DOPO 27 ANNI TOLTA LA SCORTA AL MAGISTRATO ANTONIO INGROIA

DI CLAUDIA SABA

Da un mese Antonio Ingroia è senza protezione. A maggio, infatti, il Viminale ha comunicato all’ex pm che non sarebbe più “a rischio”.
Ingroia era il collaboratore di Paolo Borsellino, il pm che aveva avviato le indagini sulla trattativa Stato-Mafia.
Le sue tesi erano state poi avallate dal magistrato Nino Di Matteo e il 20 aprile 2018 è arrivata la condanna in primo grado nei confronti di Mario Mori, Marcello Dell’Utri e “Antonino Cinà”.
Qualche tempo dopo la sentenza sulla trattativa Stato-Mafia, Ingroia riceve una lettera dal prefetto di Palermo, con cui gli viene comunicato che non esiste più per lui una “concreta e attuale esposizione a pericoli o minacce”. Per tali motivi, viene revocata la protezione.
Il pm scrive allora all’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, e al capo della polizia, Franco Gabrielli ma con l’insediamento del nuovo Governo, Ingroia decide di inviare una lettera al neo eletto Ministro degli Interni Salvini chiedendo di essere ricevuto.
Nessuna risposta, ma gli viene fatta una proposta: “una protezione di vigilanza dinamica. A orari convenuti”.
Questo tipo di protezione, è ritenuta dagli esperti del tutto inefficace, specie in presenza di pericoli seri come nel caso del
Pm Antonio Ingroia.
L’ex magistrato era sotto scorta dal 1991, da quando al fianco del
Giudice Borsellino, iniziò la sua lotta alla mafia.
Pesanti apprezzamenti di Riina nei suoi confronti, erano stati più volte, intercettati in carcere.
Il tipo di protezione al giudice, era cambiata più volte e negli ultimi anni solo due uomini lo scortavano nei suoi spostamenti.
Sulla vicenda si è espresso a Milano, anche il giudice
Nino Di Matteo.
“Ci sono personaggi della politica che restano sotto scorta e alcuni da anni non hanno più alcun ruolo politico. Ingroia invece è lasciato senza protezione”.