MONDIALE: TIFOSI ITALO-ARGENTINI IN CERCA DI IDENTITÀ

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Un esordio deludente al Mondiale, quello argentino. Con un rigore sbagliato da Lionel Messi e un tiro che coglie di sorpresa il portiere e consente all’Islanda di pareggiare. I più delusi sono quelli che – qui a Buenos Aires – non avevano preso impegni in un sabato freddo e sereno di inizio inverno, convinti di passare il pomeriggio e la serata a festeggiare la prima vittoria argentina in Russia.
Per gli argentini, poi, questo Mondiale inizia in agrodolce per un altro motivo: l’assenza dell’Italia, fornitrice storica di una squadra di riserva per cui tifare, in caso di eliminazione della nazionale albicelestre. Non c’è da stupirsi, in un paese in cui oltre metà della popolazione riconosce una discendenza da avi italiani. E il bisogno di italianità, di senso di appartenenza, è alto. “Il calcio offre, in questo senso, uno strumento particolarmente adatto: con un minimo investimento di passione, garantisce un senso di appartenenza senza troppi rischi”, chiarisce María Soledad Balsas, ricercatrice di Ides-Conicet e autrice dello studio “La ricezione transnazionale del football italiano: ‘romanisti’ e ‘napolitanisti’ a Buenos Aires”, svolto attraverso la cooperazione universitaria Argentina-Italia.
Una ricerca che si concentra sui tifosi della Roma e del Napoli: non solo argentini di origine italiana, ma anche argentini che non hanno nessuna relazione con il nostro paese, turisti di passaggio e italiani nativi, di vecchia e recente immigrazione.
Come vivono questi ultimi la mancata qualificazione al Mondiale? “L’assenza dell’Italia ha esacerbato l’identificazione con la nazionale argentina”, osserva Balsas. “Come succede spesso negli ambienti calcistici, ma anche in quelli migratori, la sconfitta fa emergere le criticità, talvolta in maniera molto virulenta. Da una parte, ci sono le critiche alla figura dell’allenatore degli azzurri, al mancato investimento nelle nuove generazioni di giocatori italiani, alla presunta corruzione della Federazione e all’atteggiamento tutto italiano di ‘addormentarsi sugli allori del passato’. Dall’altra parte, contano la famiglia e i legami creati in loco e le opportunità lavorative offerte dal paese, che hanno spinto la predilezione per la nazionale argentina”. Insomma, gli italiani tiferanno per il paese di adozione.
L’indagine di Balsas si è svolta varie fasi, prima sulle reti sociali e poi “sul campo” (in senso antropologico e non calcistico). “Grazie a Facebook ho scoperto l’esistenza di due gruppi di particolare interesse”, commenta la ricercatrice. “Il Napoli Club Buenos Aires e il Roma Club Argentina”. A quel punto è iniziata l’osservazione partecipante. “Mi sono messa in contatto con i leader dei due gruppi”, continua. “Ho partecipato alle riunioni dei tifosi al bar per vedere le partite. Ho seguito 23 incontri, in cui si vedevano le partite del campionato italiano di serie A e quelle della Champions League”.
Al di là del mondiale, sono emerse situazioni interessanti. “La figura di Maradona funziona ancora come un condensatore indiscusso di italo-argentinità”, spiega Balsas. “Mentre quella di Higuaín -calciatore argentino che ha fatto parte della squadra del Napoli per poi passare alla rivale storica, la Juventus – è un vero e proprio spartiacque. I tifosi italiani lo ritengono un ‘traditore’, i napoletanisti italo-argentini ‘gli perdonano tutto’ in quanto giocatore di spicco della nazionale argentina in Russia”.
Colpisce il fatto che questi tifosi si trovino ancora nei bar per vedere la partita su megaschermo, nell’epoca in cui sembra già firmato l’atto di morte delle televisione.
“Le motivazioni vanno ricercate oltre l’interesse strettamente calcistico”, precisa Balsas. “Per i nativi il raduno si spiega con il bisogno di parlare in italiano, o addirittura dialetto, e ritrovarsi tra connazionali. Per gli italo-argentini, invece, si aggiungono motivi diversi, come il mancato accesso al pacchetto della televisione via cavo, il bisogno di riempire tempi vuoti, l’effervescenza del bar e lo sfogo di un’identità con diverse sfaccettature”.
Una cosa però è certa: tutti preferiscono i telecronisti argentini a quelli della Rai che, come riferiscono gli intervistati dello studio di Balsas, “ti fanno ti fanno passare la voglia di vedere la partita. Sono vecchi. Non sono al passo con i tempi. Qua urlano di più, sono più passionali. Rai International è statica”. E non ha neppure l’HD.