IL RITORNO DEI DINOSAURI

DI ALBERTO CRESPI

I film più importanti della storia del cinema non sono necessariamente i più belli. Sono i film che cambiano le regole del gioco. Che influenzano il cinema che viene dopo di loro, e trasformano la percezione del cinema venuto PRIMA di loro. Sono i film senza i quali la storia del cinema non sarebbe la stessa.

L’arrivo del treno alla stazione di La Ciotatrese lampante una cosa alla quale forse i Lumière non avevano nemmeno pensato: che il movimento di un oggetto all’interno di un’inquadratura fissa può avere un effetto sconvolgente sugli spettatori che lo guardano. Cabiriainsegnò a tutti, anche a Griffith, che si potevano raccontare storie con un arco narrativo di tre ore, anziché di venti minuti. Biancaneve e i sette nanidimostrò che il disegno animato poteva diventare lungometraggio. Il grande dittatorecontribuì a cambiare le sorti di una guerra e, quindi, della storia del mondo. 2001 Odissea nello spaziosegnò un “prima” e un “dopo” indelebili, trasformando un genere di serie B – la fantascienza – nel genere più ricco e più importante del cinema moderno. Le edizioni homevideo del Signore degli anellihanno radicalmente cambiato il nostro modo di accostarci al testo filmico, creando ipertesti dove prima c’erano solo testi.

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Nel 1993 Jurassic Parknon fu il primo film a usare la CGI, la Computer Generated Imagery. Ma fu il primo a renderla clamorosamente divertente, e a dare al cinema una libertà di immaginazione totale: dopo Jurassic Park, la fantasia non ha più limiti (a condizione di possedere i milioni e milioni di dollari necessari a crearla!). Dopo aver visto Jurassic ParkStanley Kubrick tornò a lavorare sul suo progetto di un film sull’Intelligenza Artificiale e Peter Jackson cominciò a pensare che Il signore degli anelliera un sogno possibile. Fu come se tutto il mondo del cinema dicesse contemporaneamente la famosa frase di Gene Wilder in Frankenstein Junior: “Si… può… fare!”.

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Questa lunga premessa per spiegare uno dei due motivi per cui ogni film della saga di Jurassic Parkè per me un invito al parco giochi. L’altro motivo è un antico amore per i dinosauri, che risale all’infanzia… mia, e di tutto il mondo. Il primo fossile di dinosauro fu individuato nel 1822 ma le storie di draghi e di mostri marini popolano la fantasia dell’uomo da sempre. Nessun essere umano ha mai visto un dinosauro, ma è come se l’umanità ne avesse conservato la memoria da epoche ancestrali nelle quali i mammiferi erano una razza secondaria e perseguitata. Per quanto riguarda il cinema, da bambino fui terrorizzato dalla visione in tv di Il risveglio del dinosaurodi Eugène Lourié, un film del 1953. Godzilla e i mostri di Ray Harryhausen sarebbero arrivati dopo. King Kongfu una visione già adulta, ma indimenticabile. Ma per quanto affascinanti e fiabeschi siano questi film, nulla è paragonabile alla prima visione dei dinosauri in Jurassic Park. Quella è una sequenza mirabile e cruciale, nella quale Steven Spielberg è riuscito a portare “dentro” il film l’emozione fanciullesca di noi che lo vediamo da “fuori”. È il momento che spiega meglio, in tutta la storia del cinema, la fascinazione del cinema stesso.

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Ora Spielberg è “solo” produttore della saga. Ha diretto anche il secondo film, Il mondo perduto, poi ha affidato a Joe Johnston il terzo capitolo. Sono entrambi film divertenti ma molto modesti. Ci sono voluti tre lustri (ed enormi progressi nel campo della CGI) per far ripartire la saga con Jurassic World(diretto da Colin Trevorrow nel 2015) e con il nuovo Jurassic World – Il regno distrutto, nei cinema in questi giorni, per la regia del catalano Juan Antonio Bayona. Il capitolo 6 (ancora diretto da Trevorrow) è annunciato per il 2021.

Il film di Bayona mi è sembrato molto divertente e tutt’altro che stupido. Ha passaggi narrativi un po’ meccanici, ma riesce – come le migliori serie tv di oggi – a far passare tematiche importanti sotto l’apparenza spettacolare. L’idea che i dinosauri possano essere usati come armi biologiche micidiali, grazie a opportune modificazioni genetiche, è assurda ma comunque inquietante. Alla fine il tema di tutta la saga è quello di una tipica cautionary tale, una fiaba che ammonisce contro un pericolo: l’uso scriteriato della scienza. Il finale, che non va raccontato, ci lascia con l’acquolina in bocca per un capitolo 6 che dovrebbe vedere i sauri in azione nelle nostre strade. Il titolo è saggiamente ambiguo: il “mondo distrutto” di cui si parla non è lo zoo giurassico di Isla Nublar, devastato da un’eruzione vulcanica, ma è il nostro mondo che l’inquinamento e la follia umana stanno trasformando in una discarica. Forse è prossima la creazione di un film in cui i dinosauri siano i “buoni” e gli umani i “cattivi”.

Bayona è un ottimo regista ma in questi film i registi sono abbastanza intercambiabili. L’unica scena “firmata” da questo catalano amante dei toni gotici (perfetto per vincere i Goya, gli Oscar spagnoli…) è quella finale, in cui il sauro artificiale Indoraptor insidia la ragazzina Maisie (che dal punto di vista genetico nasconde, anche lei, qualcosa…). La stanza di Maisie e tutta l’area di palazzo Lockwood dove si svolge lo show-down finale sembrano uscite da un capitolo di Harry Potter, o da un horror di Guillermo Del Toro; e ci sono un paio di momenti in cui i subdoli movimenti del rettile suggeriscono una zoo-pedofilia del tutto traslata nell’aggressività del predatore. Non mancano spunti ironici, come nella scena dello Stygimoloch Spinifer – un dinosauro di media taglia vissuto nel Cretaceo –  che abbatte i muri a capocciate come un muflone. Dinosauro un po’ buffone che, non a caso, è già diventato un giocattolo.

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La forza di questi film è che divertono ragazzini e adolescenti, stimolano letture critiche multiple e sono obbligatori per chiunque lavori nel cinema, per verificare lo “stato dell’arte” della tecnologia applicata. Sarà una visione preziosa anche per chi si occupa del nuovo corso di effetti speciali qui al CSC. La saga di Jurassic ParkWorldè, a suo modo, imperdibile.

https://cscnotiziedalcentro.wordpress.com/2018/06/12/il-ritorno-dei-dinosauri/