PALAZZO DI GIUSTIZIA DI BARI: UDIENZE SOTTO LE TENDE

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

Hanno avuto inizio nelle tre tensostrutture poste in opera dalla Protezione civile regionale, le udienze di rinvio dei processi penali ordinari, in seguito alla dichiarazione di inagibilità del Palagiustizia sito in Bari in via Nazariantz. I bagni chimici sono ubicati all’ingresso, poi un totem con le indicazioni delle aule d’udienza predisposte in altrettante tensostrutture montate sul parcheggio sterrato, quindi il gazebo giallo con i carabinieri che effettuano i controlli. La tenda più grande di 200 mq, è refrigerata mentre le altre due, da 75 mq l’una, non hanno condizionatori.
Su un cartello posto all’ingresso, a firma dei giudici presidenti delle sezioni penali è scritto: “Non avremmo mai voluto celebrare una udienza sotto una tenda della Protezione civile. Siamo vittime, tutti noi operatori della giustizia ed anche tutti i cittadini che del servizio giustizia fruiscono, non di un terremoto naturale ma di uno provocato dalla burocrazia e inefficienze. La sensazione è bruttissima, siamo costernati. Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo fatto di tutto per smaltire l’arretrato, arrivando a scrivere ciascun giudice fino a 450 sentenze all’anno e ora tutto il lavoro fatto rischia di essere buttato all’aria»
Il procuratore aggiunto Roberto Rossi, vuole risolvere i problemi e auspica un intervento rapido delle istituzioni centrali.
Decaro, sindaco di Bari, afferma che «occorre dichiarare lo stato di emergenza ed utilizzare le procedure della protezione civile anche attraverso la requisizione di un edificio adatto all’uso. Chi ha il potere non attenda più. Guardando le scene della tendopoli in via Nazariantz, la città di Bari prova un sentimento di vergogna. Prova vergogna nei confronti dei magistrati, degli avvocati, di tutti gli operatori e dei cittadini che attendono giustizia. È assurdo costruire edifici a pericolo crollo. Non bisognava arrivare a tanto. Ci sarà tempo per guardare e individuare le responsabilità. Ora lo Stato deve rialzare la testa. È definitivamente finito il tempo dei dubbi, delle sottili interpretazioni e dei rinvii. Di fronte ad una situazione straordinaria bisogna ricorrere a rimedi eccezionali. Le calamità non sono solo quelle naturali ma anche quelle della burocrazia. Siamo di fronte ad una calamità burocratica. Questo è un terremoto tecnico e amministrativo e sotto le macerie rischia di morire lo Stato».
La situazione nel resto dell’Italia non è migliore. Altre strutture sono obsolete e fatiscenti. Si attendono interventi urgenti per tutelare la sicurezza sia degli utenti sia dei lavoratori.