CONTE E MACRON: CONVERGENZE PARALLELE LONTANE NEL TEMPO. E SE DOMANI UNA NAVE?

DI ALBERTO TAROZZI

Che tra Conte e Macron sia scoppiata la pace ci può credere chi si limita a guardare le foto con tanto di strette di mano. Le offese restano e le scuse non sono pervenute. Cosa si sia chiarito per via telefonica tra i due premier non è dato sapere. Certo a Parigi piace gettare un po’ di fumo negli occhi. A Roma può convenire abbozzare se riceve qualcosa in cambio.

Di cosa si tratti non è dato sapere se non in prospettiva futura. Nella prima repubblica Aldo Moro, secondo alcuni, o un giovane e promettente Eugenio Scalfari, secondo altri, avrebbero parlato di convergenze parallele, a indicare quel ribaltamento dei principi della geometria euclidea che avrebbe portato l’Italia al compromesso storico. Per gli inesperti di geometria va forse chiarito che due rette parallele si possono incontrare solo in un punto collocato all’infinito, chiamiamolo orizzonte. Dunque, tornando a noi, per Italia e Francia orizzonti di pace e collaborazione. Nell’attesa di raggiungere l’orizzonte, che carognescamente si allontana ad ogni passo che compiamo per raggiungerlo, restano alcune questioni pratiche da chiarire.

Conte ha già detto che nel caso si ripresentasse la situazione Aquarius l’Italia si dovrà comportare in maniera flessibile.

Traduzione: ci comporteremo come SI conviene oppure ci comporteremo come CI conviene? Forse nel frattempo ci dovrà pervenire qualche scusa che abbia la sostanza della concretezza. La concretezza nelle parole di entrambi, si proietta nel lungo periodo: rafforzare Frontex per respingere i migranti appena si allontanano dal bagnasciuga libico; costruire Hotspot oltre mare come luoghi gestiti da una forza multinazionale incaricata di selezionare i buoni cui permettere l’imbarco verso l’Europa, in tempi che non si sa come potranno essere inferiori ai due anni dei tempi decisionali dei nostri tribunali.

Tutte cose che a Salvini potrebbero andare a pennello, soprattutto se si fossero già fatte. D’altronde Macron è fatto così: quando parla della necessità di bloccare i migranti economici sembra parafrasare Salvini; quando si tratta di salvare vite umane si trasforma in Papa Bergoglio: miracoli della retorica. Analogamente sui numeri sembra uscito dalle pagine dei mainstream: cita solo quelli che gli fanno comodo a dimostrazione che non è lui a parlare, ma i numeri stessi. Nel 2018 più richieste d’asilo in Francia che in Italia (8mila in più per la precisione). Delle centinaia di migliaia soggiornanti in Italia, eredità degli anni precedenti e in attesa di giudizio, solo un accenno non quantificato. Visto che abbiamo avuto un Minniti così bravo da alleggerire il numero degli sbarchi non ci lamentiamo e riposiamo in pace.

Ribadito invece il comportamento della Police a Ventimiglia. Se un non avente diritto arriva in Francia dall’Italia è in Italia che va rispedito. Che abbia o no il diritto lo stabiliscono ovviamente “les gendarmes” grazie al loro formidabile colpo d’occhio. Se ne consiglia l’assunzione ai tribunali italiani per accelerare le pratiche.

Per il resto, quelli che passano dalle nostre acque territoriali, cioè la stragrande maggioranza, sono affar nostro, per il momento. Per il futuro solidarietà e collaborazione come se piovesse, non ci lasceranno soli, parola di Emmanuel che è un vero amico. Caloroso appoggio alla revisione degli accordi di Dublino, in che termini non è dato sapere.

Fin qui sui migranti, ma è chiaro che l’incontro guarda anche oltre. E Macron attacca Salvini più che per ragioni di vomito perché teme il suo “asse” con austriaci e bavaresi della destra (Merkel esclusa e Orban allegato). Ammicca a Conte pregustando di fare gruppo tra En marche e i Cinque stelle alle prossime europee, sottolinenando che la politica la fanno i premier e non i ministri. E guarda anche al dopodomani prefigurando un asse, pardon un’alleanza italo francese. Qualcuno gli deve avere spiegato che la Merkel è in difficoltà e anziché fare il leccapiedi di Berlino come i suoi precursori gli converrà migliorare i rapporti col sud Europa. Tanto più che alla Bce ci andrà un teutonico poco propenso a fare favori a lui, oltre che a noi.

Tutto sta vedere come evolverà la situazione prima che Frontex, Hotspot, Dublino e compagnia cantante, possano tradursi in qualcosa di pratico. Se nel frattempo qualche altra nave vagante nel Mediterraneo dovesse rappresentare un nuovo casus belli, vedremo infine come si concluderà questa partita, giocata sulla pelle di disperati che attraversano i mari e i monti: per la cronaca c’è già (Austria e Danimarca) chi ha suggerito di scaricarli in cambio di soldi e offerte politiche, in quei dintorni dell’Europa che si chiamano Serbia, Montenegro, Albania. Sempre meglio del Niger e della Libia, sembra avere pensato il cancelliere austriaco Kurz. Ci piacerebbe sapere il parere dei profughi.

A proposito di Libia, sembra essere sfuggita a tutti la proposta risolutiva di Macron, che ha lasciato allibiti alcuni esperti delle Nazioni Unite , di cui ha parlato Tg3Mondo sabato scorso: una bella elezione presidenziale per vedere democraticamente chi vince tra Haftar, Serraj o chi altro.

Ecco, queste sono le idee che frullano per la testa del geniale Macron, che ci prospetta un’ipotesi di futuro da sogno in comune. Ma il domani è già qui e spesso i sogni muoiono all’alba, e anche prima.