LO STATO ENTRA NELLA TENDOPOLI DI SAN FERDINANDO E “SCOPRE” I DIRITTI NEGATI

DI LUCA SOLDI

La grande tendopoli di San Ferdinando ai limiti della Piana di Gioia Tauro, torna di nuovo sotto i riflettori della politica per la visita del presidente della Camera, Roberto Fico.
Con lui la presenza militare di uno Stato per troppo assente in questo luogo che nasconde l’ipocrisia di una accoglienza mal accettata ma voluta da tutta una economia che sfrutta senza rispetto migliaia di braccia.
In questa baraccopoli dove le tragedie sono di casa vivono 2300 persone accalcate le une sulle altre, tutte in attesa di essere chiamate dai caporali.
Ad aspettare una delle più alte cariche delle istituzioni che subito si rende conto di aver varcato la soglia di quel luogo dove riposano questi “scartati” dal lavoro nei campi,
c’è una folta delegazione dell’Usb guidata da Aboubakar Soumahoro.
Con lui i fratelli di Soumayla Sacko, il giovane migrante maliano ucciso sabato 2 giugno.
Soumayla, insieme a due amici, è stato fatto oggetto di un tiro a segno fatto a colpi di fucile all’ex Fornace, fabbrica dismessa nei pressi di San Calogero, al confine fra il vibonese e la Piana di Gioia Tauro.
Quel rudere industriale con il tempo era diventato un vero e proprio ricettacolo di prodotti e rifiuti pericolosi, sottoposti anche sequestro, ma era stato sempre considerato anche luogo dove poter raccogliere tavole e pannelli di lamiera, tutti buoni per realizzare le povere baracche di San Ferdinando.
Roberto Fico che è la carica più alta dello Stato ad essere mai entrata nel ghetto di San Ferdinando, ha così avuto l’occasione per esprimere non solo la solidarietà personale ma anche per porre le prime basi per un tavolo che consenta di trovare una soluzione per i diritti negati ai migranti impegnati nel lavoro nei campi.

“Porto le condoglianze dello Stato agli amici di Soumayla Sacko e alla famiglia che si trova in Mali. C’è una bambina di 5 anni che ha perso il padre. Per me oggi è un giorno di progettualità- aggiunge il presidente della Camera Fico – Qui parliamo dei diritti dei lavoratori. Siamo in una Piana che produce agrumi e arance meravigliose. Le aziende agricole hanno bisogno di braccianti che però devono essere garantiti nei loro diritti. Le aziende si devono occupare anche del vitto e dell’alloggio. Se non ce la fanno bisogna mettere in campo altre risorse. La bravura di uno Stato deve essere quella di riuscire a trovare soluzioni a problemi complessi. Dobbiamo anche parlare di grande distribuzione che abbatte i prezzi. Così le aziende non ce la fanno e poi la catena più debole, che sono i braccianti, vengono schiavizzati. L’Europa, come spesso accade, ci lascia soli. La politica nazionale e regionale devo dare una mano”. Lo Stato adesso scopre che questo luogo “utile” all’economia del territorio è luogo di barbarie.
Adesso che lo Stato è entrato nella tendopoli non ci sono più alibi: a quegli uomini, a quelle donne, ai loro figli, devono essere essere riconosciuti i diritti fondamentali.