SUD, LA PAROLA INDICIBILE

DI RAFFAELE VESCERA

Infine l’ha detta, lei, meridionale doc, la parola impronunciabile nella nuova vulgata nazional-leghista, Sud, lei che leghista non è, l’ha pronunciata a testa bassa, come per scusarsi o per nascondersi, come fanno molti “terroni” emigrati al Nord che si vergognano della propria terra e della propria gente, sentendosi “meno”. L’ha detta davanti al consesso di 650 eletti di Montecitorio, dopo che al più ristretto Senato in settanta minuti di discorso, che pur conteneva passaggi pregevoli insieme ad altri discutibili, l’aveva del tutto rimossa. Probabilmente ha avvertito un fischio nell’orecchio per le critiche dei meridionalisti, pur presenti nel M5s, e in extremis ha pronunciato la parola indicibile. Come in extremis erano state aggiunte le 8 righe otto, generiche e fuori bersaglio, al contratto del secolo, anche lei nuovo premier ha contornato la parola indicibile di fronzoli generici e fuori bersaglio: “Avere un ministro per il Sud è stato un gesto di grande attenzione. Tenete conto che ancora oggi non riusciamo a utilizzare appieno i fondi destinati al Sud. L’opera di razionalizzazione di questi fondi sarebbe un primo passo avanti”.

Tre righe è meglio di otto per non dire sulla più grande questione nazionale, più grande del Pil, dello spread, dell’immigrazione, dei conflitti d’interesse e de li mortacci della politica: la Questione meridionale che, per precisa volontà nazionale, riduce venti milioni di italiani a vivere da cittadini di serie B, come in una colonia interna, utile a esportare forza lavoro a basso prezzo e a importare consumi prodotti dall’alt(r)a Italia. Una questione su cui tutti chiudono gli occhi fingendo di non vedere che un terzo dei cittadini, il 34%, dallo Stato riceve meno del 25% delle risorse pubbliche e vive con un reddito pari alla metà di quello del centronord e una disoccupazione tripla. Cause indebitamente addebitate gli stessi meridionali. Dopotutto il benemerito Napolitano mai ne ha parlato in quasi un secolo di onerosa professione e altrettanto fa Mattarella: parlare di Sud porta male alla carriera nazionale dei politici “terroni”. Il potere val bene una omissione.

Eccoci al dunque delle sue poche parole sul Sud. Avere un ministro per il Sud- dice- è un gesto di grande attenzione. Ma ministri per il Sud senza portafoglio ci sono da vent’anni, che dire di De Vincenti Pd e di tutti quelli che lo hanno preceduto, fino al Miccichè forzista? Un fiore all’occhiello appuntato già appassito. Lei chiude le tre righe dicendo che bisogna razionalizzare i fondi destinati al Sud. Quali fondi, signor presidente? Quelli nazionali quasi inesistenti o quelli europei che, ricordiamolo, vanno cofinanziati, con soldi che le regioni del Sud, povere, non hanno? Come sanare il gap citato nelle otto righe del contratto di governo senza misure speciali? Il contratto dice che non servono, perché le misure saranno nazionali e dunque utili anche al Sud. Dica come può recuperare il distacco un ciclista con la ruota forata se prima non lo si mette alla pari con gli altri fornendogliene una nuova? Con l’assenza di misure speciali siamo al paradosso di Achille e la tartaruga.

Come recuperare questo gap infrastrutturale signor presidente del consiglio con misure uguali per l’Italia se da 158 anni il Sud è trattato in modo disuguale? Come, se i km di autostrada ogni 100 kmq, nel Nord-Ovest sono il 3,3% e nel Sud l’1,7%. I km di ferrovia ogni 100 kmq, nel Nord-Ovest del 7,2%, e al Sud del 4,7%. L’Alta velocità ferroviaria, nel Nord è del 9,6 e nel Sud del 1,4%. Gli aeroporti tra Albenga e Trieste, sono ben 17, al Nord 1 x 50 km e tra Napoli e Bari solo 1, al Sud 1 per 300 km. I Porti, franco a Trieste, inclusione del porto di Genova nella nuova “via della seta”, con esclusione dei porti del Sud, Messina, Gioia Tauro e Taranto?

Lei, avvocato Giuseppe Conte da San Giovanni Rotondo, garganico come chi scrive, “avvocato degli italiani”, forse per non disturbare l’alleato leghista, fa fatica a essere l’avvocato del suo e nostro Sud, e nelle prime apparizioni pubbliche, lascia intendere che non farà per la sua terra il miracolo che Padre Pio ha fatto per la sua città, rendendola ricca come quelle del nord, a dimostrazione che dando le giuste opportunità, il Mezzogiorno si riscatta. Spero ardentemente di essere smentito, ma se dall’alba si vede il buon giorno, le previsioni sono di maltempo.

 

 

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