L’INCREDIBILE STORIA DI MARCO CECCHINATO

DI- STEFANO ALGERINI

“Improvvisamente l’estate scorsa” è il titolo di un truculento, ma bellissimo, dramma teatrale di Tennessee Williams che alla fine degli anni 50 destò sorpresa e scandalo. Sessanta anni dopo se ne può benissimo usare il titolo per parlare dell’impresa di Marco Cecchinato al Roland Garros: sorpresa non c’è neanche bisogno di dirlo (se qualcuno ha scommesso su di lui come vincente del torneo è pregato di fotografare e poi incorniciare la bolletta), scandalo se si vuole pure visto che buttare fuori dal torneo Novak Djokovic, “il cocco” di pubblico e critica, ha turbato il regolare corso degli eventi. E poi “improvvisamente” è persino una definizione edulcorata di che razza di fulmine a ciel sereno sia stato l’arrivo nell’Olimpo del tennis di questo nostro soldatino abituato a guadagnarsi la pagnotta nel sottobosco dei tornei challanger. A voler fare i precisini ancora in estate non ci siamo, però fa caldo, quindi aggiudicato il titolo per il romanzo del palermitano che conquistò la Francia.

Non è un bambino Marco Cecchinato, va per i ventisei anni, e non è neanche uno di quelli baciati in fronte da un talento particolare. O almeno questo è quello che si pensava fino ad un mese fa: una carriera passata facendo dentro e fuori dai primi cento della classifica mondiale (più fuori che dentro a dire la verità), battagliando come si diceva nella “palude” dei tornei minori, quelli che si svolgono in località dal nome improbabile e dove i premi, a meno di arrivare in fondo, servono a malapena a coprire le spese di viaggio e di mantenimento. Tornei i cui risultati sono noti in genere solo agli addetti ai lavori e … agli scommettitori professionisti. Ecco, proprio con le scommesse su un suo incontro in uno di questi posti ai confini della realtà (nel caso in questione Mohammedia, in Marocco) Cecchinato ha rischiato di vedere terminare prematuramente la sua carriera nel 2015. Il nostro giocava il quarto di finale contro un polacco dal cognome in astinenza di vocali (Majchrzak): sconfitta netta, malgrado l’altro gli rendesse circa duecento posizioni in classifica. Può capitare, si sa, il problema è che il flusso delle scommesse su quella sconfitta fu vistoso e sorprendente.

La sensazione è che i casi di incontri aggiustati che vengono alla luce siano solo la punta dell’iceberg, e che sotto “il pelo dell’acqua” ne succedano di cotte e di crude. Un po’ come quello che capita nelle serie minori del calcio, con l’aggravante che mettere d’accordo due persone è, intuitivamente, parecchio più facile che farlo con almeno una ventina. Questa però è un’altra storia, e rimanendo a Cecchinato la squalifica che gli venne comminata dopo il suo provato coinvolgimento fu di diciotto mesi, poi ridotti a dodici, e infine cancellati del tutto quando venne accertato un vizio di forma nella richiesta del Coni. Insomma: ripreso per i capelli ad un passo dal baratro. Un anno e mezzo di stop infatti, per uno che già non aveva una classifica meravigliosa, avrebbe significato sprofondare nel girone dantesco dei “future”, cioè il livello più basso del professionismo tennistico. Nome ironico questo, perché la maggior parte dei partecipanti a questi tornei di “future” nel tennis ne hanno poco, e quel poco è fatto di lacrime e sangue: con molta classe economy nei voli, allenatori sentiti per telefono e non dal vivo, e dieta fatta un po’ come viene. Mondo questo che meriterebbe l’attenzione degli sceneggiatori cinematografici, ben più di quello scintillante del Grande Slam, che infatti ha visto produrre pellicole tranquillamente dimenticabili. Tranne una ovviamente: “Match Point” di Woody Allen.

“La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita, terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro, e per un attimo può andare oltre, o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre, e allora si vince, oppure no, e allora si perde”. E’ il monologo iniziale di quel film: vero, terribilmente vero, non si capisce quanto finché la nostra, personale, pallina non colpisce il nastro. Quella di Cecchinato lo ha fatto due volte, ed ha deciso di andare oltre: la prima per il caso scommesse di cui si diceva, e la seconda a Budapest poco più di un mese fa. Eliminato, ma forse meglio dire distrutto, dall’estone Zopp (…) per 6-4 6-2 nell’ultimo turno delle qualificazioni Cecchinato è già pronto a riprendere l’aereo, quando il ritiro del serbo Djere lo riammette in tabellone come “lucky loser”. Non possiamo saperlo con certezza, ma è molto probabile che Djere abbia passato una notte a pensare se il suo problema alla spalla era tale da rinunciare al torneo (la pallina che prende il net) e poi alla fine abbia deciso di ritirarsi (la pallina che va oltre). Ecco come la vita ti può cambiare in un colpo: Cecchinato entra in tabellone e quel torneo lo vince. E da lì cambia tutto.

A Monaco batte Fognini, a Roma Cuevas, e a Parigi… beh, a Parigi lo sapete. Inutile fare il resoconto di due settimane che sembrano prese di peso da un romanzo di fantascienza. Quello che era un giocatore normale ora sembra Superman. Ok, il servizio era buono e il diritto un colpo da primi cinquanta del mondo e forse qualcosa meglio. Ma il rovescio? Ne vogliamo parlare? Era il punto debole, adesso sembra di vedere Wawrinka nei migliori momenti. E poi le smorzate, i cambi di ritmo, ma soprattutto una calma e una consapevolezza dei propri mezzi incredibili. Nel tie break finale di ieri Djokovic ha messo un paio di volee, tra il miracoloso ed il fortunato, che avrebbero depresso anche Milone di Crotone. E invece lui nulla (tranne un paio di piccole imprecazioni verso “i piani alti”): si è rimesso lì ed alla fine ha piazzato il passante, di rovescio manco a dirlo, che lo ha portato in semifinale. E con sé anche un “assegnino” da oltre mezzo milione di euro. Il che non fa mai male, ed allontana per sempre quei tornei di dubbia fama di cui sopra.

Ora Cecchinato è il personaggio del momento, da ieri tutti vogliono sapere come sia stata possibile questa trasformazione da crisalide in farfalla. Si fanno interviste ogni cinque minuti, speciali tv, si parla del nuovo allenatore, di nuova alimentazione, di mental coach (che peraltro Cecchinato ha preferito lasciar andare) e di mille altre motivazioni. Tutto vero, tutto giusto, per carità. Ma la domanda che a noi continua frullare in testa è sempre la stessa: e se quella notte Djere avesse preso un antinfiammatorio migliore e la mattina dopo si fosse svegliato con la voglia di giocare? Tutto questo sarebbe successo? Forse neanche Woody avrebbe la risposta.