FILIPPO TORTU, IL FIGLIO DEL VENTO BRIANZOLO COI 4 MORI NEL CUORE

DI CHIARA FARIGU

E’ fiero delle sue origini sarde, ereditate dal babbo Salvino, il nuovo Mennea che ha riscritto la storia dei 100 metri  abbassanndo il record dei 10 secondi del primatista pugliese a 9”99 al meeting di Madrid. Filippo Torti, con la straordinaria impresa di ieri entra ufficialmente nella leggenda dell’atletica: è il primo italiano ed il terzo atleta bianco di sempre ad averli corsi sotto i 10 secondi, dopo il francese Christophe Lemaitre e il turco Ramil Guliyev. “E’ il sogno di un bambino che diventa realtà, è indescrivibile la mia gioia”, ha commentato Pippo, come viene affettuosamente chiamato in famiglia.

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Ancor più felice di lui, il suo coach, babbo Salvino, originario di Tempio Pausania, a sua volta velocista di un certo prestigio, che gli ha trasmesso l’amore per l’atletica e la fierezza di appartenere alla ‘madre-terra’. “Mi sento un sardo a tutti gli effetti”, ebbe a dire Pippo durante un’intervista. “Un sardo tiene sempre alla propria terra, sempre e ovunque, io non mi sono mai sentito lombardo, con grande dispiacere di mia madre che prima o poi dovrà farsene una ragione”.

Già, la mamma. Incontrata da Salvino a Roma, ai tempi dell’Università. Un amore nato tra i libri sfociato poi nel matrimonio e la decisione di mettere casa a Carate Brianza, alle porte di Milano. Nella terrazza, in vaso, alcune piante autoctone sarde, per respirare i profumi dell’isola durante tutto l’anno. I quattro mori nel Dna, come l’atletica. Una passione che ha contagiato anche il fratello Giacomo che ha disputato poche settimane fa la finale dei 100 agli Europei Under 23. Ma il cavallo di razza, in casa Tortu, è lui, Pippo che ha iniziato a praticare atletica a 8 anni, nella Polisportiva Besanese. Nel 2010 si aggiudica il titolo di ragazzo più veloce di Milano, frequentava le scuole medie, ma quella vittoria gli indica la strada: l’atletica sarà la sua ragione di vita. Allenato da papà Salvino, gli anni a venire saranno pregni di soddisfazioni per il giovane campione: vittorie su vittorie ma anche qualche inciampo. Traumatico quello delle Olimpiadi giovanili, durante le batterie dei 200 metri, quando cadde sulla linea d’arrivo, rompendosi entrambe le braccia e non potendo disputare la finale. Un infortunio che avrebbe messo ko qualsiasi sportivo. Non lui. Non Pippo Tortu che aveva un sogno da realizzare: battere il record della Freccia del Sud, il mitico Mennea. Impresa realizzata alla grande, con babbo Salvino al suo fianco, sempre. Felice oggi forse più lui.

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Guarda lontano, il velocista. Sa bene che non potrà correre sempre. Un giorno dovrà appendere le scarpette al chiodo. Lui non si farà cogliere impreparato. Tra una gara e l’altra, non disdegna gli studi. Ci pensa la mamma, a tenerlo saldamente coi piedi per terra quel figlio sospinto dal vento. E’ lei a ricordargli che farsi una cultura è di fondamentale importanza quanto e più dello sport. Così il diciannovenne dopo la maturità scientifica conseguita con 70 su 100, la matematica il suo principale spauracchio, con un occhio guarda alle prossime gare in calendario e con l’altro agli esami accademici da sostenere. Allenamenti permettendo.

Ma questo è il futuro. Il presente è adesso. E adesso il figlio del vento è lui, Pippo, con la bandiera dei 4 mori nel cuore.