SARA, UN DESTINO GIÀ SEGNATO TRA I 25 ARRESTI DI ALBA PONTINA

DI CLAUDIA SABA

Non si fa altro che parlare di integrazione, ultimamente.
È questo l’argomento più gettonato del momento.
Ma se vogliamo davvero integrare tutti, se davvero siamo così buoni e generosi, sapreste spiegarmi allora, perché in cinquant’anni non si è riusciti ad integrare le nuove generazioni di rom, le stesse che oggi sono finite in carcere?
Perché dei figli di genitori tanto “famosi” nella nostra città, nessuno se ne è mai fatto carico?
Perché nessuno è mai intervenuto cercando di aiutarli socialmente evitando che diventassero ciò che sono diventati?
A me sorge il dubbio,
che si tratti sempre di qualcosa che abbia a che fare con il danaro, di quanto possa rendere il prodigarsi per una cosa invece che per l’altra.
Perché tutti i discorsi che siamo così bravi a fare oggi, sul buonismo nemmeno più tanto gratuito, non siamo stati in grado di farli anche in passato?
Quando tutti conoscevamo benissimo una certa realtà locale, ma abbiamo preferito girarci dall’altra parte.
I ragazzi che hanno arrestato, sono gli stessi che cacciavamo come la peste quando erano piccoli, dalla scuola, dalle feste dei nostri figli.
E coloro che si fanno paladini dei diritti di alcuni, sono gli stessi che non hanno mai mosso un dito per impedire a quei bambini di essere adulti, liberi e diversi.
Li abbiamo lasciati vivere nella loro diversità, chiamandoli “zingarelli”, giudicandoli, rendendoli schiavi della loro cultura, senza favorire alcun progetto che potesse accogliere piuttosto che respingere.
Se è vero che i bambini non hanno colpe per il luogo in cui nascono, che colpe hanno avuto quei bambini per esser nati in famiglie criminali?
Se nulla poteva farsi per gli adulti, molto poteva essere fatto per i bambini che andavano a scuola con i nostri figli ma che abbiamo preferito abbandonare al loro destino, ignorandoli, allontanandoli.
Sara, una delle ragazze arrestate, ha 24 anni.
Andava a scuola con mia figlia, facevano i compiti insieme, la merenda insieme.
Spesso isolata dai compagni, giudicata per il colore della pelle e per quel suo modo di vestire diverso dagli altri.
Era una bambina come tante.
Intelligente, vispa e dispettosa, come quelle della sua età.
All’epoca, aveva 7 anni.
Conoscevo l’ambiente a cui apparteneva e mi addolorava molto sapere che il suo destino fosse già segnato.
Perché nessuno avrebbe mosso un dito per lei che invece, poteva essere salvata.
Ci siamo perse di vista, ognuno ha preso la sua strada.
Mia figlia ha continuato la scuola, mentre Sara, dopo la terza media, restava a casa, crescendo tra la diffidenza, il pregiudizio e l’ambiente criminale della sua famiglia.
Rinchiusa dietro le sbarre di una piccola società borghese pronta ad isolarla piuttosto che accoglierla.
Giudicata prima ancora di aver agito.
Sara è tutte le Sara che pagano per le colpe dei grandi e adesso, è rinchiusa tra le sbarre di un carcere.
Arrestata durante l’Operazione Alba Pontina insieme ad altre 24 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Oggi, tutti coloro che un tempo scacciavano quei bambini come fossero appestati, si prodigano a favore di un’integrazione a progetto per gli “altri”, raccontandoci che è giusto accogliere chiunque.
Ma i bambini non sono tutti uguali?
Fino ad ora, non è stato così.
È per questo che un certo tipo di finto buonismo, io lo chiamo ipocrisia.
Ci sono i nipoti adesso, i figli dei figli, altri bambini con un destino già segnato che potrebbero essere salvati, ma di cui, ancora nessuno si prende carico.
Forse, sarebbe il caso di ricordarsene e battersi per tutti, non solo per alcuni.
I bambini sono tutti uguali, nessuno escluso.