EUROPA: ATMOSFERA SALVINI. MINISTRO TEDESCO VUOLE I RESPINGIMENTI, MAGARI VERSO L’ITALIA. E ANGELA?

DI ALBERTO TAROZZI

Tra i successi che sta riportando il neo ministro degli interni c’è senza dubbio quello di avere contribuito, nel suo piccolo, a creare un’atmosfera, che comincia a pervadere non solamente l’Italia, dove la Lega risulta al primo posto nei sondaggi. Chi dice che la sua posizione in Europa è isolata sbaglia.

Nelle ultime settimane è un susseguirsi di esternazioni che seguono il solco tracciato dal nostro Mister Purtroppo (quello che anche tra gli italiani vorrebbe stabilire chi viene prima e chi se ne deve andare…ma “purtroppo” non si può).

Non c’è che dire il nostro un’atmosfera è stato in grado di crearla

Nell’attesa speriamo breve, che qualcuno si ricordi di essere garante di una Costituzione che non pare prevedere i censimenti su base razziale e riferisca il suo altolocato parere sia a noi che al sopraricordato ministro, proviamo a buttare un’occhiata a vedere cosa sta accadendo oltre confine.

Ce n’è per tutti i gusti: si va da Valencia, dove, consapevoli che a fare una figura migliore dell’Italia con gli immigrati ci vuole veramente poco, si propone una buona accoglienza a un pugno di casi più gravi, per gli altri la messa in lista d’attesa in luoghi che non ci paiono migliori dei nostri centri di accoglienza. Indi giudizi sicuramente più rapidi dei nostri e conseguente respingimento al mittente, come se tra i cartelli di welcome all’arrivo dell’Aquarius ce ne fosse uno che dicesse “L’ospite è come il pesce dopo tre giorni puzza”. Macron offre il suo aiutino piccino piccino. Ma è solo uno stuzzichino. Oltre Oceano Trump tuona che ad essere ospitali come la Germania si finisce male. Ed è proprio la Germania, che in Europa prende la scena, strappandola agli untorelli del gruppo di Visegrad, come Polonia e Ungheria e a qualche carneade del Baltico.

Dopo avere sposato la tesi di Salvini sui respingimenti ai confini, il suo omologo agli interni tedesco, il bavarese Horst Seehofer  ha minacciato con un ultimatum la premier. Se nell’arco di qualche settimana non si arriva a un accordo europeo i tedeschi dovranno dare il là ai respingimenti ai confini quindi anche in direzione sud. Al di là della praticabilità immediata della proposta, teniamo conto del fatto che, mentre Seehofer si appoggia a Salvini, la Merkel incontra Giuseppe Conte col quale ripete la sequenza del progetto europeo tutto teorico, al momento, già emerso nei colloqui Conte/Macron.

Hotspot in terra africana (facile vero? con l’aria che tira in Libia); rafforzamento dell’intercettazione dei barconi aumentando le risorse della missione Frontex (ma le grane più grosse toccheranno all’Italia); revisione degli accordi di Dublino (progetto di cui si parla da lustri col rischio che la pezza sia peggio dello sbrago).

Concludendo la promessa di qualche risorsa in più per qualche profugo in meno per l’Italia, nell’attesa di tempi migliori. Questa beninteso lo scenario soft.

Sul fronte hard la linea Salvini/Seehofer,  che implica respingimenti ai confini dappertutto: dal nord al sud, dall’ovest all’est. Tutti contenti e impegnati nella caccia agli intrusi esterni e ai disturbatori esterni.

Forse al nostro ministro, così bravo nel suscitare atmosfere che possano pervadere continenti e pianeti sfugge un piccolo particolare. Che a furia di respingere verso est, verso sud e verso ovest, l’ultima destinazione conosciuta, quella nella quale si accumulerebbero a valanga gli indesiderati e dalla quale risulterebbe proibitivo compiere l’ultimo passo  (rispedirli a casa loro), verrebbe ad essere proprio l’Italia.

Insomma nel dilagare generalizzato della moda del “fare pulizia” una “pattumiera” bisognerà pure trovarla e a meno di non rivolgersi verso i Balcani (proposta austro-danese logisticamente difficile da realizzare) vuoi vedere che il luogo prediletto potrebbe essere il nostro stivale. Magari con qualche miliardo in cassa, come si è fatto con la Turchia. Una prospettiva mica male per un tizio come Salvini, se pensiamo che la Turchia si ritrova con oltre due milioni di richiedenti asilo.