evidentemente le scelte illuminate danno fastidio. Detto ciò , come sottolinea lei,  che la famiglia sia un baluardo della nostra società, nessun dubbio. Ma tutte le famiglie, appunto. Quanto all’aborto: lei si dice contrario. Garantito  che tutte le donne che hanno abortito lo sono. Ma  sono state spesso  costrette ad affrontare un trauma di questa portata, per  mille e mille motivi.  Non sta  a lei sindacare. Dunque, anche in questo caso, o la sua è una provocazione oppure non ha ben chiaro il quadro della questione. Che è decisamente molto più complesso.

Certo se il buongiorno si vede dal mattino, quello che ci attende da questo governo giallo- nero, non lascia ben sperare. Lasciateci lavorare, chiedono a gran voce i leghisti. Però, oddio,  a Berlusconi in passato lo abbiamo consentito. E sappiamo come andata a finire: male, malissimo. Vorremmo semplicemente evitare di fare lo stesso drammatico  errore.