L’HITLER DI CATTELAN CHE PARLA DI OGGI ALLE PERSONE DI OGGI

DI VANNI CAPOCCIA

“Him” (Lui) del 2001, opera dell’artista italiano Cattelan descrive meglio di tante parole dove si possono annidare nazismo e razzismo: È un Hitler del quale non si osa nemmeno pronunciare il nome. Un ordinato piccolo borghese, azzimato, minuto, vestito della domenica, pantaloni alla zuava.

Sembra commosso, non sbraita, non eccita, non fa il saluto romano. Solo, in silenzio, inginocchiato prega: ma chi? Per chi? Per cosa?

Cattelan l’ha portato anche nel ghetto di Varsavia e alcuni criticarono l’allestimento pensando ad una provocazione. Invece, nelle intenzioni dell’artista “Him” era lì per ricordare Willy Brandt che 25 anni dopo la guerra andò a Varsavia ad inginocchiarsi davanti al monumento dedicato agli ebrei vittime della Shoah.

Portarlo nel ghetto fu una scelta giusta, perché “Him” non è nato per provocare. È un’opera morale che parla di oggi allo spirito delle persone di oggi. Ricordando loro non tanto ciò che è stato, ma quello che è e quello che potrà essere. E dove realmente si annida il germe del nazismo e del razzismo.

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