SGOMINATO IL CLAN DI SILVIO, 25 ARRESTI A LATINA

DI CLAUDIA SABA

Alle cinque del mattino gli elicotteri della
Polizia sorvolavano già la città di Latina.
Un blitz in piena regola quello effettuata oggi contro il clan Di Silvio, parenti dei Casamonica.
L’operazione coordinata con la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha portato all’arresto di 25 persone appartenenti alla famiglia rom nel quartiere Campo Boario della provincia pontina.
L’indagine, partita con le rivelazioni del pentito Renato Pugliese, aveva rivelato quanto e come il clan Di Silvio si fosse ben radicato sul territorio.
Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso, al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reati elettorali, tutti aggravati dalle modalità mafiose. Spiccano tra gli arresti i nomi di 7 donne, una delle quali al vertice del clan.
Oltre 250 gli agenti impegnati nell’operazione.
È la prima volta che nella città pontina viene riconosciuta l’esistenza di un’associazione mafiosa senza alcun legame con i gruppi criminali siciliani, calabresi o campani.
Una mafia tutta pontina.
Una mafia autoctona, come gli Spada a Ostia.
Le famiglie Di Silvio hanno spadroneggiato nel capoluogo per decenni utilizzando metodi violenti e vessatori, proprio come avviene per le mafie tradizionali e legando il loro nome a tutta una serie di episodi cruenti risalenti alla guerra criminale del 2010, attraverso i quali erano riusciti ad imporsi su altri gruppi di natura delinquenziale.
Le indagini hanno portato alla luce anche la compravendita di voti con cui il clan Di Silvio avrebbe favorito alcuni candidati alle elezioni comunali di Latina, in cambio di denaro.
Pagati dai politici locali per acclamare i candidati durante i comizi elettorali a 30 euro a voto, i Di Silvio ricattavano molti tossicodipendenti della zona, costringendoli a votare i loro candidati preferiti.
Tra loro, come riportato da Repubblica, anche alcuni esponenti di una lista legata a Matteo Salvini.
Il territorio pontino è da sempre ritenuto difficile, peggiorato ulteriormente dopo il 2010 quando i Di Silvio divennero padroni indiscussi della criminalità organizzata nella città di Latina.
Alla guerra criminale, iniziata con il tentato omicidio di Carmine Ciarelli, capo dell’omonima famiglia, seguirono nel giro di 48 ore altri due omicidi: quello di Massimiliano Moro e Fabio Buonamano, persone estranee ai rom.
Da quel momento le indagini non si sono mai fermate fino agli arresti compiuti oggi.