E’ NATA LA MACEDONIA DEL NORD. ANCORA FERMENTI IN SALA PARTO

DI ALBERTO TAROZZI

E’ stato firmato sulle rive del lago Prespa l’accordo tra Grecia e Fyrom (ufficialmente Repubblica di Macedonia dell’ex Yugoslavia), che sancisce come le parti condividano che la seconda possa essere unanimemente definita Macedonia del Nord. Firmatari i ministri degli esteri, presenti i premier Tsipras e Zaev. Presenti e plaudenti, per la Ue, la rappresentante Mogherini e il responsabile dell’allargamento dell’Unione, l’austriaco Hahn. A sottolineare come l’accordo, facendo saltare il veto dei greci, possa costituire un passo decisivo per l’entrata del governo di Skopje nella Ue medesima.

Giochi fatti dunque? Sì e no: sensibili le voci del dissenso, più clamorose quelle dei nazionalisti greci, con alcune chiese la cui campane hanno suonato a morto, che versano lagrime sul fatto che ci sia una Macedonia, di cui verrebbe sancita definitivamente l’estraneità alla Grecia. Manifestazioni, anche numerose, contrarie all’accordo si erano registrate nei giorni passati, ma Tsipras aveva tenuto duro, convinto che la maggioranza dei suoi concittadini, colpiti da 13 tagli di pensioni in 10 anni abbia semmai altre grane cui pensare.

Meno folkloristiche, ma più sostanziali, le riserve sul fronte macedone. Pare che nessuno si sia suicidato per la cancellazione di targhe e la soppressione di statue inneggianti ad Alessandro Magno, per non offendere i greci che ritengono che il condottiero sia tutta roba loro. Il vero e più minaccioso ostacolo è invece rappresentato da questioni tutte politiche di natura anche internazionale.

Tanto per cominciare, con la nuova denominazione, salterebbero i veti della Grecia, non soltanto all’entrata dei macedoni nella Ue, ma anche a quella nella Nato. E qui si arriva al nodo cruciale: la….. Fyrom o come la vogliamo chiamare, è stata teatro, negli anni passati, di uno scontro ai ferri corti tra centro destra filo russo e centro sinistra filo occidentale, supportato anche da una sede locale di Open Society che, per chi non lo sapesse, è quella Fondazione di Georg Soros, destabilizzatore e speculatore finanziario di professione visto come il fumo negli occhi dagli amici di Mosca. La tensione era arrivata all’acme quando, alle passate elezioni, rompendo un accordo tra componente slava e componente albanese della popolazione, tutti i partiti albanesi, anche quelli con qualche pulsione indipendentista, si erano concentrati solo sul versante del centro sinistra, lasciando che il centro destra si esibisse nel ruolo di unico baluardo dell’unità del paese. Lo scontro si era allargato anche all’aula del parlamento dove le parti in causa avevano dato luogo a una violenta colluttazione.

Il tutto si era concluso col presidente della repubblica (centro destra e filo russo) che aveva infine legittimato il governo filo occidentale del premier Zaev, ma la questione non era parsa del tutto risolta.

Adesso, che l’accordo potrebbe costituire il preambolo dell’entrata del paese nella Nato, sembra inevitabile che gli animi tornino a scaldarsi. Tanto più che il cambio della denominazione richiederebbe una modifica della Costituzione con tanto di firma del presidente della repubblica, che per il momento si è espresso a sfavore, nonché il voto dei due terzi del parlamento (non coperto dai soli parlamentari slavi e albanesi della maggioranza).

E’ così importante la collocazione geopolitica dello stato macedone, nel quadro internazionale? Non poco, sia perché potenziale luogo di passaggio di gasdotti di grande importanza geostrategica per la Russia, sia perché la politica ondivaga di Erdogan in Turchia e il non allineamento della Serbia spingono Usa e Nato a rafforzare le proprie alleanze politiche nell’area con soggetti di loro alto gradimento.

D’altronde, da parte di Mosca, il possibile trasloco della futura Macedonia del Nord nello schieramento Nato è già stato definito come controproducente per la pace nell’area.

Col dovuto rispetto alle nostalgie dei nazionalisti greci è su questi argomenti che la partita non si è ancora chiusa. Chi, fin da ora, grida al lieto evento, dovrebbe sapere che, in sala parto, medici e ostetrici non ostentano ancora, guardando a Skopje, i segnali del massimo ottimismo.