UN ATTO D’AMORE CHE CI FA ANCORA CREDERE NELLA GENEROSITA’ DEGLI UOMINI

DI RENATA BUONAIUTO

Da giorni leggiamo solo proclami, fortemente discutibili, di Salvini e prudenti “dissociamenti”, di Roberto Fico. Polemiche sterili e poco costruttive che stanno esasperando il paese. Osserviamo sorrisi sempre più spenti di Di Maio che in questa “giostra”, sta cominciando a perdersi e chissà forse inizia ad augurarsi di poter scendere presto e ritornare a Pomigliano d’Arco per prendere anche quella laurea, rimasta in sospeso quando il lavoro da steward lo teneva fermo e distratto dinanzi lo Stadio San Paolo.
E mentre la politica litiga sul “censimento” dei Rom, sulla nave da “crociera” Aquarius, sul reddito di cittadinanza e l’orrore dei vitalizi, c’è chi le cose le fa, senza dir nulla né aspettarsi grandi applausi.
Siamo a Vimodrone in provincia di Milano. Emilio Lentini ha 53 anni e lavora alla Enea Mattei come operaio. Nel 2016, comincia ad avvertire una strana stanchezza per un uomo ancora così giovane. Gli accertamenti danno una sentenza che interrompe la normale routine di un’intera famiglia: Leucemia mieloide acuta.
I medici sono impietosi, pochi giorni di vita se non si trova subito un donatore. Ma un pizzico di fortuna in questi casi non guasta il figlio è compatibile al 100%. Il trapianto diventa un’ancora cui aggrapparsi.
Tutto procede bene ed Emilio, pian piano riprende le forze ma, dopo un trapianto c’è ancora tanto da fare. I chemioterapici hanno sfiancato il suo corpo ed i farmaci antirigetto non sono privi di effetti collaterali. Il suo corpo adesso è come quello di un bambino appena nato, i cicli di vaccini vanno ripetuti, i muscoli vanno ritonificati, il pericolo infezioni rimane alto e riprendere una vita normale richiede ancora tanto, ma tanto tempo.
Dopo un anno la malattia pagata è finita ed Emilio si ritrova “guarito” ma senza stipendio. Sono i suoi colleghi a questo punto a prendere l’iniziativa, rinunciando a parte delle proprie ferie per donarle al 53enne ancora convalescente.
Il tam tam parte silenzioso ma corre veloce ed anche se molti non conoscono di persona Emilio Lentini, sono pronti a fare la loro parte. Rinunciare a dei giorni di riposo è poca cosa rispetto alla possibilità di mantenere intatto lo stipendio di un collega ed offrigli ancora tempo per recuperare le forze.
Sono storie belle queste, perché ci regalano ancora un po’ di fiducia e fede nella generosità dell’uomo, capace di ascoltare le richieste d’aiuto, di farle sue, di mettersi in gioco. Un uomo capace di fermarsi per dare il tempo al collega di raggiungerlo per poi proseguire insieme, ancora, quel tratto di strada, che si chiama vita.
Credo che Emilio Lentini, si sia commosso quando ha saputo dell’iniziativa che i colleghi della Enea Mattei stavano attuando ma, credo anche che i più felici siano stati proprio loro, ognuno di loro. Con un piccolo sacrificio hanno reso possibile un immenso miracolo.
Tornare a casa dopo una giornata di lavoro, sapendo che non stai soltanto lavorando per la tua famiglia ma anche per un’altra che non conosci e forse non conoscerai mai, ma che oggi andrà a tavola e domattina farà colazione anche grazie a te è una gioia enorme. Sapere che i libri di scuola, per i suoi figli, arriveranno in tempo grazie al tuo piccolo sacrificio credo ripaghi largamente i giorni di ferie cui si è rinunciato.
Le ore sono arrivate in breve tempo a 1000, la pratica per l’aspettativa, potrà aspettare.
Emilio Lentini avrà tutto il tempo per rimettersi in forma e tornare al suo posto in fabbrica, anche perché adesso dovrà ringraziare 110 colleghi, mica un lavoro da poco!