“LEI, PARDON LUI”. LE VOLGARITÀ DELL’ASSESSORA VENETA PER LA NOMINA DI MILOVAN FARRONATO

DI VANNI CAPOCCIA

Il critico d’arte Milovan Farronato alla prossima Biennale di Venezia sarà il responsabile della sezione arte del Padiglione Italia; piacentino di nascita vive a Londra, esperto d’arte contemporanea ha curato mostre in varie parti del mondo e coordina la Fiorucci Art Trust. Un professionista dal curriculum di peso giunto a questa nomina, dopo un percorso ed una selezione avviata dal precedente governo, per mano dell’appena insediato Alberto Bonisoli ministro dei Beni Culturali del governo DiMaio-Salvini.

Ad incarico appena assegnato a leggere il commento di Elena Donazzan di Forza Italia – assessore all’Istruzione, formazione, lavoro e pari opportunità della Regione Veneto a guida leghista – viene voglia di abbandonare di corsa il nostro Paese. Perché il livello di squallore raggiunto dall’assessora veneta è talmente basso che bisogna fare uno sforzo per andare avanti.

“Lei, pardon lui, è #MilovanFarronato: ieri è stato nominato dal Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli alla guida del Padiglione Italia alla Biennale d’Arte di Venezia 2019. Sì, avete capito bene. Lui è stato chiamato a rappresentare l’Italia alla Biennale d’Arte veneziana del prossimo anno: non al Carnevale di Venezia quindi, ma all’appuntamento culturale più importante per il Veneto e l’Italia tutta, lui sarà il nostro biglietto da visita verso le migliaia di visitatori internazionali che parteciperanno alla Biennale. Le foto tratte dal suo profilo Instagram (-> instagram.com/milovanfarronato) si commentano da sole: sia chiaro, ciò che fa nel privato non mi interessa. Ma posso dire che quando si deve rappresentare una Nazione servirebbe essere quanto meno… più autorevoli?
Non so voi, ma io non ho parole!”

Questo è quanto ha scritto una donna assessora alle pari opportunità, e che un esponente politico derida una persona facendo ironia sui suoi orientamenti sessuali è la prova dell’infimo livello raggiunto dalla politica in Italia. È un commento figlio dell’ignoranza e della cattiveria dell’assessora regionale del Veneto, ma anche di una politica fatta di urla, volgarità, insulti, vaffanculo urlati nelle piazze. E, mi dispiace scriverlo, figlio di tanti esponenti della categoria giornalistica che, alcuni direttamente altri in maniera più “raffinata”, non cercano riflessione e senso critico ma inducono, stimolano e praticano questi modi di esprimersi.

Adesso è probabile che l’assessora Elena Donazzan correggerà il tiro. Dirà che lei ha amici gay, che lei non voleva offendere nessuno e si scusa se ha offeso qualcuno con il suo linguaggio diretto. Si nasconderà dietro la gente dicendo che lei ha espresso il suo pensiero con il linguaggio del popolo. invece quel “Lei, pardon lui” sono solo le parole di una persona di infimo livello che, lei sì, non merita di ricoprire alcun incarico pubblico.

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