GRANDI OPERE ED I SEGNALI DEL RITORNO AL PASSATO

DI LUCA SOLDI

 

Ci sono forti preoccupazione sull’azione del nuovo governo espresso dalla mediazione sul voto del 4 marzo.
Le criticità si sprecano e già prima dell’inizio dei lavori si evidenziano delle visioni che contrastano lo spirito di quel contratto che sembrava il Vangelo su cui la coalizione avrebbe dovuto basare il suo cammino.
Il comportamento governativo sui tema dell’accoglienza e dell’indirizzo economico generale sono punti sui quali si evidenziano elementi di fragilità che dimostrano gravi evidenze di compromissione.
La schizofrenia di certe dichiarazioni si ripercuote poi a livello internazionale come abbiamo visto negli scorsi giorni in Canada con quel prendere e lasciare lo spirito divisivo e particolaristico di Trump.
Lo abbiamo visto con i primi indirizzi di carattere economico e con l’atteggiamento sull’iva e sui temi che possono fare da volano per la crescita di medio e lungo periodo.
Sicuramente è presto ma già questo voler saggiare mediaticamente i punti su cui spingersi ( o meglio tornare indietro) può rappresentare dei rischi decisamente generalizzati.
Su questa visione torna fondamentale l’attenzione sulla questione decisamente critica rappresentata dal tema delle Grandi Opere.
Secondo quanto lascia intendere il ministro Giovanni Tria gli interventi sono tutti da definire ma in sostanza le grandi infrastrutture servono.
Nessun accenno di valutazione, di singolo merito.
La campagna elettorale è alle spalle, sembra dire Tria e quindi “occorre una forte azione su questo fronte. E per garantire il rilancio in una prima fase non è determinante la disponibilità di risorse finanziarie aggiuntive».
I soldi che servono sono solo una parte del problema, a frenare sono piuttosto le normative a disturbare e la possibilità che qualcuno metta in discussione gli interventi.
Pare questo un pericoloso riferimento alle nuove leggi sui controlli degli appalti ed all’azione dei comitati dei cittadini:
«Ci sono varie risorse. Ma per avere credibilità in Europa serve una decisa eliminazione degli ostacoli all’esecuzione degli investimenti: ostacoli procedurali, normativi o dovuti al mancato rafforzamento della capacità tecnica delle amministrazioni. Stiamo già pensando a una task force che agisca su queste questioni al più presto. Bisogna sciogliere i nodi amministrativi e ripristinare la capacità tecnica delle amministrazioni di progettare e eseguire i lavori. Negli ultimi decenni era stata pressoché distrutta».
Cantone per quello che riguardano le normative antimafia ed anticorruzione ed il mondo dei comitati, con le prime reazioni stanno facendo sentire le loro voci ma se la tendenza a tornare indietro dovesse manifestarsi sarebbe davvero un grave colpo alla credibilità di quel mondo che ha manifestato la vicinanza alle istanze di legalità e riconoscimento dei territori. Un pericolo, un rischio questo, che pare indirizzarsi verso il M5S che ha sempre posto interesse ed attenzione ai territori fatti oggetto dei grandi progetti.
In questo occorre vedere bene la posizione proprio del ministro direttamente interessato, quel Toninelli che pare essersi ammorbidito molto rispetto alle posizioni iniziali : «Recupererò tutti i dossier, partirò dalle cose già avviate. Valuterò quali di queste progettazioni e pianificazioni stanno andando bene e cercherò di portarle avanti e concluderle. Tutte le altre invece le rivaluterò o valuterò dal punto di vista di un’analisi costi e benefici, dal punto di vista giuridico, tecnico scientifico». Certo, ha affermato, «le cose necessarie le dovremo fare. C’è tanto bisogno di mandare avanti le infrastrutture ma soprattutto l’innovazione in questo Paese».
La questione però sembra essere sempre la stessa, su quali sono le vere infrastrutture indispensabili al Paese.
Se gli sforzi ed i sacrifici pubblici possono essere indirizzati verso quegli obiettivi che di pubblico hanno solo la valanga di soldi riversati alle grandi imprese
Se le osservazioni, le legittime preoccupazioni degli abitanti che vivono dove le opere avranno impatto saranno tenute di conto.
Se le sentenze dei tribunali emesse, per alcuni di questi interventi, verranno aggirate.

Ma ancora, sembra che questi signori messi al vertice delle istituzioni, pare non siano in grado di rispondere.