REGOLAMENTO DI DUBLINO, L’HARAKIRI DEL GOVERNO

DI CORRADO GIUSTINIANI

Follia politica, follia mediatica, amnesia collettiva. Non ci sono parole per descrivere l’atteggiamento di Matteo Salvini sul Regolamento di Dublino, ma anche quello delle opposizioni, e la totale disinformazione sul tema mostrata dai nostri mezzi di comunicazione. L’Italia aveva finalmente ottenuto quello che voleva, e se lo sta lasciando scappare. Il 16 novembre del 2017 il Parlamento europeo ha approvato una riforma innovativa, con 390 voti favorevoli, 175 contrari e 44 astenuti. Come ricorda l’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione, la riforma che l’Italia adesso non sostiene si basa su due pilastri. Primo, l’esame delle domande d’asilo non si radica più nel primo paese di ingresso. E’ stata decisa infatti la distribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo in tutti i paesi dell’Unione europea, indipendentemente da dove entrano, e tale distribuzione si deve basare su parametri oggettivi come popolazione e Pil (più rifugiati nei paesi più popolati e con maggiore sviluppo economico).

Il secondo pilastro: nella ricollocazione, occorre tener conto dei “legami significativi” dei richiedenti asilo con uno specifico Paese dell’Unione (legami familiari, precedenti soggiorni di studio e/o lavoro, o sponsorizzazione del richiedente da parte di enti). Perché il governo non sostiene a spada tratta questa riforma, non entrata ancora in vigore, che dovrà essere discussa al Consiglio europeo di fine mese, perché il Pd non l’ha presentata come un suo fiore all’occhiello e anzi la ignora, perché Antonio Tajani non conosce quanto è stato approvato dal Parlamento europeo che presiede, perché non c’è un giornale, una televisione che ne parli? Perché nemmeno i diplomatici invitano a rileggere le carte? Non è l’harakiri di un intero Paese, questo?

Ricordiamo cosa è scritto nel contratto di governo Lega-Movimento 5 Stelle. “È necessario il superamento del Regolamento di Dublino. Il rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità sancito dal Trattato sul funzionamento dell’UE deve essere garantito attraverso il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell’UE, in base a parametri oggettivi e quantificabili e con il reindirizzo delle domande di asilo verso altri Paesi”. Ma è esattamente quello che il Parlamento europeo ha già deciso!
E’ accaduto invece che la Presidenza bulgara, strizzando l’occhiolino a tutti i paesi che si oppongono a questa riforma (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceka, Slovacchia) abbia proposto martedì scorso ai ministri dell’Interno dell’UE una contro-riforma, che rimette al centro il principio secondo cui del richiedente asilo deve sempre farsi carico il Paese di primo ingresso, e le quote scattano solo in casi di assoluta emergenza, cosicché il primo Paese deve assumersi un carico enorme di immigrati. E’ a questa controriforma che Salvini si oppone? E allora perché ha dichiarato di allearsi con il premier ungherese Viktor Orban, che ha interessi ben diversi dai nostri? E perché non sostiene il testo del Parlamento europeo? E perché non sono le opposizioni, a farlo?

E’ un altro capitolo di una vicenda totalmente assurda per il comportamento pluridecennale dell’Italia. Noi, che siamo la frontiera sud del Mediterraneo, abbiamo accettato il Regolamento di Dublino senza dire né a né ba. L’ultima versione, la Dublino 3, era del 2013, firmata a giugno di quell’anno dal governo Letta, ministro dell’Interno Alfano, degli Esteri Emma Bonino. E le carte le aveva preparate il governo Monti, ministro dell’Interno Cancellieri, ministro degli Esteri, un diplomatico, Giulio Terzi di Santagata. E analogo principio era stato accettato dieci anni prima, Regolamento Dublino due, dal governo Berlusconi (Pisanu-Frattini). Ma gravissima è la firma del 2013, perché nel 2011 era esplosa la primavera araba, e quindi l’esodo massiccio verso le nostre coste era già iniziato. Il bello è che ministro per l’Europa, sia con Monti che con Letta, era l’attuale ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi: ma che consigli ha dato ai suoi colleghi di governo, in quella circostanza. E infine: che consigli ha dato la nostra super pagata diplomazia e la nostra super pagata dirigenza pubblica, ai politici?