AQUARIUS: NON L’ODISSEA DEL MARE MA QUELLA DELL’UMANITA’

DI ANNA LISA MINUTILLO

629 migranti e smettiamo anche di chiamarli così perché prima di tutto sono PERSONE (tra i quali 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte) questi i numeri, questa la situazione: porti chiusi perché qualcuno ha deciso che il cambiamento debba partire da qui! E che “bel” cambiamento aggiungo io: decisioni scellerate, litigi come se in mezzo non vi fosse già la tanta disperazione che accompagna le esistenze di chi con la paura ed il rifiuto si deve fronteggiare ogni fottuto giorno della sua sopravvivenza. E va già bene così, va bene che non ci si sia “svegliati” con la trovata di sparargli contro, come per dare il “buon esempio”, così li terrorizziamo e vediamo se gli viene ancora la voglia di arrivare nel nostro paese. Una vergogna senza limiti, dove si lascia da parte la carità, l’intelligenza, l’aiuto dell’altro solo per raccattare consensi, proprio in una nazione che vede le giovani menti in fuga, i pensionati migrare verso altri lidi perché qui con la miseria della pensione che percepiscono , non riescono a vivere. Un paese che si definisce “civile” che ha perso ogni forma di civiltà e la sensazione è proprio quella che a vederla così siano i tanti “credenti” che vanno a messa la domenica, che puntano l’indice verso tutto ciò che è diverso da loro “perfetto” modo di vivere.

Esseri che generano figli educandoli alla mostruosità, ma che sono sempre in ansia per loro, perché “poverini” costretti a fuggire da una terra che non gli dà occupazione. Ricorda ( sempre per restare in ambito religioso) quando su quell’asinello ci stava Maria, incinta, e dopo tanto pellegrinare, giunta l’ora del parto, insieme al suo Giuseppe non riusciva a trovare ospitalità presso nessuna locanda. Memoria corta, memoria opportunista, memoria di comodo, oppure solo leggenda metropolitana, quando non ci sono giustificazioni alla continue malefatte che gli piombano addosso come macigni e loro intonsi nei loro abiti migliori, non si vogliono “sporcare”.. Si voltano dall’altra parte, fanno finta di non vedere e di non sapere, si dimenticano che c’è sempre qualcuno che è più a sud di loro e che potrebbero essere proprio loro. Hanno riempito tasche di banconote sfruttando in nero il lavoro di chi arriva da noi, hanno creato traffici di persone e di vite che sono lì da vedere ma che costantemente ignorano, li hanno relegati in campi di accoglienza che della parola “accoglienza” conoscono forse lontanamente solo il suono, e se ne stanno tutti lì fermi a guardare, non sanno sollevare la testa, non sanno schierarsi contro, non sanno.. già, loro “sanno” soltanto ciò che fa più comodo sapere, il resto sono frottole, magari studiate a tavolino dai media per “sputare veleno” sui loro “beniamini”. Quelli si che sanno cosa è giusto o sbagliato si, quelli che pranzano come se fosse sempre Natale a spese dei contribuenti, quelli che con questa scusa della politica, si visitano il mondo, quelli che hanno sempre ingressi omaggio, parrucchieri a domicilio nella loro “grande casa” che li ospita tutti i giorni, corsie preferenziali per la sanità, dottori che li seguono passo passo, stilisti che li usano per sponsorizzare i loro brand, massaggi, trattamenti estetici, auto blu (hai visto mai che a qualcuno venga in mente di “disturbarli” durante il percorso) , “vizietti”, appartamenti o attici a loro “insaputa”, bombe a mano e trick e track.

Tutti sanno, tutti vedono, e tutti giustificano, perché, dopo tanto “impegno” propagato nel “migliorare” questo paese, spettino loro anche vitalizi che gli assicurino una “degna” sopravvivenza, ma che farebbero impallidire anche i morti. Personaggi grassi e rubicondi, sudaticci e volgari, spesso senza nessuna esperienza lavorativa pregressa, nati in comode case, serviti e riveriti, che si permettono di giudicare o di decidere chi debba poter abitare il loro paese e chi invece no, e lo fanno nel modo più bieco, giocando sulle sopravvivenze altrui, senza riflettere, senza pensare, ma tutto fa brodo, anche l’acqua del mare, già salata al punto giusto, già culla di molte morti e queste morti dipendono comunque da loro, non c’è mare che le possa annegare e far dimenticare. Abili a tenere il piede dove gli torna più comodo, con arroganza e ignoranza, non riescono e non sono riusciti a fare la “voce grossa” quando era ora e tempo, quando le altre nazioni più “sgamate” non hanno voluto prendere in mano la “patata bollente” , quando li hanno “snobbati”, “fatti fessi” ma con stile, quello stile che anche loro adottano peccato poi non saperlo ravvisare quando viene adottato con loro. Non mi interessa stare qui a fare il loro “gioco”, la vita non ha colore politico, la vita è sacra per ogni tipo di religione, la vita si ha il diritto ed il dovere di viverla, tutti, nessuno escluso. Questa è una vergogna inaudita, questo è l’esempio del declino in cui siamo caduti, questo è uno stillicidio quotidiano che viene infarcito da mari di inchiostro che sputano parole di odio e di paura, questo è tutto tranne che progresso o cambiamento.

Si torna ogni giorno indietro come i gamberi, si sputa sopra anni di lotte affinché ogni essere umano venisse considerato come tale, si dimentica quando ad emigrare dal sud al nord siamo stati noi, quando le case non si affittavano a chi proveniva dal sud, quando nei cartelli affissi nelle portinerie si leggeva : ” non si affitta a meridionali ed a chi ha animali” !. Se questo è progresso o cambiamento: non fa per me. Non voglio sentire più quel ritornello che suona come un disco rotto: ” Aiutiamoli a casa loro” perché se a casa loro c’è la guerra, è tutto distrutto, da chi vende armi per trarre profitto ( e tenetevi forte perché tra questi paesi, in bella mostra a vendere armi ci siamo anche noi! ) resta poco da poter aiutare, molto poco davvero. Non voglio neanche più sentire: ” non tutti fuggono da una guerra”, ma da condizioni di vita disagiata si, da mancanza di occupazione si, ma fosse anche solo per mettersi alla prova, per fare esperienza, per inseguire un sogno senza avere denaro sufficiente per permettersi il viaggio in business, nessuno ha il diritto di giudicare. Non lo voglio sentire, ma soprattutto non voglio più vedere madri che piangono alla stazione oppure in aeroporto quando a partire (ed in modo comodo tra l’altro) ci sono i loro di figli, oppure non le voglio immaginare se una volta giunti sul posto, venissero rispediti al mittente senza neanche le scuse. Non voglio più vedere questi credenti ed educati, stimati professionisti e padri di famiglia, andare a sfogare i loro istinti repressi raccattando ragazzine nigeriane, rumene, slave, ( e potrei continuare ancora per molto) lungo le strade delle nostre “belle e pulite” città, altrimenti che ci mandino le loro di figlie a “battere” per campare facendole emigrare in altre nazioni. E’ tutto uno schifo, accompagnato dal battersi in petto alle funzioni domenicali, pensando, erroneamente, che la coscienza si possa ripulire in questo modo, ma non è così!. Vogliamo il cambiamento? Bene allora: interveniamo sui traffici illeciti, tampiniamo i “caporali” che sfruttano queste persone per due euro all’ora, tagliamo tutti i servizi compresi nel “pacchetto regalo” che accompagnano le terga una volta sedute sullo scranno, facciamo si che anche le altre nazioni si occupino di chi chiama migrante senza mai fermarsi a pensare che forse di migrare sono stanchi anche loro, controlliamo le condizioni dei “centri di accoglienza”, verifichiamo che le cifre stanziate vengano realmente investite per migliorare le condizioni di queste persone e non disperse nel nulla ( o meglio finite nelle tasche di chi li gestisce), smettiamo di fare ogni giorno campagne elettorali giocando sulla pelle di chi è solo più sfortunato di noi, smantelliamo questa rete di traffici dato che disponiamo di professionisti che quando vogliono le catturano le persone che infrangono queste tanto decantate “regole”.

Fermiamo questi “giri” di prostituzione che usano ragazzine su cui fanno “palate” di denaro .Sono soltanto dei suggerimenti, che sicuramente non verranno presi in considerazione perché intervenire su questo non fa comodo, non rende e poi dovreste guardare in faccia realmente le ” mostruosità” di cui vi siete macchiati, e allora lì, altro che il timore del “diverso”, lì dovreste ammettere che i “diversi” siete voi e questo non va bene vero? Siamo partiti da 629 migranti ( li chiamate voi) persone, ( le chiamo io) che dovete smettere di strumentalizzare, che dovete avere il “coraggio” di guardare negli occhi, con cui vi dovete scusare per non essere più esseri umani ma arrivisti che vogliono arrivare senza nemmeno partire. 629 persone che potrebbero essere i vostri figli, i vostri genitori costretti ad abbandonare il “bel paese” perché non riescono a vivere qui con ciò che viene passato loro, è a questo che dovete pensare. Non sono tragedie oppure odissee del mare queste, questo è il vostro tragico modo di vivere, il vostro esattamente perché esistono ancora le persone buone e valide in questo posto, esiste chi si prodiga per nulla, chi risolve, chi accoglie, chi non giudica, chi non si arricchisce alle spalle altrui, chi fa promesse e le mantiene, chi è conscio che andando avanti così ad approdare nel porto della tragedia saremo noi. Non è il mare a “punire” siete voi che pur di non vedere continuate ad “accompagnare” in mezzo a quel mare questi migranti che prima di tutto sono PERSONE, ciò che da un pezzo non siete più voi!

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