LATTE SI O NO: COSA DICE LA SCIENZA?

Cristina Piloto

Latte si o no? È davvero un alimento di cui non si può fare a meno? In realtà assolutamente si, senza criminalizzare assolutamente l’uso di latte e latticini, è opportuno fare chiarezza sull’apporto nutrizionale di questa bevanda, che può rappresentare un introito notevole di proteine e di grassi animali, utili nella crescita, ma dispensabili nell’adulto.
Il latte è una buona fonte di potassio e il suo consumo riduce un po’ la pressione arteriosa, ma è ricco in grassi saturi e peggiora il quadro lipidomico. Il latte di oggi inoltre è molto diverso dal latte di ieri (quando le vacche mangiavano erba) per la composizione in acidi grassi, che è diventata molto più ricca in acidi grassi omega-6, pro-infiammatori, rispetto a prima in cui predominavano quelli omega-3, antinfiammatori.
La scuola di sanità pubblica di Harvard ha recentemente pubblicato una nota sul latte che ridimensiona la pubblicità e i pregiudizi medici: “Veramente la raccomandazione di bere latte si traduce in ossa robuste?” La conclusione è no, e verosimilmente la raccomandazione standard di almeno tre porzioni al giorno del Ministero americano dell’agricoltura (USDA), non è indipendente da pressioni industriali, non avendo chiari basi scientifiche. Infatti, se è vero che latte e latticini contengono molto calcio, sono anche ricchi di proteine animali, che concorrono ad aumentare la secrezione di calcio a livello renale.
Che rischio ci può essere a bere abitualmente latte? Il latte è un alimento per far crescere. Chi beve latte ha nel sangue concentrazioni più alte di fattori di crescita, in particolare di Insulin-like growth factor di tipo 1 (IGF-1), e chi ha più i fattori di crescita nel sangue si ammala di più di vari tumori. Il latte e i prodotti del latte hanno inoltre un alto indice insulinemico (sono sconsigliati quindi ai diabetici) e anche questo promuove una maggiore incidenza tumorale.
Molta prudenza è raccomandata alle donne già colpite da un tumore al seno. Sembrerebbe infatti, anche grazie a studi condotti all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dal gruppo del Professore Franco Berrino su donne già colpite da tumore al seno, che ci sia un rischio più alto di ricaduta della malattia tra le consumatrici più assidue di latticini. Il consumo dell’alimento ricco di ormoni accresce l’effetto dei geni BRCA, che possono essere mutati nel carcinoma della mammella.
D’altra parte il latte sembra essere associato ad un minor rischio di cancro all’intestino.
In conclusione, latte e latticini possono forse ridurre i tumori dell’intestino (ma potrebbero aumentare quelli della prostata, e il latte quelli dell’ovaio e, nelle donne con predisposizione genetica, della mammella), paiono associati a un rischio lievemente più basso di ipertensione (ma non di infarto) e non sono associati al rischio di fratture, ma neanche irrobustiscono le ossa. I nutrizionisti di Harvard, che dichiarano di non avere conflitti di interesse, suggeriscono di consumarne una porzione al giorno, che potrebbe ridurre un po’ il cancro dell’intestino senza aumentare troppo gli altri tumori e il rischio cardiovascolare, ma non ci sono ragioni scientifiche per promuoverne il consumo, neanche di una porzione al giorno. Ci sono ragioni invece di diffidare delle informazioni commerciali e degli studi sponsorizzati dall’industria. La prima regola alimentare per prevenire le fratture osteoporotiche è ridurre la carne e aumentare le verdure, non aumentare latte e formaggi, che possono anche andar bene, ma sempre nelle giuste dosi e secondo il fabbisogno energetico di ciascuno, tenendo sempre come riferimento la dieta mediterranea.