SONO MORTI STRETTI IN UN ABBRACCIO. UNA LEZIONE D’AMORE PER NON DIMENTICARE

DI RENATA BUONAIUTO

Ancora un brutto risveglio, mercoledì alle 7 del mattino è attraccata la nave Diciotto della Guardia Costiera, nel porto di Catania.
Ancora numeri record 932 migranti e due cadaveri a bordo. Di loro parleremo oggi. Di questa ennesima morte assurda, una speranza “pagata” e terminata come tante, in una notte di paura e freddo.
Sono morti stretti in un abbraccio, i due ragazzi. Non si conoscevano, non erano parenti né fidanzati, solo compagni di un viaggio per la vita, per la salvezza. Tutto si è infranto in quelle acque. Il medico dopo i primi accertamenti ha dichiarato che non sono morti annegati, erano su un gommone, sono stati forse gli stenti, il freddo, il grave stato di denutrizione a mettere la parola fine alle loro fragili vite.
Ma la morte non ha allentato quell’abbraccio, non è riuscito a dividerli. Forse è stata prima lei a volare lontano, su altre spiagge altri oceani, lui però ha continuato a tenerla stretta, ha continuato a riscaldarla fino a raggiungerla, libero finalmente.
Sappiano solo che erano somali, prigionieri in quei campi dell’orrore dove la morte diventa quasi una speranza, una liberazione. La migliore conclusione per un incubo senza fine. I migranti superstiti hanno raccontato dei giorni e giorni d’attesa, quando dopo aver pagato il “riscatto” per l’ultima speranza di salvezza, attendevano d’imbarcarsi. Mentre noi qui, al fresco delle nostre case, al caldo delle spiagge litigavamo e discutevamo sulla necessità di fermare questa ondata di “invasione”. Perché per molti di noi il loro arrivo è visto proprio così, un’ingiusta invasione di un paese già troppo affaticato per la mancanza di lavoro, sicurezza, opportunità. E, mentre litigavamo, facevamo proclami, minacciavamo e cercavamo il consenso fra la gente, mentre fiumi di parole inondavano il web, mentre video e volti si accavallavano in questa esasperante guerra di giusto ed ingiusto, loro morivano. Non sappiamo nemmeno i nomi, sono loro…due somali…due giovani…due ragazzi…due vite.
Improvvisamente non sono più quella minaccia, quel pericolo incombente, quei terroristi pronti a rubarci le nostre già fragili certezze ma solo due ragazzi. E ritorna alla mente quel bimbo, fotografato su una spiaggia mesi fa, mentre l’acqua del mare ancora lo accarezzava. Quel corpicino riportato a riva dalla pietà del mare, non certo dalla nostra. Quel volto innocente di una guerra inutile a cui ognuno di noi, per la sua parte, ha piena responsabilità.
Tutte vite che dopo una distratta lettura, lasciamo scivolare via dalle caselle della memoria, immagini che per un attimo turbano i nostri pensieri, poi voltiamo pagina, chiudiamo gli occhi e ricominciamo a camminare, sorridere, ridere, vivere.
Ma non riescono a farlo “loro”, i 932 migranti che vedono passare i carri funebri, e sentono in quelle ingiuste morti la loro morte. Non può farlo quel bambino che ha smesso di parlare. Un giorno hanno bombardato la sua casa, ha visto morire la mamma, il suo tempo si è fermato a quella violenza, chissà se riuscirà a rimettere in piedi i tasselli della sua vita, se riuscirà ad apprezzare la “vita”, o se continuerà a morire giorno dopo giorno. Se il suo tempo riprenderà a scorrere o se resterà chiuso in quell’istante d’immenso dolore.
C’è un padre che ha messo da parte tutti i suoi soldi, per pagare il viaggio della speranza al suo unico figlio, i soldi bastavano solo per lui. In quel pezzo di terra, dimenticato dagli uomini ma non da Dio, sapeva che la morte sarebbe stata imminente, ha affidato il piccolo ad una famiglia in partenza, lo ha lasciato lì mentre fuggiva via nel buio della notte, per non farsi vedere ha rinunciato anche ad un ultimo saluto, si è nascosto e mentre l’imbarcazione si allontanava silenziosa fra le acque ha pregato, perché il suo piccolo, grande ometto potesse ritrovare ancora la vita. Sa che rivederlo sarà un miracolo e forse non lo spera nemmeno, preferisce adesso sognarlo, in una grande casa al caldo, circondato da giocattoli e con un piatto caldo sempre pronto per lui. Con un nuovo papà che sia in grado di amarlo almeno la metà di quanto non lo ami lui che per donargli la vita ha rinunciato alla sua.
Lo avrà abbracciato stretto prima di lasciarlo andare, sarà questo il ricordo che scalderà il suo cuore in questo tempo, senza più tempo, un abbraccio nel quale c’era amore, disperazione, speranza, coraggio, fiducia, lo stesso abbraccio che ha unito le vite dei due giovani ragazzi, ritrovati mercoledì. Un abbraccio la cui intensità nessuno di noi è in grado di apprezzare, perché ha una forza a noi sconosciuta, quella di Dio.