TASSE: LA PACE FISCALE SI TRASFORMA IN CONDONO FISCALE

DI MARINA POMANTE

Salvini coerente con la sua linea politica procede ad alta velocità, tra incursioni, annunci, e decisioni drastiche, sembra essere il vero leader di questo Governo, rubando la scena politica all’attuale premier Giuseppe Conte.
Non si pone remore il ministro dell’Interno e come un caterpillar distrugge tutto il lavoro svolto finora dal Governo precedente. La parola chiave sembra proprio “rottamazione”, nel mirino questa volta è il sistema fiscale.
Chiudere tutte le cartelle di Equitalia sotto i 100 mila euro, una “pace fiscale” che riguarderebbe 20 milioni di debitori su 21, pari al 96% secondo le stime di Repubblica.
Salvini lo ha annunciato proprio alla festa per il 244esimo anniversario della Guardia di Finanza affermando che: “ora tocca al Governo semplificare il sistema fiscale, ridurre le tasse e chiudere subito tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100mila euro, per liberare milioni di italiani, incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse”.

Occorre riflettere sul ragionamento del ministro, proprio nel merito del contenuto e dei “beneficiari” eventuali di tale dispositivo, appare ovvio che una “rinuncia” ad un gettito proveniente da queste cartelle rottamate, costringerebbe il Governo a perdere gli introiti derivanti. E’ pure corretto valutare l’assunto salviniano sul concetto di “ostaggi incolpevoli”… Alcuni debitori rientrano di certo nella categoria dei cosiddetti  “crediti inesigibili” che in altre parole vuol dire che costoro non sono in condizione di onorare il proprio debito, è chiaro che in questo caso si possa definirli “ostaggi” poichè con la conservazione della condizione fiscale attuale, non sono in grado di attivare alcun tipo di attività a carattere imprenditoriale e l’unica speranza che resta loro è quella del lavoro subordinato, ma spesso la difficoltà è insita proprio nei fattori che permetterebbero la candidatura ad un lavoro dipendente: l’età, la qualifica, ecc…
Senza contare che un ruolo importante è la scarsa attenzione alla disoccupazione degli over 40, che impatta col muro della politica fiscale che favorisce e promuove una più agevolata tassazione contributiva per l’inserimento di disoccupati giovani…
Ma mentre si tiene conto della difficoltà che vive il signor Rossi, debitore con caratteristiche di inesigibilità, si ha anche l’obbligo di valutare quanti debitori su questi 20 milioni (indicati dalla stima di Repubblica) siano realmente in condizione di non poter far fronte al proprio debito, si dovrebbe attivare un progetto di controllo fiscale capillare da far invidia al Kgb della peggiore Russia, per scovare quanti seppure in condizioni economiche soddisfacenti, mostrano e dichiarano uno stato prossimo alla povertà. Un controllo incrociato quindi che si dovrebbe far carico di individuare immobili intestati a prestanome, magari parenti del debitore; entrate derivanti da lavoro in nero; falsi bilanci che nascondano invece redditi di maggiore peso, ecc…
Insomma prima di far tabula rasa di molte cartelle esattoriali che arrivino a toccare il limite dei 100mila euro, va valutato il percorso che consenta un reale accertamento della condizione del debitore.

L’opposizione politica non resta a guardare passiva e insorge, definendo la pace fiscale: un maxi condono fiscale, che in realtà porterebbe molti italiani che hanno gia aderito alla cosidetta “rottamazione” lanciata dai Governi a guida Pd, a non pagare le ultime due rate di luglio e settembre.
Proprio per il fatto che il vicepremier parla di una sanatoria con aliquote tra il 6,10% e il 25%, più convenienti di quelle previste dall’attuale definizione agevolata. L’opposizione pone poi l’accento sull’impatto sui conti pubblici.

Fabio Benincasa docente di diritto tributario presso l’università della Campania in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano sostiene che: “In questa proposta ci sono problemi che riguardano l’assetto costituzionale nel rispetto dell’equità fiscale dei contribuenti. Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola. A questo punto, dopo queste dichiarazioni, mi chiedo che cosa faranno i contribuenti che devono versare le prossime rate della definizione agevolata. Probabilmente penseranno che è meglio aspettare”.

Tenendo conto delle teorie e delle ipotesi dei vari econimisti, tributaristi, pro o contro questa linea, l’unico modo per recuperare almeno una parte dei debiti delle 1.054 miliardi di cartelle esattoriali non riscosse in 15 anni sembrerebbe proprio la pace fiscale che in base a previsioni ottimistiche porterebbe almeno il 5% del dovuto nelle Casse dello Stato, almeno fino ad una vera riforma che metta alle strette i furbetti. Il Movimento 5 Stelle propone addirittura il carcere per gli evasori, la Lega non ipotizza invece il ricorso al carcere, ma si dichiara per la tolleranza zero con un drastico aumento di controlli e sanzioni, tra queste, il ritiro della patente e del passaporto fino a 5 anni.

Il braccio destro di Salvini, Armando Siri, sostiene che: “Una parte di questi soldi non è esigibile perché la persona è defunta oppure la sua attività è fallita, perché il soggetto è nullatenente e non ha beni mobili o immobili intestati. C’è, però, una serie di cittadini che potrebbe pagare, ma che magari ha chiuso la propria attività. Il volume di soldi esigibili ammonta a circa 600 miliardi di euro. Se noi a queste persone chiediamo, a seconda delle condizioni in cui si trovano, di pagare una percentuale del 6,10 o 25 per cento di quanto devono allo Stato, riusciremo a intascare una buona parte dell’ammontare che, altrimenti, non avremmo mai”.

Poi resta il punto focale per i conti pubblici, per il ministro del Tesoro, Giovanni Tria: sarebbe davvero un bel problema se davvero coloro che hanno aderito alla rottamazione e alla sua versione bis, dovessero decidere di non pagare le prossime rate: “La definizione agevolata bis dovrebbe infatti portare nelle Casse pubbliche altri
due miliardi di cui ben 1,6 miliardi con le rate da pagare nel 2018. Per non parlare del fatto che la prima rottamazione, con un incasso atteso da 7,2 miliardi (di cui 6,5 già versati), prevede il pagamento delle ultime due rate a luglio e settembre” e prosegue Benincasa nell’intervista al Fatto Quotidiano: “Onestamente non riesco ad immaginare dove si troveranno le coperture” e aggiunge “ad alcuni contribuenti morosi potrà anche far piacere una sanatoria come quella prospettata da Salvini, ma alla fine, attraverso l’impatto sui conti degli enti locali, tutto tornerà sulle spalle della collettività”.
Inoltre aggiunge il tributarista Benincasa: “Per questo l’uscita di Salvini mi sembra più propaganda elettorale che non un reale progetto”. Del Resto, precisa in più ilprofessor Giorgio Fontana, docente di diritto del lavoro all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e fra i promotori di un appena nato tavolo di riflessione sui bilanci degli enti locali: “anche se si ammette la possibilità di un condono come quello ipotizzato dal ministro, non si può non tener conto delle esigenze dei Comuni che avrebbero bisogno di finanziamenti aggiuntivi, in assenza dei quali, ci sarebbe un pesante impatto sui conti dei comuni di cui molti già sull’orlo del dissesto”.

La considerazione di Giorgio Fontana, pone l’accento proprio sul dettaglio piuttosto che su scala nazionale, sarebbero infatti proprio i Comuni a risentire direttamente e maggiormente di questa pace fiscale, poichè tutti i proventi derivanti da multe o mancati pagamenti che i cittadini dovrebbero al Comune d’appartenenza, finirebbero col creare un indiretto buco di bilancio, al quale poi occorrerebbe porre rimedio facendo ricorso a richieste di ulteriori finanziamenti dal Governo… Insomma il cane che si morde la coda, non si può rinunciare alle entrate perchè si dovrebbe ricorrere ad un aumento di tasse per chi resta disponibile a pagare, ma non si può spremere un limone secco e sperare di ricavarne succo… Come riattivare la possibilità di ripresa per chi soffre la condizione debitoria cronica e sprofonda sempre più nella povertà, se non cancellando tutto (o quasi) il suo debito? Un Paese civile, moderno e attento a tutti i suoi cittadini, ha l’obbligo di provvedere a chiunque e garantire una vivibilità dignitosa, anche a costo di sacrifici, ma tutto questo deve prevedere una contropartita, deve considerare l’impegno quota parte del beneficiario di tale attenzione, sarebbe perciò forse più macchinoso ma più equilibrato un provvedimento che presupponga il saldo del debito (naturalmente anche rateizzato)
regolato dalla reale situazione reddituale del singolo, che potrebbe trattare e individuare col supporto di funzionari appositi, un piano di rientro agevolato e magari, con l’inserimento in attività del tipo “lavori socialmente utili” riuscire ad ottenere una fonte di reddito costante.
I sogni sono per definizione irreali e tali vanno valutati ma chi può negare che dai sogni si possa trarre ispirazione per una società migliore e più equa?