UN MONDIALE POPULISTA

DI ITALO CUCCI

Come quella notte: ho sentito le note di “Cielito Lindo” levarsi dagli spalti del Luzhniki e mi si è aperto il cuore. 17 giugno 2018 qui, Germania-Messico 0-1, come il 17 giugno 1970 all’Azteca di Città del Messico Italia-Germania 4-3, migliaia di messicani si son messi a cantare l’antico inno dell’amore che accompagna sempre le loro battaglie sportive. Per noi fu un omaggio d’amicizia, li avevamo divertiti, e si riversarono allo Zòcalo e a Piazza Garibaldi inneggiando ai comuni tricolori con i mariachi che da “Cielito Lindo” e “Guadalajara” passavano a “‘O sole mio”. Ho rivisto sorrisi e lacrime, abbracci e ammucchiate, i vincitori esultanti come bambini, gli altri, invece, ammutoliti e chini come guerrieri sconfitti: come allora Noi e Loro, inizio di un paradossale calvario dei teutoni potenti che puntualmente ci hanno sofferto davvero – dico nel calcio – tant’è che proprio ieri uno di loro, forse Khedira, ha detto le ultime parole famose: “L’assenza dell’Italia per noi è un vantaggio”. Noi non ci siamo, i messicani sí, e tanti, come se Mosca fosse dietro l’angolo, e li han lasciati godere la Piazza Rossa che una volta era il tempio del silenzio dove si poteva sentire solo il fruscío ritmato degli stivali dei militi al cambio della guardia davanti a Lenin. 17 giugno, l’Italia festeggiò di notte e i turisti tedeschi dovettero subirci in Adriatico come all’Azteca. A Mosca, come a Messico, s’è fermato poi ogni sorriso, per rivolgere un pensiero ai due tifosi messicani investiti sabato sera proprio vicino alla Piazza Rossa da un taxista forse terrorista. Si son visti rotolare a terra due sombreri, quasi un presagio di altro dolore, e invece dopo ne sono volati migliaia, verso il cielo toccato dal tramonto.
Il calcio? Proprio come quarantott’anni fa, punita l’albagia teutonica dagli italianuzzi che fino a poche ore prima avevano litigato per Mazzola e Rivera, poi il Golden Boy firmò il 4-3 decisivo. Brera – su suggerimento di Rocco, scrisse al “Giorno”:”DANKE SHOEN”, grazie davvero, per gli errori tattici del ct Shoen. Ieri lezione due, Hirving Lozano ha colto in fallo Neuer rientrato dopo lunghi mesi per scelta del ct Low che in quattro anni ha trasformato la Germania Campione del Mondo in un’accolita di eroi stanchi e usurati, costretti addirittura a rievocare il fantasma di Mario Gomez. “Facciamoci ‘sti messicani – avrà pensato Low- poi vedremo”. Stavolta è toccato a Juan Carlos Osorio, il ct messicano, poter dire “DANKE LOW”, grazie ometto depresso.
E grazie, diciamo noi, anche alla Svizzera che ha fermato Ricciolo Neymar e all’Islanda che ha bruciato Messi. Il re per ora è solo lui, Cristiano Ronaldo. Un Mondiale populista.
Italo Cucci QS 18-6-18