MATTEO SALVINI: UN BERLUSCONIANO DI FERRO

DI LUCIO GIORDANO

E adesso chi glielo spiega a Matteo Salvini che sette milioni di italiani, nel 2017, si sono indebitati per curarsi privatamente? Che c’è chi ha venduto casa o ha messo mano ai risparmi di una vita per affidarsi alla sanità privata? Impietoso nei numeri,  il rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute, racconta proprio questo. La sanità pubblica italiana, trent’anni fa la migliore al mondo, non funziona più. E’ stata distrutta pezzo pezzo dai tagli alla spesa sociale.

Maledizione però  a quel rapporto infingardo, dato al pubblico, proprio adesso che l’attuale ministro dell’interno, parlando a Radio Anch’io di Flat tax esclama: “l’importante è che ci guadagnino tutti”. Tutti, sì, tranne i poveri che rinunciano a curarsi, e muoiono, perchè si sta andando verso l’americanizzazione delle cure mediche,   che si sta andando verso l’assassinio  di uno dei pilastri della socialdemocrazia: la sanità pubblica. Perchè bisognerebbe spiegarlo a Salvini,  le tasse non è che è meraviglioso pagarle, ma sono assolutamente necessarie se si vuole definire una nazione nel modo più bello che ci sia:  civile.

Ecco, ridurre le tasse che strozzano gli individui, per carità e chi dice no, porta poi a rinunciare ad una sanità pubblica degna di questo nome, ad una istruzione pubblica e di massa, fondamentale per definire una nazione, grande, autorevole, capace di contare nel mondo. Semmai, più che flat tax in cui l’importante è che  a guadagnarci siano tutti, come dice Salvini , servirebbe stanare i grandi evasori, o quelli che i capitali li portano all’estero nei paradisi fiscali o investono con atteggiamenti da spavaldi filibustieri sulla finanza pirata.  Interessa a Salvini? Perchè, ovvio, è inutile prenderci in giro: l’effetto sgocciolamento tanto decantato è una grande presa per il culo. Se ne sono resi conto gli americani, quando Bush padre e Ronald Reagan, tagliarono le tasse, mettendo in mutande l’80 per cento della popolazione. Forse anche il 90 per cento. Milioni di disoccupati in più, nessun investimento. E’  questa la destra reazionaria, bellezza. Cioè la patria del capitalismo che infarcisce di balle i cervelli della gente sulla morte delle ideologie, sulla fine di concetti vecchi come destra e sinistra. Concetti che, mai come ora, sono  invece vivi e attualissimi.

Salvini, insomma, ci ha provato. Il risultato? Una  bufera mediatica a partire da pochi secondi dopo l’intervento Su radio uno dell’attuale segretario della Lega nord. Tanto che lo stesso Salvini è stato costretto a chiedere una pronta rettifica ai giornali. In realtà  il ministro voleva dire  che  «Se uno fattura di più e paga di più è chiaro che risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più e crea lavoro in più”. Insomma , per dirla con Angelo Branduardi, nel ritornello della sua più famosa canzone, e venne il cane che si mangiò il gatto e venne il gatto che si mangiò il topo, che  per due soldi mio padre comprò, alla fiera dell’est. Ecco, questo è un po’ il concetto di Salvini. Che in fondo non cambia di una virgola rispetto alla lettura iniziale

Non ci è cascato nessuno. LA flat tax, infatti , è in maniera limpida e netta   un favore ai ricchi che finirebbero per risparmiare anche 16 mila euro su 100 mila di imponibile. Nessun investimento, nessuna briciola cadrebbe sul piatto dei poveri. Nessun effetto sgocciolamento, dunque. Va da sè, nemmeno Berlusconi, forse,  sarebbe arrivato a tanto, a fare cioè il Robin Hood al contrario, che ruba ai poveri per dare ai ricchi.  A conti fatti  non è un  caso  che il New York times definisca quello appena nato un governo terribile. L’opa di Salvini, nell’esecutivo Conte, è  nitida, evidente.  Comanda lui, nessun dubbio. Scortese anche con il premier, il segretario della Lega nord  ha abbandonato la camera mentre il neo presidente del consiglio presentava ai deputati i punti programmatici, per volare ad un comizio elettorale. Istituzionalmente uno sgarbo terribile, un modo per marcare la differenza dai 5 stelle, un modo per forzare la mano e portare allo sconquasso il prima possibile il governo in cui lui, secondo molti, è stato mandato come cavallo di troia della destra  reazionaria e, secondo molti, da certi poteri forti.

Se infatti volesse farlo durare a lungo, questo governo,  Salvini dovrebbe abbassare i toni. Ma così non fa. E il motivo è chiaro. Neo- con e sovranisti, e dunque May, Merkel, Macron, Berlusconi, Renzi da una parte, Trump, Bannon, Putin, Salvini, Orban, Le Pen dall’altra, sono le due facce della stessa medaglia liberista . Sono in guerra per il potere, d’accordo. Ma fanno parte delle stesse perverse dinamiche capitaliste. Salvini, come gli altri sovranisti, deve affrettare i tempi prima che il gioco, ormai chiaro a molti, venga scoperto da tutti.  Quando infatti il segretario della Lega nord dice che ” le esportazioni vanno bene grazie ai nostri eroici imprenditori, che nonostante tutto e tutti tengono alto il made in Italy nel mondo, ma devono tornare a comprare anche gli italiani. E per farli tornare a comprare occorre che tornino a lavorare dignitosamente e che abbiano in tasca qualche lira» prova semplicemente a raddrizzare gli errori del capitalismo, di una troika ingorda e smascherata,  che con l’austerità voleva affamare,  piegando  completamente ai propri comandi, centinaia di milioni di persone nel mondo. Ma, appunto, la flat tax dà del tutto   l’idea di voler  mettere addirittura  il turbo alle disuguaglianze sociali. Poche storie.

Salvini abbiamo insomma  capito benissimo da che parte sta. Giuseppe Conte, che ieri ha ottenuto la fiducia anche  alla camera con 350 voti a favore,allora dovrebbe forse  aprire gli occhi e, come impegno principale, dovrebbe puntare ad  abbattere il barbaro gap tra ricchi e poveri, che mortifica, affama, uccide, da una trentina d’anni a questa parte. Altrimenti, se non lo fa è molle, distratto o nella peggiore delle ipotesi è  complice ed  è d’accordo con la linea della Lega nord in favore dei ricchi. E qui nessuno vuole credere sul serio che Salvini e Di MAio si parlano fitto fitto  già da tre anni, vero?