SE SEI UNA “RAGAZZA” MA TI PIACCIONO LE “RAGAZZE”, NIENTE LAVORO

DI RENATA BUONAIUTO

Francesca, Roberta, Marco, centinaia di giovani ogni giorno cercano lavoro. Part time, a tempo determinato, ad ore, qualsiasi cosa pur di cominciare a non pesare più sulle famiglie ed assaporare un briciolo d’indipendenza. Anche Valentina lo cercava disperatamente e quando ha sentito della selezione per uno “stand” di tiro a bersaglio che avrebbe aperto a giorni in occasione della manifestazione “LungoTevere in festa 2018”, non ha esitato un attimo e si è presentata al colloquio avvenuto via chat.
Sono bastati pochi scambi di parole e la lapidaria e sconcertante decisione del gestore ha gelato la povera candidata: “A noi servono donne, non maschi mancati, ti presenti come donna, ma hai l’aspetto da maschio”.
Immediata la risposta di Valentina: “Pensavo servissero persone educate e gentili, ben disposte verso il cliente, non sapevo che si dovesse fare una sfilata di moda”.
Legittima e corretta la sua osservazione, ma a quel punto il titolare dello stand attacca con ancora più aggressività: “Non sono io che comunico male. Sei te che vuoi prendere da entrambe le parti e non hai capito cosa vuoi essere. Prima capisci qualcosa a proposito della tua identità, poi ti potrai proporre per lavori in cui si cercano RAGAZZE”.
Insomma Valentina, prima di candidarsi per un lavoro deve “capire” cosa vuol essere. In altre parole lo standista non stava cercando una “persona” ma un “genere” ed il fatto che Valentina, si fosse candidata per un lavoro destinato a ragazze, sebbene avesse un orientamento sessuale diverso, lo ha evidentemente destabilizzato e ne deduciamo dai toni, anche irritato.
Poco importa se lo stand di tiro a bersaglio, in tutti i film western fosse sempre stato frequentato e gestito da donne che di femminile avessero ben poco, poco importa se imbracciassero fucili con una virilità da far invidia a qualunque cow boy. Il gestore non ricorda che sotto il cappello, i riccioli biondi erano ferocemente nascosti, perché l’indole maschile potesse trovare più ampia espressione e questo non disturbava affatto.
Non ricorda o non vuole ricordare, fatto sta che la chat si chiude e Valentina chiede aiuto alle sue amiche. Loro problemi con la sua identità sessuale evidentemente non intendono assolutamente farsene ed iniziano a diffondere lo spiacevole “incidente” sul web. Fra i tanti viene informato anche il numero verde: Gay Help Line: 800 713 713.
Il suo portavoce, nonché responsabile Fabrizio Marrazzo, parte immediatamente con la difesa dei diritti di Valentina e di tutti i gay ed invia un messaggio sintetico ma chiaro: “Chiediamo alla Sindaca Raggi di revocare la licenza dello stand presente nella manifestazione Lungotevere in festa 2018”.
Anche la rete dà il suo contributo ed in breve tempo sono migliaia i messaggi di solidarietà alla giovane Valentina, che forse non riuscirà ad indossare gli stivaletti ed il cappello ma che certamente non ha bisogno di un datore di lavoro, omofobo ed ignorante per vivere serenamente la sua sessualità.
Le selezioni dei candidati sono una legittima opportunità per i datori di lavoro nella valutazione e determinazione di chi si ritenga più opportuno assumere ma, non possono e non devono mai diventare lesivi e discriminatori rispetto alle preferenze sessuali della persona stessa, così come recita l’art. 3 del Decreto Legislativo n.216 del 9 Luglio 2003.
Intanto il Campidoglio studia il caso, speriamo solo non ci metta troppo tempo, in fondo la soluzione è semplice: lui cerca una ragazza, Valentina è una ragazza e questo è quanto!