OGGI AVREBBE COMPIUTO 90 ANNI ERNESTO GUEVARA, IL CHE

DI ELISABETTA VILLAGGIO

I miti, per diventarlo, devono essere belli, carismatici e morire giovani. È il caso di Ernesto Guevara, detto il Che, il rivoluzionario che ha cambiato il destino di Cuba. Nato a Rosario, a nord di Buenos Aires in Argentina, il 14 giugno 1928, oggi avrebbe compiuto 90 anni. Di famiglia agiata borghese, il padre era un imprenditore di origini basco-irlandesi, e la madre un’attivista femminista e anticlericale. Primo di 5 figli il giovane Ernesto cresce in una famiglia colta. Colpito da piccolo dalla polmonite e poi dall’asma, che lo perseguiterà tutta la vita, inizialmente non può frequentare la scuola e la madre gli insegna a leggere e a scrivere e gli comunica una vera e propria passione per la scrittura. Altre passioni del giovane Ernesto sono gli scacchi e il rugby e quando finisce il liceo decide di iscriversi a Medicina. Nel ’50, quando sta ancora studiando, si prende un anno sabbatico e, con il suo caro amico Alberto, parte in sella della sua moto, che chiamerà la Poderosa, per un lungo viaggio attraverso il Sudamerica e questo viaggio sarà documentato dal suo libro dal quale verrà tratto il film I diari della motocicletta. I due amici visitano vari paesi e rimangono molto colpiti dalla povertà e soprattutto dalle diverse condizioni sociali ed economiche del paese. Una volta tornato si laurea in Medicina.

A metà anni ’50 è in Messico dove segue come cronista i giochi panamericani e conosce Fidel Castro. Pare che quella note i due parlarono a lungo e si creò una vera empatia. C’è anche Raoul, il fratello di Fidel. Entrambi sono profughi cubani ed Ernesto è particolarmente colpito da Fidel che vuole tornare a Cuba per abbattere il regime filo-americano del generale Batista. Decide di unirsi a loro in qualità di medico ma partecipa alle esercitazioni militari. È in questo periodo che gli viene affibbiato il soprannome Che, che terrà tutta la vita, proprio perché usava quell’intercalare tra una frase e l’altra. Amato dai contadini e da tutto il suo gruppo Guevara comincia a diventare un mito e il 2 gennaio 1959 entra a L’Avana dopo aver sconfitto l’esercito di Batista che è costretto a fuggire. Dopo la rivoluzione cubana Ernesto diviene il ministro della riforma agraria e poi presidente della banca nazionale cubana.

Negli anni ’60 viaggia molto: va a New York dove parla all’ONU, poi in Europa, in Cina e in Africa. È in questo periodo che Guevara preoccupa l’URSS per le sue posizioni filo-maoiste infatti pare che non fosse stato consultato sulla questione dei missili russi a Cuba che crearono una grave crisi internazionale con gli Stati Uniti e dove il mondo rischiò la terza guerra mondiale.

Irrequieto e con tanta voglia di fare, il Che decide di lasciare Cuba, quando ormai la situazione politica è stabile, per andare in Sudamerica. Vuole portare il modello rivoluzionario cubano in quei paesi per renderli autonomi dall’egemonia nordamericana. Va in Bolivia dove entra con documenti falsi e imposta un piano d’azione per allenare i guerriglieri boliviani e non solo. Tra il ’66 e il ‘67 si perdono le sue tracce proprio perché è nascosto nella giungla. Ma la caccia al rivoluzionario da parte della CIA si infittisce e l’8 ottobre 1967 viene catturato in un’imboscata, forse fu tradito, e rinchiuso in una scuola adattata a carcere. Il giorno successivo fu ucciso e la sua foto da morto fu mostrata al mondo solo qualche tempo dopo. Il 15 ottobre Fidel Castro annunciò la sua morte con un discorso in televisione e proclamò un lutto di 3 giorni. Guevara morì a 39 anni lasciando 5 figli, la maggiore nata dal primo matrimonio e gli altri 4 dal secondo.

La barba, un sigaro sempre in bocca e il basco sempre in testa il Che è un mito non solo per i simpatizzanti di sinistra ma per tantissime persone che lo hanno sempre visto come un uomo dagli alti ideali che ha sacrificato o per lo meno scelto di vivere secondo quegli ideali romantici che solitamente i politici sono ben lontani dall’avere.

Quel suo sorriso accattivante, il fisico maschile e lo sguardo fiero lo hanno reso non solo un mito ma un’icona e l’immagine stilizzata, presa da una foto scattata dal fotografo cubano Alberto Korda nel 1960, è diventata un simbolo riconosciuto in tutto il mondo e addirittura secondo l’Istituto d’Arte del Maryland è l’immagine più famosa del ventesimo secolo. Tanti auguri Che e hasta la victoria. Siempre.