INCONTRO MERKEL MACRON: MIGRAZIONI, PER L’ITALIA SI PREPARA LA PUGNALATA NELLA SCHIENA

DI ALBERTO TAROZZI

Summit Merkel Macron al castello di Meselberg osservato con qualche distacco dalla nostra stampa. La cosa ha dell’incredibile se è vero, come sembra, che in tale sede si sia preparata la più clamorosa trappola per l’Italia sulla questione delle migrazioni che mente perversa potesse immaginare. Anche se va riconosciuto a Mattarella di avere avvertito la drammaticità del momento.

In una parola: quattro chiacchiere sulla solidarietà europea, altrettante sul rafforzamento di Frontex (chi? come? dove? quando?)). Conferma della necessità di porre un argine ai migranti ai confini della Ue. Anche qui, dove? Balcani? Porto nel sud del Mediterraneo? Niger? Libia? Il tutto già scritto nella strategia Minniti, inclusi i problemi, esclusi i contraccolpi su persone che verrebbero rinchiuse in lager che sarebbero gestiti non si sa da chi e, più di ogni altra cosa, escluse soluzioni capaci di affrontare quei soliti diabolici dettagli nei quali sono fin qui affondate tutte le migliori intenzioni in materia, lasciando campo aperto solo a quelle peggiori.

Come aggiunta nessun accordo sulla possibilità di unificare le procedure di accoglienza a evitare che il migrante si orienti là dove la legislazione gli appare più favorevole o quanto meno, caso italiano, così aggrovigliata, a livello esecutivo, di tribunali e prefetture, da lasciargli speranze che altrove non potrebbe coltivare. Dimenticavamo la cosa più ovvia: di rivedere Dublino nei termini richiesti dall’Italia nemmeno un cenno.

Una sola novità che, se portata fino in fondo, costituirebbe per l’Italia una pugnalata alle schiena. Macron ha infatti dichiarato che “quei migranti che vengono registrati in un Paese e vanno in un altro devono essere rimandati indietro al più presto”. Per la cronaca, nella querelle tra la Merkel e il suo ministro degli interni Seehofer, quello che sta tanto nel cuore di Salvini, questo era stato il punto di maggiore attrito. Seehofer vorrebbe infatti rimandare questi migranti al di là del confine, magari in Italia via Austria, visto che Salvini sta simpatico sia a lui che a Kurz. La Merkel puntava invece su intese bilaterali coi Paesi di prima accoglienza e questo avrebbe lasciato qualche chance di alleggerimento all’Italia, che altrimenti si ritroverebbe di nuovo in difficoltà come nel 2017. Adesso la presa di posizione di Macron, in linea con quella di Seehofer, e a perpetuazione del blocco e dei respingimenti modello Ventimiglia, mette nell’angolo Angela e per l’Italia si prospetta un’alternativa secca. Spingere su una replica della proposta Minniti/senza Minniti, con lager inclusi in poco affidabili terre straniere, oppure essere lasciata più di prima a se stessa come un anno e mezzo fa, a discutere di rom e legittima difesa, mentre la tempesta si avvicina.

Con la rabbia di chi è consapevole che i problemi, complessi, ma non tragici, sarebbero affrontabili con una sufficiente dose di serenità se solo prevalesse una logica della condivisione su quella dello scaricabarile che anche in Italia gode di favori sempre maggiori e autolesionistici.

I media, i politici “di razza”, gli opinion leader sembrano non avere colto fino in fondo la drammaticità, quanto meno politica, del momento. Quando la capiranno potrebbe essere troppo tardi.