LA CRIMINALE TOLLERANZA ZERO DI TRUMP INGABBIA I BAMBINI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Non si placa lo scalpore che negli Stati Uniti e nel resto del mondo sta suscitando la decisione di separare i bimbi dai genitori che dal Messico hanno varcato il confine per accedere negli Stati Uniti. L’amministrazione di Donald Trump sta attuando le nuove norme sulla stretta all’immigrazione e questa politica con “tolleranza zero” non è il modo consono ed adeguato per venire incontro a chi da qualcosa che non va come dovrebbe nella loro vita fugge, per poterlo appunto incontrare quell’equilibrio mai avuto. Una corsa verso la serenità che non pensavano minimamente potesse sfociare in un “trattamento” che non viene adottato neanche più nei canili a pensarci bene. Iniziano ad essere divulgate le immagini e i file audio che parlano senza filtri di quella supponenza che non si dovrebbe più vedere, di ciò che questi bimbi stanno vivendo. Nel materiale entrato in possesso dell’organizzazione no profit ProPublica e pubblicato su Youtube si sentono le grida e i pianti dei bambini messicani che sono stati separati dai genitori nel tentativo di superare la frontiera texana. Tra i lamenti dei minori si sentono inoltre le voci di alcuni agenti che pensano bene di commentare il tutto così: “Abbiamo un’orchestra qui” e ancora: “manca solo un direttore a dirigerla”. Peccato che l’orchestra siano i pianti dei bimbi e che di musica non vi sia nemmeno l’ombra, ma a loro va bene così.. e non solo a loro a quanto pare.

Mentre la polemica non accenna a placarsi, il presidente Trump commenta: “Gli Stati Uniti non saranno un campo di accoglienza per migranti e non saranno un centro di detenzione per profughi. Vedete cosa sta accadendo in Europa, non possiamo permetterlo anche negli Usa”. Nessuna “mano tesa” quindi da parte di Trump, solo il “pugno duro” da cui non pare volersi discostare, nonostante ad esprimersi in totale disaccordo vi sia stata anche sua moglie Melania, che non ha taciuto come accade solitamente , ma si è espressa ed anche chiaramente su ciò che non ritiene corretto, su ciò che invece appare a Trump un “atto di forza” per sottolineare ulteriormente il suo “potere”, anche se verrebbe da pensare che imporsi sui deboli risulti cosa alquanto semplice da attuare. Non cessano neanche le esternazioni di Trump che attraverso twitter non fa mancare il suo attacco alla Germania di Angela Merkel, così si legge a proposito di immigrazione: “La criminalità in Germania è salita del 10% (i dirigenti non vogliono riportare questi crimini) da quando i migranti sono stati accettati. Altri Paesi sono addirittura peggio. Sii sveglia America!” Un tweet che viene smentito dal fatto che il tasso di criminalità si è in effetti abbassato. Bambini e situazioni dolorose usate come manifesti su cui affiggere tutta la “preoccupazione” per una nazione che non avrebbe certamente nulla da temere, manifesti su cui affiggere post che contengono messaggi errati. Un voler prendere le distanze da un Europa che nonostante tutti i suoi problemi riesce ancora a farsi popolo e ad accogliere chi ha bisogno. Una “caccia alle streghe” inutile, vergognosa, incommentabile, perché questi bimbi tutto possono rappresentare tranne che un pericolo, ma ci si prova, e se non si sta attenti questi “scellerati” discorsi finiscono anche con l’attecchire nel terreno dell’indifferenza, che tanto alimenta gli atteggiamenti razzisti a cui stiamo assistendo sempre più spesso.

Sul fronte immigrazione pare che la strategia dell’inquilino della Casa Bianca sia quella di andare sempre all’attacco, anche preventivo, anticipando le prevedibili critiche degli oppositori e alzando l’asticella dello scontro. Quanto avviene al confine con il Messico rischia di creare stress dannosi che, come viene dimostrato in numerosi studi, possono avere un impatto sullo sviluppo a lungo termine dei bambini, generando traumi, incubi, sensazioni di abbandono e frustrazioni con cui poi doversi scontrare per molti anni, prima di essere superati. Bimbi rinchiusi in gabbie, con bottiglie di acqua, coperte termiche e patatine, in attesa di un verdetto sulla possibilità o meno di restare negli Stati Uniti e separati dai genitori per giorni, a volte anche settimane. I bambini, indipendentemente dalla loro provenienza o dal loro status migratorio, sono prima di tutto bambini. Coloro che sono rimasti senza altra scelta che fuggire dalle loro case hanno il diritto di essere protetti, di accedere ai servizi essenziali e stare con le loro famiglie, proprio come tutti i bambini. Diventa quasi assurdo dover ribadire concetti di questo tipo, quando abbiamo a che fare con un mondo che troppo spesso si definisce “civile e preparato “ salvo poi regredire nel regalarci immagini che ci riportano indietro nel tempo. Politica, associazioni umanitarie, semplici cittadini Usa e di tutto il mondo, si stringono nell’appello all’Amministrazione Trump per permettere, nel rispetto della legge e delle decisioni del Congresso, un trattamento diverso da quello a cui fino ad ora siamo chiamati ad “assistere” se pure a distanza chilometrica ma non con quella del cuore. Separazioni strazianti, separazioni non volute ma soprattutto non prive di conseguenze per chi le vive suo malgrado, per chi recandosi negli Stati Uniti, superando “quel muro” cercava protezione ed ha trovato gabbie ad attenderli.

Queste immagini ricordano i campi di internamento americani per i giapponesi nella Seconda guerra mondiale. Una delle pagine più vergognose della nostra storia, una storia che qualcosa avrebbe dovuto insegnare, ma che come Trump dimostra si fa alla svelta a dimenticare. Donald sceglie di stravolgere l’evidenza dei fatti: «I bambini sono usati dai peggiori criminali sulla terra per entrare nel nostro Paese». E ancora: «È colpa dei democratici che sono deboli e inefficaci sulla sicurezza dei confini e sulla criminalità>>. Tutto lecito? Nulla da nascondere? ed allora come mai i giornalisti non avevano l’autorizzazione a scattare le foto (anche se qualcuno lo ha fatto) o a parlare con le persone trattenute? Le associazioni a tutela dei diritti umani hanno definito la situazione “disumana”. “In alcune gabbie si ritrovano anche venti bambini, con bottigliette d’acqua sparse dappertutto e fogli di carta stagnola usati come coperte. Gabbie situate nei magazzini dove chi è riuscito ad avvicinarsi non può che essere rimasto colpito da tanta inaudita durezza.

Le associazioni per la difesa dei diritti umani si sono schierate contro la Casa Bianca, molti repubblicani sempre più critici di Trump e i democratici che accusano apertamente l’Amministrazione di voler usare la vicenda per portare a casa una riforma sull’immigrazione favorevole alla Casa Bianca. L’Alto commissario per i diritti umani, Zeid Ràad Al Hussein, ha chiesto agli Stati Uniti di interrompere le separazioni. “Il pensiero che qualsiasi Stato cerchi di scoraggiare i genitori infliggendo questi abusi sui bambini è inammissibile”.

Sono circa 2.300 i bambini separati dai genitori, più di 100 hanno meno di 4 anni. Quando gli adulti che tentano di entrare negli Stati Uniti vengono fermati al confine, i bambini vengono separati e trattenuti in centri come quello di Brownsville dove, secondo le norme, dovrebbero rimanere pochi giorni. Nell’arco di 72 ore, in teoria, dovrebbero essere trasferiti in ricoveri e strutture supervisionate dal Dipartimento della Salute e dei Servizi umani.

Secondo gli agenti presenti nel centro, a ogni individuo viene garantito cibo, accesso alla doccia, abiti puliti e cure sanitarie. La struttura ospita minori non accompagnati. Certo, questo provvedimento provvede solo a mettere tutti a posto con le proprie coscienze: viene dato loro del cibo, magari qualche abito ma viene tolto loro l’amore, il senso di protezione che arriva dallo sguardo di chi gli vuole bene e non da commenti poco appropriati, proprio rivolti ai bimbi che piangono. Questo è un carcere dove a stare dietro la rete è chi non ha commesso nessun crimine se non quello di aver inseguito un sogno insieme alla loro famiglia.

E’ dal 19 Aprile che Trump ha messo in atto questa politica, non esiste obbligo legale di separare i bimbi dai genitori che hanno tentato di introdursi illegalmente negli Usa. Il Centro America quindi fermato da Trump insieme alle migliaia di persone che fuggono dalla violenza dei loro paesi la politica dell’amministrazione Trump di separare madri e padri dai loro figli intenda procurare grave sofferenza mentale a queste famiglie allo scopo di scoraggiare altre famiglie dal cercare salvezza negli Usa. Molte di esse sono arrivate da paesi sconvolti dalla violenza e dalle violazioni dei diritti umani, come El Salvador e Honduras.

Questa politica crudele e non necessaria viene applicata non solo alle famiglie che entrano illegalmente negli Usa ma anche a quelle che chiedono asilo alla frontiera. Il governo Usa, “gioca” in modo sporco con le vite di queste famiglie di fronte a una grave e crescente crisi dei rifugiati. Come già visto nelle precedenti riforme di quest’amministrazione in materia d’immigrazione, le autorità statunitensi hanno scelto di accanirsi proprio con le famiglie che chiedono aiuto agli Usa, aggravando così il trauma e la sofferenza già subiti nella partenza e nel viaggio.

Il ministro della Giustizia, Jeff Sessions dichiara: «Stiamo facendo la cosa giusta, ci stiamo prendendo cura di questi bambini, non vengono abusati, il dipartimento Salute li tiene in buone condizioni». L’intento, ha ammesso Sessions, è quello di far arrivare un messaggio di deterrenza: «Speriamo che la gente lo capisca e che attraversi il confine passando dall’ingresso e non violando il confine illegalmente».

I dati ufficiali dicono che al 9 giugno erano 2.342 i bambini trattenuti da soli da quando, il 5 maggio, è entrata in vigore la norma voluta da Trump che persegue penalmente l’immigrazione illegale. Potrebbero diventare 30mila entro la fine di agosto.

Urla, pianti, cattiveria gratuita, e un” pugno duro” che ricorda ciò che è accaduto anche da noi sull’Aquarius. Usare le vite altrui per ribadire concetti che andavano chiariti prima non è il modo di fare politica. Sull’Aquarius le maglie della rete erano quelle delle onde del mare, qui ci sono reti, recinti, ed intanto gli ideali, il rispetto, l’umanità non sono ingabbiati nelle menti di chi questo mondo è chiamato a governare, ma sono fuggiti lontano, dove non ci sono onde né reti che li possano fermare, speriamo a farlo siano le menti, quelle ancora raziocinanti, quelle che non mettono in primo piano gli interessi economici, e che non hanno dimenticato quando ad emigrare siamo stati noi.
Cosa avremmo fatto se lo stesso” trattamento” lo avessero riservato anche a noi?
Tutto molto distante dalla politica, dall’umanità, e da ciò che dovrebbe rappresentare.