COME SI COSTRUISCE LA REALTA’

DI MARCO GIACOSA

Come si costruisce «la realtà».

Si derubrica la bontà a «buonismo» – perché noi non siamo contro la bontà, siamo contro i buonisti.
Si delegittimano le ONG – perché noi non siamo contro chi salva vite, noi siamo contro chi le traffica.
Quelli che esprimono solidarietà sono «solidali di professione» – e noi non siamo contro la solidarietà, siamo contro i professionisti.
Il viaggio di migliaia di chilometri a piedi, con mezzi raccattati di fortuna, il deserto, le prigioni, le torture, la pericolosissima traversata in mare diventano «una crociera» – perché noi non siamo contro le persone in difficoltà, noi siamo contro chi viaggia in prima classe.
Vivere senza documenti, nell’attesa dell’esito della richiesta del permesso, è «una pacchia» – perché noi non siamo contro i deboli, lontani da casa, senza la famiglia, che soffrono la solitudine, noi siamo contro quelli che vengono mantenuti a sbafo.
Avere il telefono con il wifi non è comunicare con i famigliari nell’altro continente – perché noi non impediamo a nessuno una telefonata, noi siamo contro chi gioca ai videogiochi.
I 35 euro al giorno per le società, italiane, che si prendono cura dei migranti diventano «35 euro ai migranti» – e voi, li guadagnate 35 euro al giorno, mangiati e lavati, senza lavorare?
Accogliere diventa il «business dell’accoglienza» – perché noi non siamo contro l’accoglienza, noi siamo contro il business.
Una uomo di colore che dorme in mezzo a una strada, defeca, urina e maleodora non è una persona in difficoltà, ma è «uno di loro» che non fa niente tutto il giorno, prende 35 euro, è gestito dal business dell’accoglienza, e si permette pure di attentare al nostro decoro.
Uno che si lamenta per il cibo pessimo, perché la cooperativa lucra sul suo cibo, non ha ragione – ma deve ringraziare che è qui, a spese nostre, e osa lamentarsi!
Trecento, o cinquecento migranti assembrati non sono situazioni di disagio e difficoltà, ma l’avamposto dell’«invasione».
Le statistiche e i numeri non contano, perché conta «la percezione», che a questo punto è certamente un fenomeno reale.

Lo stesso si può fare, chessò, con gli invalidi, o con i forestali, o con i vecchi. Proviamo con i vecchi.

Si derubrica la cura a «curismo» – perché noi non siamo contro le cure, noi siamo contro i curisti.
Si delegittimano le residenze per anziani – perché noi non siamo contro chi cura le persone, noi siamo contro chi lucra sulla cura delle persone.
Una vita lunga, una serie di sofferenze, di lutti, l’insesorabile incombere della fine delle possibilità del corpo, le malattie, gli interrogativi sul senso della vita diventano «la bella vita» – perché noi non siamo contro le persone in difficoltà, noi siamo contro chi fa «la bella vita».
Vivere nella solitudine della casa di riposo è «una pacchia» – perché noi non siamo contro i deboli, senza la famiglia, che soffrono la mancanza, noi siamo contro quelli che vengono mantenuti a sbafo.
I soldi della pensione elargita ai vecchi, che la girano alla residenza per il soggiorno, sono «i soldi per la residenza» – e vi sembra giusto pagare la pensione – che peraltro nel complesso uno non sta meritando, avendo ricevuto molto di più nel corso della vita di quanto abbia pagato – a uno che li gira a un centro che lo mantiene?
Accudire diventa il «business dell’accudimento» – perché noi non siamo contro l’accudimento, noi siamo contro il business.
Un vecchio con gli occhi tristi non è un uomo in difficoltà – è uno che rovina i conti pubblici, e chi di voi non è triste, perché non ha lavoro, o è stato licenziato, o per colpa della Fornero la pensione non la vedrà nemmeno?
Un uomo che si piscia nei pantaloni, che caga nelle lenzuola, non è un uomo in difficoltà, ma alimenta il «business delle badanti» – perché noi non siamo contro le difficoltà, noi siamo contro il business.

Continuo?
O proviamo con i forestali?
Con altre minoranze?

Perché con i migranti? Perché è più facile: nessuno di noi proviene da un barcone, quasi nessun italiano per ora è nero. O l’italiano, comunque, è «percepito» bianco. Ma siamo tutti potenziali vittime, prima o poi, di queste «realtà».