SANANDAI RESTERA’ SEMPRE FRA I MIEI LUOGHI DELL’ANIMA

DI EMILIO RADICE

Fra non molto qui è l’alba. Da quanto tempo sono in questa città? Mi sembra infinito. Ieri al vicino forno del pane vedendomi passare mi hanno gridato “ehi italian!”. Mi sono fermato a comprare due dei loro capolavori. Preparano una palletta di pasta di farina, poi la spianano con la stessa abilità di un pizzaiolo napoletano (anche in questo…le stesse braccia, gli stessi sorrisi, lo stesso scherzare….tanto tanto fossimo tutti uguali nel mondo?) e la fanno atterrare su un cuscino rotondo, infine prendono il cuscino e con un gesto veloce come uno schiaffo, sbam!, sbattono la sfoglia su una piastra di ferro rovente. Mezzo minuto e tu hai la tua pizza di pane caldo, a volte con le erbe dentro, una delizia. Da quanto tempo sono qui? Da quanto amo questo luogo? Da quanto scambio sorrisi e saluti? Perché il guardiano della moschea mi tratta come uno di loro? Perché mi fa entrare, scherza sul mio cappello kurdo e mi fa fare anche le foto? Perché al bazar mi salutano tutti? Perché di nuovo al forno ammiccano complici, dandomi di gomito all’indirizzo di tre bellissime ragazze kurde che stanno lì vicino a parlare? Eeeeh, belle vero? Eh sì, sono belle. Una ha un treccione biondo che le scende sulla schiena da sotto l’ejab, e alla fine della treccia un fiocchetto rosso a pois bianchi. Le seconda ha un viso allungato, capelli castani, le sopracciglia dipinte, gli occhi resi luminosi con il kajal, una bellissima bocca e i suoi abiti sono una scelta sapiente di neri e di terra. La terza non è da meno. Belle eh? ammiccano i fornai. E giù una risata. Come da noi, impertinenti, come da noi, come da noi, come da noi, come da noi….
Oggi parto. Sanandai resterà sempre fra i miei luoghi dell’anima