MICHELE MISSERI DAL CARCERE CHIEDE PERDONO ALLA MAMMA DI SARAH SCAZZI

DI RENATA BUONAIUTO

Ritorna a far parlare di sé Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi. Dal carcere dove è rinchiuso e dove dovrà scontare la pena di 8 anni inflittagli per concorso in soppressione di cadavere, ha scritto una lettera alla mamma della giovane vittima: “Cara Concetta, perdonami, perdonami, perdonami per quello che ho fatto a Sarah. Sono stato io. Tua sorella Cosima e Sabrina sono innocenti! Lo capiresti subito se le vai a trovare, non dare retta agli avvocati bugiardi!
Una storia senza fine, una tragedia con infinite contraddizioni, oggetto di studio e di fiction, di pomeriggi e notti trascorse a ricostruire quelle ore, quei minuti e tutto quello che accadde subito dopo l’iniziale denuncia di sparizione della giovane quindicenne.
Siamo ad Avetrana ed è giovedì 26 agosto 2010, quando Sarah, dopo un pranzo veloce, esce di casa.
Indosso ha un pantaloncino, una maglietta rosa, uno zainetto, con la cugina Sabrina e l’amica Mariangela Spagnoletti hanno deciso di andare al mare.
Solo pochi isolati da attraversare, 100 passi che all’improvviso diventano infiniti.
Sono circa le 14.00, le strade sono pressoché deserte, nessuno la vede passare. Sabrina dopo un intreccio di messaggi telefonici con la cuginetta e l’amica esce di casa.
Arriva Mariangela in auto, di Sarah nessuna notizia. Provano a telefonarle ma il telefono squilla a vuoto, al secondo tentativo risulta spento. Sabrina è agitata, ha un brutto presentimento, qualcosa è accaduto, la sua frase “L’hanno presa, l’hanno presa”, risuonerà a lungo nelle aule del Tribunale, su questa ed altre ambigue affermazioni si fonderà l’accusa di omicidio che ad oggi la vede condannata, con la madre Cosima Serrani, all’ergastolo.
Scattano le ricerche, il paese si risveglia dal suo torpore con una sensazione mai provata prima, sembra di vivere la trama di un orribile film. Una ragazza esce di casa, attraversa viali e strade, che conosce perfettamente, sono poche centinaia di metri ma in quello spazio scompare, sparisce…muore.
Settimane dopo, la prima agghiacciante e sconvolgente rivelazione. Michele Misseri, finge il causale ritrovamento del cellulare della nipote, in un terreno di sua proprietà. Pressato dagli inquirenti una settimana dopo, crolla e confessa l’omicidio.
Durante la confessione dichiara che la piccola era scesa nel garage dove lui stava lavorando, colto da un raptus, “Un calore forte alla testa”, così lo definisce, si avvicina alla nipote ed inizia a molestarla, al suo rifiuto ed alla minaccia di raccontare tutto a Sabrina, Misseri impazzisce afferra una cintura, poi trasformatasi nel corso delle indagini in una corda e strangola la quindicenne.
Trasporta il suo corpo in contrada “Mosca”, lo denuda e lo getta in un pozzo. Sarà proprio quell’immagine, a suo dire a tormentare le sue notti insonni e a portarlo alla successiva confessione.
Sembra tutto chiaro agli inquirenti, un omicidio avvenuto tra le mura domestiche, quelle che dovrebbero proteggere e tutelare dei minori ma che troppo spesso si rivelano luoghi malsani e violenti.
Michele Misseri, però ha in serbo ancora delle sorprese. Quest’uomo mingherlino e silenzioso, apparentemente vittima di una moglie aggressiva e autoritaria, che lo lascia senza cena e a dormire su una sdraio, bersaglio di lanci di piatti e stoviglie varie, protetto dalla figlia Sabrina, che per lui ha una vera adorazione e l’amico Ivano cui sfoga la sua rabbia attraverso i messaggi verso la madre, colpevole d’insensibilità verso quest’ “onesto” lavoratore, all’improvviso ritratta tutto e coinvolge proprio la figlia nell’omicidio.
Un tragico incidente, mentre giocavano a “cavalluccio”, lui l’ha solo aiutata a nasconderne il corpo.
Gli inquirenti sembrano interessati a questo coinvolgimento ma non credono nella fatalità dell’accaduto. Da testimoni, più meno attendibili emergono particolari di gelosia, tensioni, rabbia fra Sabrina e la piccola Sarah.

Una versione completamente diversa, che apre scenari differenti. La gelosia di Sabrina verso la cuginetta, bella e dolce, con un fisico perfetto capace di catturare la simpatia di tutti i ragazzi della comitiva, finanche del giovane Ivano avrebbe, secondo loro, scatenato la sua ira fino a farle compiere il folle gesto.
Sabrina viene a lungo ascoltata, come lo sono le testimonianze di amiche e clienti, da anni la giovane esercitava la professione di estetista nella sua stessa abitazione,  insinuando sempre più tarli nelle menti degli investigatori.

Passano poche settimane e scatta l’arresto.
Ma se il delitto si è compiuto in questa villetta dell’orrore, anche Cosima Serrani deve aver avuto un ruolo.
Arriva in soccorso una tardiva e certamente discutibile testimonianza, un fioraio, Giovanni Buccolieri, racconta alla sua collaboratrice di essere stato testimone di un inseguimento. Cosima e Sabrina in auto avrebbero inseguito e sequestrato la giovane Sarah che in lacrime cercava di fuggire. Due giorni dopo, però ritratta tutto, “…è stato solo un sogno, non è vero nulla…”, Difficile non credergli, perché questa falsa testimonianza fornita al PM, nella sua vita ha avuto un prezzo da pagare di tutto rispetto: 2 anni ed 8 mesi di reclusione.
I giudici però non la pensano così e Cosima Serrano viene arrestata. Da maggio 2011 condivide la cella con la figlia Sabrina, con lei trascorre queste infinite giornate, in una reciproca ricerca di conforto ed alla disperata ricerca di un senso. Sabrina ha ripreso gli studi, fa anche corsi di cucito e nel tempo libero che di certo non le manca, disegna. C’è dolcezza in quelle immagini, sensibilità e cura, difficile immaginarla mentre esegue un omicidio e predispone strategie per occultare il cadavere, crearsi alibi e quant’altro. La madre invece realizza centri all’uncinetto per adornare l’altare della cappella. Due donne che in carcere dichiarano di aver trovato umanità ed attenzione, e chissà forse  quella casa mai avuta prima.
Misseri intanto, durante il periodo di scarcerazione precedente alla definitiva condanna per soppressione di cadavere, appare rinato, torna nella sua casa, ricomincia il suo lavoro di contadino, sembra ringiovanito e forse anche un pizzico “sadicamente”, felice di questa nuova, seppur breve libertà riconquistata. Si dimostra “ciarliero” e prodigo di racconti, ai giornalisti  offre una nuova ultima verità.

La figlia non c’entra nulla.
E’ stato lui e solo lui, a compiere quest’atroce e folle delitto.
Oggi ancora un grido di perdono. Chissà se ci sarà spazio per questo ennesimo racconto, quest’ennesima bugia.
Sabrina intanto, condannata all’ergastolo, ha capito tante cose. Non era suo padre la vittima, non era lui a subire i soprusi di una madre violenta e poco “materna”, ma quell’uomo dall’apparenza fragile e pacato era il vero carnefice, se non di Sarah, sicuramente delle loro vite.
Resta in silenzio la mamma di Sarah, sorella di Cosima, zia di Sabrina. Una donna piegata dal dolore ed aggrappata alla sua immensa fede come Testimone di Geova.
Non ha mai ceduto alle facili chiacchiere, ai commenti scontati, ha abbracciato il suo dolore fino in fondo. Conservando i suoi ricordi e le sue amarezze, i dubbi e le poche certezze che questa storia ha lasciato venir fuori.
Siamo sicuri anche oggi lascerà scivolare le parole del cognato nel più assoluto silenzio.
Sarah è volata via, solo lei conosce la verità di quel maledetto pomeriggio. Di quella giornata che avrebbe voluto, sognato di trascorrere su una spiaggia a chiacchierare di piccoli, grandi amori, di canzoni e di serate al pub. Sarah, sa cos’è realmente accaduto e che ruolo abbiano avuto tutti, in quei minuti di follia.
La richiesta di “perdono”, resterà cristallizzata in quelle poche righe di Misseri, un perdono che nemmeno lui, siamo certi potrà mai concedersi.