UN GRANDE UOMO HA MOLLATO GLI ORMEGGI PER L’OCEANO SENZA FINE E RITORNO

DI PINO APRILE

Vincenzo Zaccagnino ha fatto la storia del giornalismo di nautica, in Italia. Ha insegnato giirnalismo nautico a un paio di generazioni di colleghi. Eravamo molto amici, anche se da qualche anno, navigando in mari diversi, non ci sentivamo più. Ma la nostra era una di quelle amicizie “all’inglese”, che cominciano con l’escludere la conversazione e poi anche la frequentazione. In realtà, ci incontravamo solo per lavoro e qualche rara cena di cazzeggio, entrambi disincantati sognatori a partorire mondi per le prossime sette-otto vite. Solo che lui era un uomo anche terribilmente pratico e dopo un po’ vedevi qualcuna di quelle chiacchiere diventare un progetto, una testata, una rubrica, un’inchiesta, una trovata pubblicitaria per far arrivare nuove risorse ai suoi giornali. Geniale! Un giorno mi chiese di raccontare “il mio modo di vedere il mare” su Yacht Capital. “Soldi pochi, ma ti diverti”, disse. “Pochi, tanto per cambiare…, eh, Zac?”, risposi. Quella mia “stanza” su Yacht Capital cominciò come un gioco, lo sfogo cartaceo di una passione marinara vissuta per la maggior parte del tempo alla scrivania. Alla fine ne nacquero tre libri, “Il mare minore”, “A mari estremi”, “Mare, uomini, passioni”. Fino a sfociare nella direzione di “Fare vela”, prima che tutto fosse sacrificato alla scrittura di “Terroni” e altri libri.
Per dire di come, ridendo e mangiando, Zac riuscisse a influire sulla vita delle persone. Alcuni malsopportavano la sua preponderanza nel gran circo della nautica, ma è il destino che tocca a tutti i grandi e i capostipiti: il mugugno dei mediocri e la ribellione dei figli (professionalmente parlando) che appresa la lezione, navigano da soli. Poi, però, tutti a posare il tributo della gratitudine nelle mani del patriarca. Sapeva quanto valeva e sapeva farselo riconoscere, senza ostentazione, per la sua capacità di comprendere il valore degli altri ed esaltarlo, senza temerne l’ombra; ché, tanto, la sua sarebbe stata sempre più grande. In tutti i sensi…
Ciao, Zac, buon vento. E un abbraccio a Matteo e Pietro i tuoi figli “gemelli diversi”.