SERAFINO GIACONE: IL FOTOGRAFO CHE NON LASCIA NULLA AL CASO

DI ANTONIO AGOSTA

Serafino Giacone, classe 1967, fotografo per passione oltre che per lavoro, nasce a Palermo ma da 30 anni vive a Roma dove si è formato professionalmente ed è felicemente sposato con Ferruccio. Non ha mai nascosto a nessuno le sue scelte sessuali e quali sono le sue motivazioni profonde.
Serafino, con un sorriso sulle labbra, ricorda la prima volta che ha tenuto in mano una macchina fotografica, erano gli anni in cui frequentava l’Accademia di Belle Arti di Palermo, e la fotografia era una delle materie basi del suo corso. Rimase “stregato” dal fascino di uno scatto fatto con la pellicola anziché con il digitale. “Era una scoperta e una grande attesa aspettare lo sviluppo per vedere quello che veniva immortalato, con la speranza che esposizione, tempi di posa, inquadratura e ISO fossero stati calcolati correttamente. Una vera emozione raccontare qualcosa attraverso uno scatto”. La sua tesi di laurea si è svolta “Sulla Figurazione del Diavolo”, perché il Diavolo nell’arte è una maschera senza volto.

Da uno dei suoi primi progetti che gli fu assegnato durante l’esame di fotografia, basato su delle foto realizzate all’ex manicomio femminile di Palermo, intuì la seduzione trasmessa da un ritratto raccontato dalla macchina fotografica, perché l’artista deve essere sempre alla ricerca di nuovi stimoli e pronto a tutto, come lo è lui nelle vesti di un bravo fotografo, una persona curiosa che non lascia nulla al caso, disposto a cambiare idea se questo possa portare un arricchimento lavorativo. Serafino da piccolo era un bambino timido e amava stare da solo, l’arte lo ha aiutato a comunicare con gli altri, forse sognava come sarebbe stato il suo futuro da uomo adulto.

Serafino, secondo te la fotografia è il vangelo rivoluzionario dell’arte pura per un fotografo?;
Per un fotografo si, ma in genere tutte le forme d’arte lo sono, e per arte intendo qualsiasi cosa che comunichi emozioni

 

Il fotografo si può ritenere un artista?: 
A volte, ma più che un artista, penso possa considerarsi uno “storico”…immortalare un attimo (dal reportage, al ritratto, al paesaggio, ecc…) equivale a fermare un tempo preciso della vita che in quel preciso istante stiamo vivendo.

 

Uno scatto fotografico riesce a raccontare una circostanza visiva, a volte immediata, meglio di tante parole. Cosa serve a un bravo fotografo per cogliere l’attimo giusto? Bravura o solo fortuna?:
Credo curiosità, ti rispondo con una citazione: “Gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio, l’uomo creativo, osserva le cose vecchie con occhio nuovo”
(Gian Piero Bona)

 

Serafino, quali sono state le tue esperienze più significative che hai incontrato lungo il tuo lavoro di fotografo?:
Quella che mi ha fatto prendere con “serietà” questa forma d’arte, è stato un viaggio in India, dove stranamente comunicavo con le persone che ho fotografato attraverso l’obiettivo, e per assurdo ho avuto delle risposte inaspettate. Oltre al rapporto “umano” e a una sorta di fiducia reciproca che si sono creati con i soggetti che ho fotografato in questi ultimi anni.

 

La fotografia artistica, o “Fine Art”, permette al fotografo di essere se stessi negli scatti anche violando il concetto della tecnica fotografica? Magari reinterpretando il mondo che lo circonda?:
Personalmente sono un po’ contrario a “etichettare” un genere fotografico piuttosto che un altro. Siamo in continua evoluzione e cambiamento… qualsiasi forma, tecnica, sperimentazione va bene, purché si racconti un’emozione a chi guarda.

 

Si dice che la fotografia sia uomo e che un fotografo è paragonabile a un artigiano. Cosa c’è di vero in questa affermazione?:
Non mi appartiene, credo che più che un artigiano, sia (per riderci su) un grande impiccione, un grande curioso…

 

La fotografia può esprimere gioia, rabbia, penetrazione, realtà brutale o semplici emozioni?: 
Può esprimere tutto quello che hai elencato, il giudizio è soggettivo.
Quello che può fare rabbia a me a un’altra persona può essere indifferente.
Calcola anche che determinate emozioni le percepiamo anche in base allo stato d’animo in cui siamo in quel preciso istante della nostra vita.

 

C’è una foto alla quale sei molto legato? Quali sono i tuoi soggetti preferiti?:
La foto alla quale sono molto legato è il ritratto di un santone fatta durante un viaggio in India. I miei soggetti preferiti sono i ritratti, da quelli “rubati” per strada a quelli fatti in studio.

 

La mattina ti alzi con l’intento di fotografare l’attimo fuggente?:
Se avessi la libertà di fare come vorrei, probabilmente si, ma questo sarebbe in un mondo ideale.

https://www.serafinogiacone.com/

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