LETTERA A FIORELLA MANNOIA

DI MARIO RIGLI

Cara amica io ti ho sempre stimato, sempre, come cantante, come interprete di brani memorabili, ho sempre amato la tua voce profonda, a volte quasi baritonale, fin dai tuoi primi brani.
Ho letto una tua intervista su Alganews.
Prima di parlare della tua intervista devo dirti che rimasi male, molto male della tua scelta politica di qualche tempo fa. Lo pensavo impossibile. Proprio perché tu come me eri cresciuta a pane e bandiera rossa. Io avevo anche un altro contorno, la dottrina sociale della chiesa, Don Mazzolari, Don Milani, Padre Balducci, don Saltini ed il mio grande Don Felice. Essere di sinistra voleva dire, come vuol dire ora, “mettere al centro chi è nello scalino più basso della società, è dignità e sogno di un mondo migliore”. A sinistra, forse, se guardavi bene c’era ancora qualcuno, cravatta o meno, che era attento alla gente.
Ed io capisco cara “combattente” la tua delusione grande, capisco che con il tuo voto, e con il voto di molti che come te hanno frainteso, hai dato campo alla xenofobia pericolosa di Salvini, hai dato le spalle, tuo malgrado, agli ultimi del mondo.
Del resto era facile immaginare quel percorso. Quando si dice di essere “non di destra né di sinistra” qualcosa non torna. Quando si fonda il proprio itinerario sulla giornata del “Vaffanculo”, quando si dipende totalmente da una azienda privata, quando l’ideologia dietro il Movimento è “Gaia” e “Earth link” di Gianroberto Casaleggio è facile immaginare l’approdo plausibile. Del resto, in tempi non sospetti, uno di sinistra, anche se con la cravatta, un tal Michele Santoro aveva detto che il movimento era di destra estrema. E Santoro, non è un mago con il cappello a punta e con le stelle dipinte. È solo uno che vedeva bene la realtà.
Ti sono nel cuore Fiorella, la tua delusione deve essere cocente. Io probabilmente non dormirei la notte osservando gli odierni sviluppi. Forse non dormono nemmeno molti di quei ragazzi che hanno creduto in “altro”. Forse non molti, ma solo alcuni, perché in massa stanno sposando le idee del capo effettivo del governo del cambiamento. Mi pare che in molti accettino “questa cultura greve e pericolosissima del disprezzo dell’altro e del diverso da noi”.
Ma io ti ascolto cantare Fiorella e quando ti ascolto penso al tuo malessere dentro. Non so se leggerai questo articolo, chissà. Chissà se un giorno, con la tua voce profonda, canterai una mia canzone.