MIGRANTI: ECCO PERCHÈ I NUMERI NON DICONO TUTTO

DI PAOLO DI MIZIO

Continuo a leggere articoli e post che, esponendo cifre e numeri, vorrebbero convincerci che il problema dei migranti non esiste. Le cifre vengono quasi sempre dall’ONU e dalla sue agenzie. Ma la verità è che le cifre non sono mai così neutre come si potrebbe pensare. Parlano di equazioni numeriche e non parlano di altre varianti essenziali del tessuto sociale di un paese. Se fosse solo questioni dii numeri, potremmo incaricare un matematico di risolvere il problema.

Invece il problema è sociale e politico. E a ben guardare anche i numeri sono ambigui, tanto che necessitano interpretazioni. Una pubblicazione dell’ONU, appunto, avverte che “i ricercatori inoltre mettono in guardia circa la errata rappresentazione delle stime dei migranti internazionali – ossia coloro che si muovono per ragioni economiche o per altri motivi. Tali numeri possono essere problematici perché le cifre più ampiamente citate, di fonte ONU, sono cumulative” (“Researchers also warn about misinterpreting estimates of international migrants — those who move for economic or other reasons. These numbers can be problematic because the most widely cited UN figures are cumulative.” *)

In altre parole, i numeri forniti dall’ONU cumulano insieme migranti economici a vario titolo con migranti che fuggono da guerre, persecuzioni politiche ecc. (i veri e propri rifugiati). Cioè contano insieme le pere e le mele.

Inoltre le cifre non dicono che gli africani che arrivano in Europa sui barconi non appartengono alle classi più povere dei loro Paesi, ma, come ormai sembra lampante, appartengono a quella che potremmo chiamare la piccola borghesia dei paesi africani: i veri poveri africani, infatti, non hanno i 10.000 o 15.000 o 20.000 euro necessari per il viaggio, le traversate, il pagamento ai traghettatori ecc. Fanno fatica a nutrirsi con una tazza di latte di capra al giorno e non si capisce come potrebbero possedere quei tesoretti in moneta sonante.

La cifre non dicono neppure che esiste una fiorente industria schiavistica nei nostri paesi che sfrutta la manovalanza a basso costo (per es. 2 euro all’ora per raccogliere pomodori in Campania per 10 ore al giorno) e non dicono che questo mette i migranti in competizione con le classi meno abbienti dei nostri Paesi, ossia con i poveri, con i proletari, creando così acuti conflitti sociali.

E infine le cifre non dicono che le migrazioni sono un elemento della globalizzazione e che la globalizzazione è lo strumento di un pensiero ideologico, il neo liberismo, che punta alla prevalenza delle leggi del mercato su tutte le esigenze di natura sociale e politica dei popoli e degli Stati.

Insomma, i numeri, quand’anche siano veritieri, non sono tutto, anzi sono solo una piccola parte del discorso e certamente non sono la parte più importante.

*Le frasi citate vengono da questa pubblicazione: https://www.nature.com/…/what-the-numbers-say-about-refugee…

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